Accusato dai leghisti di essere un Imam, ma molto amato dai fedeli milanesi, Dionigi Tettamanzi ha lasciato il segno nella capitale lombarda e a pochi giorni dalla fine del suo mandato, traccia un bilancio dei nove anni passati alla guida della diocesi meneghina. Lo fa in un’intervista a Famiglia Cristiana in cui descrive Milano a 360 gradi, partendo dalle criticità: “Gli anni della cosiddetta Tangentopoli pare che qui non abbiano insegnato nulla, visto che purtroppo la questione morale è sempre d’attualità”. Non c’è un chiaro riferimento al caso Penati, anche se la domanda viene posta, e il cardinale generalizza: “Ogni giorno, leggendo i giornali, si è portati a pensare che si stia sprofondando sempre più in basso. L’immoralità è dilagante, a tutti i livelli della società, e pare che al peggio non ci sia più limite, che la catastrofe sia alle porte. Molti sono corrotti, ma non mancano gli amministratori onesti. Penso ai tanti sindaci, amministratori locali, consiglieri provinciali o regionali, parlamentari che incontro e che mi testimoniano la loro passione per il bene comune, quasi consumati dalla voglia sincera di servire e migliorare il proprio Comune, il territorio, il Paese”. Un richiamo alla moralità era arrivato anche in occasione del caso Ruby: all’inizio dell’anno, incontrando i giornalisti, Tettamanzi aveva invitato chi guida il paese a dare l’esempio, sia in ambito pubblico che privato.

Il responsabile della diocesi milanese è tornato anche su uno dei temi che hanno caratterizzato il suo mandato: la moschea. L’apertura del cardinale, poi appoggiata dalla Cei, aveva attirato pesanti critiche del Carroccio e del quotidiano La Padania. “All’immigrazione Milano deve non poco della sua fortuna – ricorda Tettamanzi- questa città è frutto di ripetuti e successivi processi di integrazione. E’ una memoria da recuperare”. Analizzando le diverse urgenze sociali del nostro paese, il cardinale identifica nei giovani la fascia più debole: “Chi governa dovrebbe avere il coraggio e la determinazione di impostare le manovre economiche assicurando una vera speranza ai giovani, all’infanzia, alla scuola”. Un’indicazione chiara al governo, che in questi giorni sta riscrivendo l’ennesima manovra.

Un aiuto concreto verso la città che l’ha ospitato per nove anni è arrivato dal Fondo Famiglia Lavoro, ideato dal cardinale due anni fa e che finora ha raccolto circa 12,5 milioni di euro. Ma non basta: “Tanta solidarietà si è attivata, spesso anche da dove non ci si aspettava. Quella che non vedo ancora compiuta è la conversione degli “stili di vita”, che devono essere fortemente segnati dalla sobrietà e dall’essenzialità”. Oggi arriva anche l’annuncio di una donazione importante, quella della sua biblioteca personale composta da oltre novemila volumi che entreranno a far parte del patrimonio delle biblioteche civiche milanesi. Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ringrazia: “La donazione da parte del cardinale Tettamanzi è per Milano un dono prezioso che ci riempie di gioia, orgoglio e commozione. E’ un segno di grande affetto e amore verso la città di Milano, verso i milanesi e verso chi vive, lavora e studia nella nostra città”.

In programma giovedì sera la messa di saluto solenne a Tettamanzi, mentre l’insediamento vero e proprio del successore Angelo Scola, avverrà il 25 settembre con l’ingresso in Duomo e la celebrazione della prima liturgia. (Per un ritratto del nuovo arcivescolo clicca qui).