Francesco Maria Piscicelli non era l’unico a “gioire” per il terremoto che all’alba del 9 aprile 2009 ha devastato L’Aquila. Mentre “lo sciacallo”,  al telefono con il cognato Pierfrancesco Gagliardi, alle 3.32 di mattina “rideva nel letto” per le opportunità di guadagno che sarebbero derivate dalla gestione dell’emergenza, Gianpaolo Tarantini vedeva nella tragedia abruzzese l’occasione per far sbloccare gli interessi (suoi e del comitato d’affari da lui creato) in ballo con Finmeccanica. Il mezzo è sempre il telefono, la cronologia l’unica differenza sostanziale. E’ il 6 maggio, infatti, quando il faccendiere barese chiama Domenico Lunanuova, dirigente del colosso statale. L’argomento? Il dramma avvenuto un mese prima in Abruzzo potrebbe far accelerare l’iter di un’appalto su cui il comitato d’affari pugliese punta tantissimo: la modernizzazione di Isoradio.

“Diciamo una cosa mo vabbè… diciamo che siamo pure fortunati sui tempi, perché in linea di massima domani quello dovrebbe firmare no?” dice Tarantini. Lunanuova risponde, ma smorza i toni trionfalistici di Gianpi: “No, domani pomeriggio, speriamo… però è una conquista che sono riuscito a fare io senza l’aiuto di nessuno, no? Ma per culo, per culo tra virgolette perché là è successo il terremoto e hanno bisogno di questa cosa”.

L’affare è grosso, la procedura per averlo molto complicata. Con il sisma, però, arrivano a pioggia milioni di euro. Tarantini fiuta la preda, anche perché il manager di Finmeccanica Salvatore “Rino” Metrangolo lo ha avvisato che l’intero progetto Isoradio sta per partire. Gianpi si affretta per comprendere come fare a metterci le mani addosso. L’asso nella manica è sempre lo stesso: Silvio Berlusconi. E infatti si fa aiutare dal Cavaliere, che deve intercedere per far incontrare l’amministratore delegato di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini con Enrico Intini, sodale di Gianpi nel comitato in salsa pugliese. L’incontro avviene, ma è un autogol, perché la Protezione civile vuole dare via libera al progetto Isoradio solo per l’Abruzzo e non per tutto il territorio nazionale, come invece sperava il faccendiere barese e i suoi compagni di speculazione.

Alla fine, l’affare da cento milioni di euro (50 secretati e l’altrà metà per Isoradio) non verrà mai concluso.