Sto navigando da qualche settimana, come ogni anno, per lavoro. Sono partito da La Spezia e ora sono a Carloforte. In mezzo tante isole, terre, porti, ma soprattutto mare. Mare deserto, o quasi. Mi viene da chiedermi: velisti, appassionati di navigazione, armatori di tutte le barche che affollano i marina italiani… dove siete? Perché non navigate?

L’esperienza non è nuova. Da tanto tempo, ad esempio, attraverso il Mar Ligure e il Tirreno settentrionale molte volte l’anno. Da Spezia si va in Capraia o in Corsica in un weekend. Circa dieci ore, massimo dodici. E non incrocio mai nessuno. La gran parte del tempo, capisco, mi muovo in stagioni non consone a tutti. Ma adesso… è estate. Dove siete?

Quest’anno c’è tanto vento. Forse questo ha selezionato i velisti. Però c’è dell’altro: questa è l’epoca degli oggetti come fine, non come strumento. Si chiama consumismo, e si manifesta anche così.

Le barche che vedo una accanto all’altra nelle decine, centinaia di marina italiani, sembrano tante casse da morto galleggianti. Dentro, sottocoperta, sono state tumulate le intenzioni, la voglia di viaggiare, il coraggio di misurarsi col mare, lo spirito d’avventura, le speranze, la libertà. Piero Ottone, in un suo gradevole libro, scriveva che “in mare tutto è più forte. Se soffri, soffri di più. Se godi, godi di più”. Un acceleratore, un booster, un amplificatore. Ed è questo, forse, che nessuno vuole.

Quando in un’epoca si comprano oggetti senza usarli, si sta vivendo una profonda decadenza. Tutti stanchi, affranti, senza energia… figuriamoci se si vanno a cercare altra fatica, altre complicazioni, navigando. Quegli oggetti, che pure sono costati fatica, o comunque denaro, dovrebbero servire a godere, a fare, a passare il tempo, a cimentarsi. Sono, dunque, uno strumento. Ma uno strumento che non si usa diventa rapidamente una lapide. C’è scritto sopra: “Volle, ma non fece. Comprò, ma non usò. Visse, ma non si mosse”.

Propongo una grande campagna nazionale di pulizia e igiene comportamentale. Ognuno faccia un’analisi di tutto ciò che ha e che non utilizza, e se ne sbarazzi. Dalle magliette ai soprammobili, dalle biciclette alle barche, dai giochi ai telefoni, dalle case alle macchine. Quegli oggetti pesano, fanno da zaino, da fardello, rallentano i movimenti, rendono schiavi, affollano la mente, uccidono le emozioni. Acquisirli ci ha reso schiavi, come mantenerli, pagare il posto che occupano. Liberiamoci di tutto questo. Oppure utilizziamolo. Sarebbe un buon passo verso la vita. Quella che si vive davvero.