Il primo era vestito elegante, un bell’uomo, poco oltre i sessant’anni, con le tre punte di un fazzoletto ornamentale che gli uscivano dal taschino della giacca, un maglione, color pavone, una camicia chiara, abbronzato, brizzolato, che diceva di se stesso: “Sono un bagnino, cioè – si correggeva – è una cosa grossa, ho trenta dipendenti, però mi piace dire che sono un bagnino”. L’altro era calvo, la faccia un po’ cicciotta, una camicia chiara e una giacca blu un po ‘ da bambino, l’altro sembrava più un bambino.

Del primo, che si chiama Marco Buticchi, avevo letto tempo fa l’inizio di un libro, me l’avevano mandato perché ero in giuria in un concorso; dei 46 libri che avevo ricevuto, quello di Buticchi era stato il primo che avevo aperto, perché c’era una fascetta che diceva Un autore da un milione di copie vendute. Io non l’avevo mai sentito nominare, ero curioso, e avevo aperto il libro e avevo letto: La morte era a un passo da lui. Quello che era stato uno degli uomini più potenti del mondo giaceva a terra, in una pozza di sangue. I suoi arti minuti erano coperti di ecchimosi. Il volto tumefatto dalle percosse poggiava sul duro cemento. Un rivolo di sangue misto a bava gli colava dalla bocca. Oswald era nudo all’interno della cella. Il suo corpo rattrappito assomigliava a quello indifeso di un bambino vittima delle peggiori sevizie. E avevo chiuso il libro e avevo pensato: “Ah, ecco, assomigliava al corpo rattrappito di un bambino vittima delle peggiori sevizie. Quante volte mi è successo di vedere il corpo rattrappito di un bambino vittima delle peggiori sevizie – avevo pensato – un sacco di volte”.

L’altro, quello con la faccia cicciotta, io ero convinto che fosse il fratello di Al Bano, invece ho scoperto di no. Si chiama Donato Carrisi, è pugliese, e qualcuno mi ha detto che era il fratello di Al Bano, invece è un po’ troppo giovane, ha 38 anni, è un criminologo e uno sceneggiatore, e a un certo punto ha dato le dimissioni dal suo mestiere di sceneggiatore per far lo scrittore, doveva scrivere un libro che si chiama Il suggeritore che poi è stato pubblicato e ha venduto 250. 000 copie e loro son qui a Bologna per parlare di letteratura e per spiegare come nascono i libri.

Buticchi dice che, per lui, è un po’ la sindrome di Stendhal: “Sapete quando vedete una cosa – dice – che vi piace moltissimo, la volete rubare, come Picasso quando han rubato la Gioconda che han dato la colpa a lui e lui ha detto che era così bella che l’avrebbe magari rubata anche lui, ecco, io una volta ho visto un candelabro a sette braccia e ho scritto Menorah. A me la sindrome di Stendhal sembrava un’altra cosa, ma ho pensato “Vabbè, andiamo avanti”. Carrisi dice che lui, siccome faceva lo sceneggiatore, ha una scrittura molto cinematografica, i suoi libri gli dicono tutti che sembrano dei film, recentemente un ragazzo gli ha detto che i suoi libri sembrano dei film in 3D.

E Buticchi dice: “Provate a sentire”, e legge un passo dell’ultimo libro di Carrisi dove viene descritta una stanza, e c’è una libreria, e Buticchi dice “Li vedete i libri?”, e poi c’è della gommapane, e il protagonista sente l’odore della gommapane e Buticchi dice “Lo sentite l’odore? Vedete che è proprio vero, son in 3D!”. Io i libri, a dire il vero, non li avevo visti, e l’odore, non l’avevo sentito, e tra l’altro mi sembrava che sentire l’odore non fosse il 3D, ma l’odorama, però ho pensato “Va be’, andiamo avanti”.

Dopo Carrisi ha detto che lui prende molto dei personaggi che descrive, e che quando è tornato in Puglia, dopo aver scritto Il suggeritore, lui ha capito che il romanzo l’aveva scritto bene perché i suoi genitori, suoi di Carrisi, di notte si son chiusi in camera perché avevan paura di lui. Dopo hanno detto un sacco di altre cose, han parlato di Sindona, del Papa, di Torquemada, dell’Iraq, del petrolio, dei serial killer, di Gelli, di Peron, di un cimitero di Milano, dell’oro dei nazisti dentro dei vasi da fiori, tutte cose che io non ho capito molto bene, che ogni volta che finivano un discorso io pensavo “Va be’, andiamo avanti”, e dopo alla fine, quando è finito, sono andato a prendere il libro di Carrisi Il suggeritore, l’ho aperto e ho letto:

La grande falena lo portava muovendosi a memoria nella notte. Librava le sue ali polverose, schivando l’agguato delle montagne quiete come giganti addormentati spalla a spalla. Sopra di loro, un cielo di velluto. Sotto, il bosco. Fittissimo. Il pilota si voltò verso il passeggero e indicò davanti a sé un enorme buco bianco al suolo, simile alla gola illuminata di un vulcano
. E io ho chiuso il libro e ho pensato: “Ah, ecco, erano quiete come giganti addormentati spalla a spalla. Quante volte mi è successo di vedere giganti addormentati spalla a spalla? E la gola illuminata di un vulcano? Un sacco di volte”.

Recensione dell’incontro: “Due grandi autori italiani si raccontano – Marco Buticchi e Donato Carrisi”, avvenuto a Bologna, libreria Coop Ambasciatori.

Il Fatto Quotidiano, 25 novembre 2011