La sede Mediaset di Cologno Monzese

Avevano messo in piedi una rete di spaccio “conclamata e ripetuta nel tempo” all’interno del luogo di lavoro. Quantità di coca e hashish non enormi, ma comunque consistenti. Per questo motivo, i carabinieri del nucleo investigativo di Milano hanno arrestato tre dipendenti Mediaset, accusati a vario titolo di concorso nella detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti (ma non di associazione a delinquere). Secondo l’accusa, Domenico Molle, Damiano Foschi e Nicolò Ghinzani – tutti tecnici dell’azienda della famiglia Berlusconi – vendevano droga all’interno delle sedi del Biscione di Cologno Monzese e di Segrate. I primi due sono destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, mentre Ghinzani è stato arrestato in flagranza perché trovato in possesso di 60 grammi di hashish. Nell’ordinanza anche i nomi di due ‘montatori’, ritenuti acquirenti della sostanza stupefacente e quindi non indagati.

Domenico Molle, 42 anni, fu arrestato nel ’98 sempre per reati di droga, mentre gli altri due addetti al montaggio finiti in manette sono incensurati e hanno rispettivamente 33 e 28 anni. I tre, secondo la ricostruzione degli inquirenti, si rifornivano di cocaina e hashish dagli altri arrestati – in buona parte pregiudicati – e li rivendevano ai loro colleghi, scambiandosi droga e denaro dentro e fuori gli studi. Comperavano hashish e cocaina almeno tre volte la settimana per un totale di un etto di stupefacenti al mese. Luoghi dell’acquisto Sesto San Giovanni, Segrate e Cologno Monzese, dove risiedono quasi tutti gli arrestati.

“Si trattava di una rete di spaccio al minuto: gli arrestati si procuravano la droga all’esterno, cocaina e hashish, per poi spacciarla anche all’interno degli uffici Mediaset”, ha spiegato Antonino Bolognani, comandante dei carabinieri che hanno eseguito l’ordinanza firmata dal gip D’Arcangelo nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal pm Antonio Sangermano. L’arresto dei tre dipendenti Mediaset fa parte di un’operazione più grande, che ha portato all’emissione complessiva di 12 ordini di arresto per spaccio di droga. Secondo quanto confermato dagli inquirenti, l’azienda sarebbe totalmente estranea alla vicenda, tanto da essere parte lesa nel procedimento giudiziario a carico dei tre tecnici.

L’indagine, inoltre, ha anche ramificazioni al di fuori dai confini italiani ed è per questo motivo che a chiedere le undici ordinanze, emesse dal gip D’Arcangelo, è stato il pm Antonio Sangermano che fa parte della Dda (Direzione distrettuale antimafia), lo stesso che si occupa del caso Ruby. In precedenza, nell’ambito della stessa inchiesta, erano già stati arrestati altri otto spacciatori. Per eseguire le undici ordinanze di custodia cautelare, in cui si parla di 119 episodi di spaccio, sono stati impiegati circa 200 carabinieri che hanno anche eseguito numerose perquisizioni. E’ stata nel corso di queste che 60 grammi di hashish sono stati trovati in possesso di uno dei tre montatori che non era destinatario di un’ordinanza cautelare.