Per dirlo ha scelto il palcoscenico amico di Studio Aperto: “Non abbiamo messo le mani nelle tasche degli italiani”. E così il premier ha ricucito lo strappo nel suo cuore che grondava sangue, dopo la conferenza stampa del 12 agosto in cui fu costretto ad annunciare, per la prima volta, la necessità di prelevare denaro sonante dalle tasche dei ricchi. Ora che il super-prelievo è saltato, invece, il presidente del Consiglio Berlusconi può tornare a fare campagna elettorale permanente, in barba a qualsiasi riferimento alla realtà.

E così il premier snocciola ai telespettatori di Italia Uno il verbo della manovra perfetta: “Mai così tanti tagli alla politica”, dice. “Parlamentari dimezzati? Io ne vorrei anche meno”, aggiunge, dimentico che se mai ci saranno tagli, dovranno oltrepassare lo scoglio della revisione costituzionale. Prova superata, quindi, per una “maggioranza coesa”. E pazienza se le cronache dei giornali riportano lo scontro con il ministro Tremonti, le urla, le sette ore di difficile mediazione. Tanto si sa, i giornali mentono sempre e il premier può “smentire i romanzi d’agosto”.

E che dire della lotta all’evasione fiscale? “Inasprita”, “con la possibilità di fare controlli più capillari”. E poi i Comuni, che schivano la mannaia dei tagli e “potranno mantenere il gettito che deriva da questi controlli”.

Insomma, a conti fatti, per il premier adesso la manovra “è più equa”. Se ne faranno una ragione Bankitalia e la Corte dei Conti, che prevedono “effetti restrittivi sull’economia” e un “aumento del 2% della pressione fiscale, nello scenario più ottimistico”.