Questo libro è splendido. Ma non so se consigliarvelo. Leggerlo significherebbe avere piena consapevolezza di cosa sia lo Stato italiano.
Si intitola Profondo nero, è uscito a fine 2009 per Chiarelettere. Gli autori sono Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza. Trecento pagine, 14.60 euro. Il libro cita molte fonti ed è principalmente debitore di due volumi: Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato presidente, di Giorgio Steimetz (probabilmente pseudonimo di Corrado Ragozzino) e Il petrolio delle stragi, di Gianni D’Elia. Lo stile, con continue domande retoriche atte a portare avanti la ricognizione e dare un tono giallista a vicende di politica torbida, rimanda a Carlo Lucarelli. Di quest’ultimo, non a caso, viene ripresa l’indagine – con Gianni Borgna – pubblicata su MicroMega e relativa ai troppi dubbi attorno all’omicidio di Pier Paolo Pasolini.

Molti conosceranno bene la vicenda. Anzi, le vicende. La tesi del libro è che l’omicidio (non incidente) di Enrico Mattei fu il primo atto della strategia della tensione che sarebbe poi stata codificata e applicata soprattutto (ma non soltanto) negli Anni Settanta.

Mattei, De Mauro, Pasolini: un’unica pista all’origine delle stragi dello Stato. La pista unica è che Mattei, presidente ambizioso e “ingestibile” dell’Eni, doveva morire. Si era inimicato gli americani e, soprattutto, i poteri forti legati alla Democrazia Cristiana di Amintore Fanfani. Il cui uomo era Eugenio Cefis, vicepresidente Eni ed ex partigiano come Mattei: diversissimi, però. Anche durante la Resistenza, Cefis era l’amico degli americani, il tattico, lo scaltro. Mattei – che lo fece fuori dall’Eni perché non si fidava più – costituiva una minaccia.

Ufficialmente Mattei fu vittima di un incidente aereo a Bascapè, nel 1962. I personaggi citati in questa storia sono stati assolti, anzi spesso neanche mai incriminati (tranne Totò Riina e Pino Pelosi). Si tratta quindi, e solo, di supposizioni. La riapertura delle indagini, per mano del Pm Vincenzo Calia, è stata archiviata. Quindi hanno ragione gli altri.
Eppure troppe cose non tornano. Perché Mauro De Mauro fu sequestrato e ucciso dalla mafia, senza peraltro mai ritrovarne il corpo? E’ un caso che stesse lavorando proprio in quei giorni alla sceneggiatura de Il caso Mattei del regista Rosi e si fosse convinto che quella morte fosse dipesa da Cefis e persone della Dc siciliana a lui legate, su tutte Graziano Verzotto e Vito Guarrasi?

E poi Pier Paolo Pasolini. La sua macellazione inaudita all’Idroscalo di Ostia, che certo non fu soltanto “una lite tra froci” come vollero far credere al tempo, era anch’essa legata a Mattei? E’ una coincidenza che, nel suo ultimo libro Petrolio, recensito velocemente dalla critica come una carrellata ormai pornografica di ossessioni erotiche, il poeta sostenesse che “Troya” (il nome di Cefis nel romanzo) fosse il mandante della morte dell’ex presidente Eni? Che fine ha fatto l’Appunto 21 scomparso, proprio quello in cui Pasolini parlava dei lampi sull’Eni? Davvero Cefis non reagì alle sue inchieste e provocazioni, compreso il celebre articolo “Io so” pubblicato sul Corriere della Sera a fine ’74?

Per l’ultimo Pasolini, Cefis era un’ossessione. Aveva imparato a memoria il libro di Steimetz, da cui è partita anche l’inchiesta di Calia. Perché si trovava all’Idroscalo? Che ci faceva? Fu attirato con la scusa del recupero delle “pizze” originali di Salò, come sostiene Sergio Citti? Chi erano gli uomini che lo massacrarono insieme a Pelosi, che solo in questo libro chiama tardivamente per nome e cognome? (ma solo alcuni e peraltro già conosciuti: i fratelli Giuseppe e Franco Borsellino, “Braciola” e “Bracioletta”, siciliani legati al Msi romano). C’entra qualcosa Giuseppe Mastini, il “Johnny” ergastolano vicino all’eversione nera e – forse – ai servizi segreti deviati, a cui sciaguratamente i Gang (e Massimo Bubola) dedicarono una canzone pseudo-celebrativa?

Profondo nero è un libro terrificante. Mostra quanto sia oliata la tecnica dei depistaggi, dei vicoli ciechi, delle scatole cinesi: dei cerchi concentrici. Di come ambienti istituzionali non esitino a ricorrere alla manovalanza criminali (i picciotti di Bontade, le perizie interessate del criminologo fascistissimo Aldo Semerari legato alla Banda della Magliana e decapitato dalla Camorra). Rivela come in Italia le inchieste – quella di De Mauro – vengano interrotte brutalmente (dai servizi segreti) perché certe cose non si devono sapere. Conferma quanto giornalisti e poliziotti siano spesso drammaticamente correi. E come contadini pavesi, che in un primo momento parlano di “palla di fuoco” (prova tangibile di una bomba a bordo del volo di Mattei), siano poi indotti a ritrattare. Magari da quello stesso uomo misterioso (Cefis?) che subito dopo la sciagura aerea si aggirava tra detriti e resti umani, in cerca della borsa (sparita) di Mattei.

Eugenio Cefis, legatissimo a Enrico Cuccia e a lungo presidente di Montedison, abbandonò di colpo l’Italia nel ’77. E’ morto serenamente a Lugano sette anni fa. Secondo un appunto Sismi, fu lui a fondare la P2, sostituito (appunto nel ’77) dal tandem Gelli-Ortolani.
Lo Stato che emerge da Profondo nero è un’istutuzione malata, che si giustifica e alimenta tramite segreti inconfessabili, stragi calcolate e omicidi istituzionali. Qualcosa che è cominciato con la morte di Enrico Mattei e che è arrivato fino a oggi. Qualcosa che rende l’Italia un teatro a cielo aperto di storie sbagliate.

Ha scritto Guy Debord:La democrazia spettacolare non intende essere giudicata in base ai propri meriti, ma in base ai propri nemici. La storia del terrorismo è scritta dallo Stato. Quindi è educativa. La democrazia, in quanto spettacolare integrato, ha bisogno del terrorismo, dando luogo così a una perfezione fragile, che deve essere preservata, per garantire l’immutabilità delle scelte governative”. La strategia della tensione.

Quasi mezzo secolo dopo il botto di Bascapè, siamo ancora qui. Con mezze verità, il ricordo orrendo di quel che fu la Dc e il presente stolto di una maggioranza che diserta le commemorazioni per la strage di Bologna e vuol farci credere agli asini che volano sopra il cielo di Ustica.
Siamo messi malissimo.

P.S. I miei complimenti, più sinceri, a Lo Bianco e Rizza. Il loro è un saggio di giornalismo.