Libri, penne e documenti in un cassetto, anzi in uno scatolone. E’ l’imperativo che regna negli uffici dei ministeri a Roma, mentre i titolari dei dicasteri continuano a programmare le attività fino all’ultimo: “Anche questa mattina riunione alle nove del mattino, come sempre in questi tre anni e mezzo – dicono dal ministero della Pubblica Amministrazione – e Brunetta ha definito il briefing, l’ultimo della settimana”. Intanto  a  Palazzo Baracchini, sede del ministero della Difesa, è iniziato il trasferimento di libri, discorsi e oggetti personali del ministro Ignazio La Russa e del suo staff. Stesso discorso al Viminale, dove le attività sono partite già ieri: documenti personali, volumi, ricordi di tre anni e mezzo di governo seguiranno il ministro dell’Interno Roberto Maroni e il suo entourage. Le attività di trasloco sono iniziate anche nei ministeri senza portafoglio: scatoloni sia nelle stanze negli uffici delle Pari Opporunità che in quelle del ministero della Gioventù.

Più lenti i lavori nelle stanze del ministero dell’Istruzione. Al dicastero di Viale Trastevere il clima è tranquillo, anche se è già arrivata l’indicazione di smobilitare o di preparare i “bagagli”. Imballaggi in stand-by invece al ministero della Giustizia: i pacchi non sono stati ancora preparati “e del resto -spiegano a via Arenula- non ci sarebbero neanche molte cose da portare via, considerando che il ministro Francesco Nitto Palma guida il dicastero da poche settimane”. Il Guardasigilli, in uno scatto di orgoglio, ssmentisce i suoi e dice: “Con riferimento a talune agenzie di stampa, mi preme assicurare che gli scatoloni contenenti le poche cose di mia antica proprietà sono già pronti ed entro domenica raggiungeranno la mia abitazione. Non sono mai rimasto un minuto di più negli uffici da cui mi sono allontanato”. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti invece non ha alcune fretta: in via XX Settembre gli scatoloni non sono stati ancora preparati “ma da questa mattina è iniziata l’opera di classificazione del materiale”, assicurano dal ministero. Mentre nella Capitale impazza il toto-ministri, bisogna fare spazio ai nuovi che verranno. E chissà se saranno davvero nuovi.