Nuovo stop alla costruzione dell’inceneritore di Parma, fermo dal 1 luglio per abuso edilizio. In attesa che il Tar si esprima a metà settembre sul ricorso presentato da Iren Spa, è sempre più muro contro muro tra Comune e Provincia di Parma. Dopo la prima ordinanza di fermo ai lavori emessa oramai due mesi fa a seguito di un esposto di cittadini, l’amministrazione comunale ha emesso una nuova ordinanza. Un provvedimento che rafforza la sua posizione nei confronti sia della Provincia che della Regione che invece continuano a difendere la costruzione dell’inceneritore. Firmata il 22 agosto, nell’ordinanza, vengono aggiunti altri elementi, che di fatto rafforzano l’azione del primo stop. La sospensiva evidenzia diversi passaggi che per i Comitati Gestione Rifiuti di Parma  “provocano forti dubbi sulla corretta prassi seguita del progetto del forno, approvato a fine 2008 dalla Provincia”.

Inoltre si evidenza l’affidamento dei lavori in esclusiva ad Iren, quando, trattandosi di un servizio pubblico, sarebbe stato necessario mettere tutto a gara, per far vincere le migliori soluzioni, anche e soprattutto a livello economico. In questo modo secondo i legali ci sarebbe una evidente violazione al codice dei contratti pubblici in vigore già dal 2006.

Nell’ordinanza si ricorda poi che lo stesso tema dell’affido in esclusiva a Iren della gestione dell’inceneritore è oggetto del procedimento di infrazione aperto dalla Commissione  Europea. Nell’ordinanza comunale si ricorda inoltre che l’abuso edilizio, di fatto è ammesso dalla stessa multiutility, che in fase di memoria difensiva afferma che la VIA (la Valutazione di Impatto Ambientale che diede il “la” al progetto) “non ha valore di permesso di costruire”, richiesta che solo il proprietario può fare. Nella delibera di stop del 22 agosto si ricorda poi del fatto che la Procura della Repubblica ha aperto un fascilo su tutta la vicenda dell’inceneritore. Viene inoltre fatto accenno al parere espresso lo scorso 1 luglio dalla Regione Emilia Romagna che per i Comitati “non ha fatto luce sulla non necessità del permesso a costruire, che non è considerato un atto puramente formale, ma consente all’amministrazione locale di verificare nel merito la congruità del progetto e la rispondenza dello stesso alle normative”. Quella stessa Regione Emilia Romagna, che tramite l’assemblea legislativa qualche settimana dopo ha bocciato la risoluzione dei due consiglieri del Movimento 5 Stelle Giovanni Favia ed Andrea Defranceschi per portare avanti le alternative alla costruzione dell’inceneritore.

In attesa dal pronunciamento del Tar la posizione del Comune di Parma mette forti dubbi su tutto l’iter progettuale. Sullo sfondo c’è poi uno scontro politico. Strenui difensori del progetto del contestato progetto di costruzione del nuovo inceneritore (sarebbe il nono in Regione) sono il centrosinistra che governa sia la Provincia con il presidente Bernazzoli (Pd) che la Regione Emilia Romagna governata da Errani. Mentre il Comune che da due mesi si trova nella bufera per gli scandali tangenti ora fa marcia indietro sul progetto a fronte di esposti, indagini della Procura e della Commissione Europea e questo abuso edilizio.

Ricordiamo che l’appalto da 42,5 milioni di euro per la costruzione delle opere accessorie dell’inceneritore fu vinto lo scorso anno dal Ccc di Bologna (lo stesso che è nella bufera per lo scandalo Penati ndr) in un consorzio temporaneo d’impresa con aziende polacche. Una gara d’appalto europea che era finita al centro delle polemiche politiche, con il consigliere regionale Favia che aveva rimarcato “pur non avendo nulla da eccepire sul piano formale e legale l’anomalia di un solo partecipante per lavori così importanti dal punto di vista economico in un momento di crisi”.

Intanto i Comitati Corretta Gestione dei Rifiuti rilanciano la battaglia. Con una fiaccolata, la terza in meno di due anni, che la sera del 9 settembre terminerà sotto le finestre della Provincia di Parma. La parola d’ordine come nelle precedenti partecipatissime manifestazioni è : “Nessuna bandiera di partito, si marcia sotto le bandiere della salute e dell’ambiente”.