“La verità è cosa popolare, forse plebea, manda cattivo odore, sta agli antipodi delle buone maniere ed è diametralmente opposta al tono della buona società”. Così scriveva, nei suoi Pamphlets, Paul-Louis Courier, grande grecista, brillante polemista settecentesco e fustigatore di etichette e riti di corte.

Sebbene sia certo di incorrere nella generale disapprovazione, credo che sia un bene spendere qualche parola di verità per la gravità del momento: il costituendo governo Monti rappresenta l’ennesima anomalia della ormai malata, o forse sarebbe meglio dire moribonda, democrazia italiana.

Ricapitoliamo in breve. Nei mesi scorsi si è invocato un cambio di governo (a guida Monti) o elezioni anticipate per varare le misure chieste dalla Bce, perché – si diceva – il governo Berlusconi debole e delegittimato non era in grado di assicurare il raggiungimento degli obiettivi. Poi, improvvisamente, scatta l’accelerazione della crisi politica, si aggrava per l’effetto di chiare manovre speculative (sarebbe interessante capirne di più su protagonisti e ispiratori) e si costringe Berlusconi a rompere ogni indugio assicurando l’approvazione di quelle misure entro questa settimana per poi rassegnare le dimissioni e andare al voto in tempi rapidissimi.

Così sembrava in un normale, per quanto grave, quadro politico, e ciò appariva condiviso da quasi tutte le forze politiche in parlamento. Ma ieri l’ennesima furibonda manovra speculativa come una gragnuola di colpi cadeva sull’Italia e mutava lo stato delle cose: e così dal Quirinale inaspettatamente giungeva la nomina di Mario Monti come senatore a vita e subito l’intenzione di incaricarlo come capo di governo.

Bene! Ma per fare cosa? Se la Bce ha visto accolte da Berlusconi le indicazioni che bisogno c’è adesso del governo Monti? Che bisogno c’è di mantenere in vita il peggior parlamento della storia repubblicana? Che bisogno c’è, in un momento di acutissima crisi politica, economica e morale, far considerare dall’opinione pubblica quelle decine di parlamentari con seri problemi giudiziari dei “salvatori della patria”? Cosa c’entrano, ad esempio, Dell’Utri, Romano e Scilipoti con il tentativo di salvataggio e di riscatto dell’Italia? Cosa sarebbe mai successo di tanto più grave se si fosse andati a elezioni a gennaio nella speranza democratica di rinnovare le istituzioni, ridando ad esse dignità? A tutte queste domande dovrebbe e saprebbe ben rispondere il Presidente della Repubblica, ma non può, perché dovrebbe ammettere che quando c’è una crisi del genere la parola torna ai cittadini; ma soprattutto dovrebbe ammettere la sostanza delle cose e per farlo dovrebbe abbracciare quella maleodorante verità di cui si diceva all’inizio…

Allora è bene dire che per paradosso ciò che accadrà con il costituendo governo sarà peggio di ciò che ci riserveranno gli ultimi scampoli del governo berlusconi, cioè l’approvazione di un piano di riforme aggressive“, per dirla con Obama. Accadrà che tre giorni dopo l’insediamento si dirà che l’Italia ha fatto bene ma che non è ancora sufficiente, che bisognerà compiere ulteriori sacrifici. Accadrà che ancora di più diritti e servizi verranno tolti; che licenziare sarà sempre più facile e strumento dell’arbitrio assoluto dei padroni; accadrà che le pensioni verranno scippate e che borse di studio per i meritevoli ma privi di mezzi economici non ci saranno più – pazienza, per quei ragazzi, ancora qualche sacrificio.

Accadrà che liberalizzazioni e privatizzazioni che pensavamo di aver arrestato con i referendum del giugno scorso (appena qualche mese fa, eh?) riprenderanno con virulenza e profondità; accadrà che l’intero patrimonio immobiliare, storico, artistico, archeologico, paesaggistico verrà privatizzato, cioè svenduto a poche, le solite, facoltosissime famiglie e consorterie del più arcaico, provinciale e ignorante sistema capitalistico occidentale. Accadrà che i ricchi e i potenti saranno ancora più ricchi e potenti, mentre i deboli e i bisognosi ancora più deboli e bisognosi. Accadrà…, no sta già accadendo che questa, sin dalle origini, claudicante democrazia di un Occidente declinante venga espropriata definitivamente dai banchieri, sì da padroni e banchieri nel nome dell’emergenza, soprattutto grazie a un popolo inerte e cieco, che ignaro come un toro corre felice e mugghiante verso chi lo macellerà.

Le elezioni, come i referendum, invece avrebbero potuto indicare una volontà popolare e sovrana verso altre e più eque ricette economiche. Ma questo rischio non si poteva certo far correre a padroni e banchieri, e dunque subito via libera al governo Monti sino al 2013, nel nome dell’emergenza, della concordia e della salvezza della patria!

Auguriamo al presidente Giorgio Napolitano che possa sentirsi in pace con la coscienza e finire in fretta l’ultimo anno di un indimenticabile settennato.

Ps 1. Per favore, chi non è d’accordo mi risparmi la storiella della legge elettorale: è dal 1994 che in Italia non ci sono le preferenze e i candidati nei collegi con il Mattarellum erano scelti sempre e soltanto dai 4 segretari di partito. Ed è con il Mattarellum che Berlusconi segna la sua ascesa al potere.

Ps 2. Spero di non essere frainteso almeno su un punto principale: sebbene le indiscrezioni sul toto-ministri circa la presenza di esponenti Pdl di incrollabile fede berlusconiana non rassicurino affatto sulla neutralità del governo Monti, sono felicissimo che Silvio Berlusconi non sia più presidente del consiglio dei ministri.