In galera per 8mila euro e un iPad, almeno da quanto emerge finora dall’inchiesta della Guardia di Finanza di Parma ‘Easy money’, che ha portato all’arresto dell’assessore alle politiche scolastiche Giovanni Paolo Bernini, del suo stretto collaboratore Paolo Signorini e di due imprenditori locali, Mauro Tarana (della cooperativa Copra) e Antonio Martelli, titolare di un’azienda di costruzioni. Poche briciole la somma intascata dall’assessore, già assistente del ministro alle infrastrutture Pietro Lunardi, ma che dimostrano quanto sia diffusa la corruzione a Parma, come tra l’altro aveva già affermato in un’intervista il procuratore Gerardo Laguardia.

Gli arrestati avevano architettato un sistema di corruzione e concussione per la gestione degli appalti del servizio delle mense scolastiche, di ristoranti pubblici (nello specifico del ristorante costruito al quarto piano del Duc, sede comunale) e per la realizzazione di scuole ed asili (Martelli ha seguito la realizzazione dell’asilo Mary Poppins). Il tutto è emerso dalla denuncia presentata alla Procura della Repubblica da alcuni cittadini e dall’azienda Camst, che insieme alla Copra gestiva le mense scolastiche, dopo che Bernini avrebbe chiesto loro dei soldi per la proroga del servizio mense scolastico.

Proroga che è avvenuta e che ha portato nelle tasche dell’assessore una cifra di 8mila euro da parte di Copra, rappresentata da Mauro Tarana, attraverso una finta sponsorizzazione a una piccola società sportiva. Il procedimento è semplice: l’azienda ha versato alla società sportiva 16mila euro, ma il 50% è andato a Bernini. O meglio, a Paolo Signorini, braccio destro dell’amministratore tutto fare e già coordinatore del Pdl, che si è preoccupato di portare i soldi e di trattenere la somma dovuta.

“Probabilmente la società sportiva non si è nemmeno domandata a cosa fosse dovuto quel pagamento – spiega il comandante della Guardia di Finanza di Parma, Guido Maria Geremia – Perché purtroppo è prassi per le piccole società che ricevono sponsorizzazioni e basano la loro attività sulla solidarietà delle persone sottostare a questi meccanismi di malaffare: ricevono una somma, ma ne restituiscono la metà. Non si tratta di un reato penale, ma fiscale per cui la società sarà chiamata a rispondere”.

Un sistema che è proseguito anche per la gara di appalto per il servizio di ristorazione per il ristorante che si sta costruendo al Duc, sede degli uffici comunali in via Mentana: “In questo caso l’assessore ha controllato tutta la gara, che si svolgeva tra la Camst e la Copra, fecendo varie pressioni – commenta il Procuratore Laguardia -. Ovviamente la ‘favorita’ era la Copra, al punto che dopo essersi accorto che l’azienda nell’offerta aveva fatto un errore (era richiesto il servizio al tavolo e non il self service), Bernini ha rimandato l’offerta alla Copra perché la modificasse. Un gesto che è valso a poco, perché la correzione all’errore è stata effettuata solo dopo l’apertura delle buste e del conseguente affido del servizio alla Camst”.

Ma gli episodi di corruzione e concussione non si fermano qui. Significativo è anche quanto successo con l’imprenditore Martelli, costruttore dell’asilo Mary Poppins. Bernini infatti avrebbe favorito l’arrivo di permessi e cambio di destinazione d’uso dell’area di via Emilia Est dove sorge l’asilo, in cambio di vari favori. Tra questi, è provato il ‘regalo’ di un I-pad, già sequestrato dalle Fiamme gialle, e altri benefit in fase di accertamento. Attraverso le intercettazioni telefoniche, comunque, sono emersi anche altri spiacevoli episodi, che porteranno ad altre accuse a carico di Bernini: si va dall’assunzione di un’amica attraverso un’azienda che lavora per il Comune al tentativo di far annullare 90 sanzioni per infrazioni stradali a carico di un suo parente.

Un giro di corruzione, favoritismi e appalti truccati che vedeva Bernini come testa e Signorini come braccio operativo, a volte maltrattato dallo stesso assessore, che come dimostrano le loro conversazioni lo trattava come un tiranno fa con il proprio aiutante meno sveglio. “Allora arrivano i soldi? – continuava a pressarlo Bernini, con telefonate e sms costanti – Sono disperato, Paolo aiutami, agisci, fa qualcosa. E’ un mese che portiamo avanti questa storia”. E ancora: “Guarda che mi incazzo. Arriva il bonifico?”.

Una pressione che Signorini tollerava a malapena e sfogava con Tanara: “Non so più cosa raccontargli, non ce la faccio più. Non hai ancora saldato tutto?”. O ancora, i due parlavano proprio di conti al telefono: (Bernini) “Mi ne sono arrivati 2mila ma dovevano essere 2mila e 5″.”Come? Dovrebbero essere 2,5 mi sono sbagliato a fare i conti?”. E dopo un rumore di calcolatrice: “Si assessore ha ragione, c’è stato un errore>.

L’inchiesta ‘Easy money’ è stata aperta a febbraio e chiusa l’altro giorno. In tutto questo periodo, soprattutto dopo lo scandalo sollevato dall’altra inchiesta che ha portato a 11 arresti per corruzione, ‘Green money’, Bernini, Signorini e gli altri non hanno minimante dato arresto alla loro spregiudicatezza telefonica. L’unico piccolo accorgimento è stato chiamare in codice il denaro ‘conferenza stampa’. Un linguaggio ‘criptato’ alla buona e che ha causato problemi di incomprensione tra gli stessi Bernini e Signorini: “Guarda che lunedì voglio fare la conferenza stampa”, “Come assessore, una conferenza stampa? Non mi risulta. Chiamo l’ufficio stampa?” “Ma no, sconvoca, non hai capito niente… La ‘conferenza stampa’…”, “Ah, ok…. Eh mi hanno detto che la conferenza stampa sarà ritardata”, “Come, ancora? Guarda che cambio ufficio stampa!”.

Ora, Giovanni Paolo Bernini è rinchiuso nel carcere di Forlì, Paolo Signorini in quello di Rimini e Mauro Tarana a Bologna, mentre Antonio Martelli è ai domiciliari. Su tutti pesa l’accusa di corruzione, si Bernini e Signorini anche quella di concussione. Gli arresti sono stati autorizzati dal Giudice per le indagini preliminari Maria Cristina Sarli. “L’aspetto più grave è che si lucri anche sulle mense per i bambini – commenta a caldo il procuratore Laguardia – su scuole materne ed elementari. Gli arresti riaprono il capitolo della responsabilità dei partiti che scelgono gli uomini con cui farsi rappresentare nelle istituzioni. Bernini è già stato noto alle forze dell’ordine e alla cronaca per le sue frequentazioni ‘particolari’: era il ’97 quando con l’ex assessore Stocchi, condannato per corruzione concussione, incontrò il boss mafioso Zagaria. Le indagini le portò avanti la magistratura di Napoli e non portarono a nessuna condanna per Bernini, ma queste sue frequentazioni dovevano quantomeno far sorgere qualche dubbio”.