Per Julian Assange l’estradizione in Svezia è ormai a un passo. L’Alta Corte di Londra ha respinto il suo ricorso, confermando la sentenza con cui a febbraio il tribunale di Belmarsh aveva autorizzato la consegna del fondatore di Wikileaks al Paese scandinavo che lo accusa di violenza sessuale.

La sentenza potrebbe non essere ancora definitiva e Assange ha fatto sapere che si consulterà con i suoi avvocati “per decidere i prossimi passi”. Il fondatore di Wikileaks, che resta in libertà vigilata, ha 14 giorni di tempo per presentare appello alla Corte Suprema, il massimo organo giudiziario britannico, ma dovrà dimostrare all’Alta Corte che il ricorso verte su un punto di diritto di “interesse pubblico generale”. Se ci riuscirà, è verosimile che rimanga in libertà vigilata in Gran Bretagna fino all’udienza davanti alla Corte Suprema che probabilmente non si terrebbe prima del prossimo anno.

Se non sarà accolta la richiesta di appello, scatterà invece l’estradizione da eseguire entro 10 giorni. In ogni caso, l’estradizione non avverrebbe prima del 26 novembre. Il quarantenne australiano, il cui sito web ha pubblicato migliaia di documenti riservati della diplomazia Usa creando grave imbarazzo nelle cancellerie di mezzo pianeta, in Svezia è stato denunciato da due donne per violenza sessuale. Accuse che lui ha sempre respinto, sostenendo di essere vittima di una macchinazione politica.

I giudici hanno stabilito che l’emissione del mandato d’arresto e il successivo procedimento sono stati “proporzionati” e hanno respinto la tesi che il mandato d’arresto non fosse valido e la descrizione dei reati ingiusta e imprecisa. Indosso un impeccabile abito blue-navy, al bavero il papavero rosso che ricorda i caduti britannici, Assange ha ascoltato impassibile la sentenza. Prima del ricorso all’Alta Corte, aveva cambiato il team legale, adottando una strategia difensiva meno aggressiva, ma non è bastato. Ad accogliere Assange in tribunale, una folla di sostenitori, che lo avevano applaudito al passaggio e hanno poi inveito alla lettura della sentenza. Affissa alla ringhiera di ferro della corte, uno striscione con su scritto “Assange libero, Manning libero, basta guerre”.

Bladley Manning è il giovane soldato americano accusato di aver fatto filtrare le migliaia di documenti riservati all’australano; e che da mesi langue in una prigione statunitense. La settimana scorsa Wikileaks ha annunciato la sospensione temporanea della pubblicazione dei cablo segreti a causa della grave mancanza di fondi che potrebbe costringerlo a chiudere entro fine anno. Il sito ha perduto negli ultimi mesi il 95% delle sue entrate a causa del blocco finanziario operato da istituti bancari.