Napoli – “Meglio avere due ricche pensioni che una sola povera pensione” diceva un dimenticato spot di una assicurazione privata. Trentuno politici campani annuiscono, in cuor loro. Sono i fortunati che stanno cumulando la pensione parlamentare con il vitalizio di ex consigliere o assessore regionale. E continueranno a farlo, perché il provvedimento di abrogazione dei vitalizi regionali, annunciato qualche giorno fa dal presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, non ha valore retroattivo. I diritti acquisiti non si toccano. Chi ha fatto l’ambo, continuerà a goderselo. Una supercasta di signori e signore che hanno conquistato una serenissima vecchiaia alle spalle dei disastrati conti pubblici, grazie a pochi anni trascorsi tra gli scranni del Parlamento e quelli della Regione Campania.

A cominciare dall’ex Governatore Antonio Bassolino. Con tre mandati regionali (due da presidente Ds-Pd dal 2000 al 2010 e uno, lontanissimo, da consigliere Pci negli anni ’70) e sei anni nella Camera della Deputati, dal 1987 al 1993, fino alla sua elezione a sindaco di Napoli, l’ex comunista che denunciava gli scandali e le malversazioni della Dc a Napoli è diventato un pluripensionato della politica. Come il suo acerrimo ‘nemico’ Alfredo Vito, un ex politico Dc spesso nel mirino degli strali di Bassolino, che dopo alcuni mandati in consiglio regionale divenne deputato nel 1987, fece il botto di 105mila preferenze uniche nelle politiche del 1992 e poi finì mani e piedi nella Tangentopoli napoletana. Vito patteggiò decine di episodi di corruzione, restituì 5 miliardi di tangenti e spergiurò il suo definitivo ritiro dalla politica. Ma nel 2001 cambiò idea e tornò in Parlamento grazie a Forza Italia. Antonio Bassolino e Alfredo Vito, i due opposti accumunati dalla stessa sorte previdenziale.

Non sono gli unici. Nell’elenco dei pluripensionati da diverse migliaia di euro al mese spuntano nomi che hanno fatto la storia della Prima Repubblica. Ci sono l’ex ministro Dc dell’Interno ed ex vice presidente del Csm, Nicola Mancino, e l’ex ministro Psi delle Aree Urbane Carmelo Conte. Ci sono l’ex parlamentare Dc Ugo Grippo e l’ex sottosegretario Psi di un governo Amato, Felice Iossa. Ed ancora: l’ex consulente economico di Bassolino e sottosegretario del primo governo Prodi, Isaia Sales, l’ex parlamentare comunista Giovanni Russo Spena, gli ex parlamentari Pci e Pds Aldo Cennamo ed Abdon Alinovi, l’ex parlamentare socialista Francesco ‘Ciccio’ Barra, l’ex governatore in quota An Antonio Rastrelli, l’ex deputato aennino Sergio Cola.

Grazie a vecchie e generose leggi, gli ex parlamentari eletti prima del 1996 hanno potuto in qualche caso maturare il diritto alla pensione prima dei 60 anni, mentre gli ex consiglieri regionali iniziano a intascarla già a 55 anni. A questo aggiungiamo una leggina regionale che ha equiparato gli ex assessori di Bassolino agli ex consiglieri, infoltendo così l’elenco complessivo degli aventi diritto al vitalizio regionale. Un elenco lievitato fino a 294 nomi, come ha rivelato una documentata inchiesta in più puntate di Gimmo Cuomo del Corriere del Mezzogiorno, che ha preso il là da un articolo sul Corriere della Sera di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo sul ‘cumulo’ in Campania dell’indennità parlamentare con la pensione regionale di cui godono otto politici.

Almeno quest’ultimo privilegio è stato cancellato pochi giorni fa. O meglio, è stato “sospeso”. Al termine della legislatura, infatti, anche i deputati e senatori campani riotterranno il loro vitalizio regionale e lo sommeranno a quello di parlamentari. Olè. Accade in Campania, dove a breve la giunta regionale lieviterà da 12 a 14 assessori. Si attende solo la ratifica del secondo passaggio in aula di una modifica statutaria già approvata in prima battuta ad agosto. Il governatore Stefano Caldoro giura che l’incremento avverrà a costo zero. Impossibile, secondo uno studio del gruppo regionale di Idv presieduto da Nicola Marrazzo, che tra spese di segreteria, auto blu e funzionamento dei due nuovi assessorati calcola l’incremento dei costi in oltre un milione di euro l’anno. Tanto paghiamo noi.