L’idea più fantasiosa per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia è del ministro Gianfranco Rotondi, democristiano di origine controllata, secolarizzato al berlusconismo. Il suo ministero per l’Attuazione del programma, nonostante l’agonia del governo, accorcerà le distanze come l’Autostrada del Sole cinque decenni fa. Un po’ su, un po’ giù, un po’ al centro: uffici divisi tra Milano, Roma e Avellino.
Il Fatto ha raccontato che i collaboratori di Rotondi, per un dicastero che costa 8 milioni di euro l’anno, casualmente sono avellinesi come lui. Anche se eletto tanti chilometri più a Nord, a Milano, l’ex segretario di Democrazia cristiana per le autonomie, passato al Pdl nel 2009, ha arruolato amici di liceo e di famiglia, dirigenti e funzionari di partito (il suo).
Ecco che Rotondi, armato di invidiabile sarcasmo, scrive al nostro giornale per ringraziarci di un suggerimento a nostra insaputa: “Ogni promessa è debito e io sono qui a onorare quella che ho fatto. Ironizzando sui miei molti consulenti avellinesi e milanesi, mi avete provocato chiedendomi perché non trasferissi il ministero ad Avellino o a Milano. Ci siamo: ho riunito i miei collaboratori e appena comunicato al segretario generale della Presidenza del Consiglio che disporrò, d’accordo con il mio sottosegretario Daniela Santanchè, l’apertura di due sedi di rappresentanza a Milano e ad Avellino”.
Attenzione. La casta prima agita le forbici e poi si riproduce? Il ministro assicura che l’operazione “città che vai, ministero che trovi” costa zero: “Non spenderemo un euro perché saremo ospiti delle Prefetture”.
Passi per l’ospitalità, ma che farà un pezzo del governo in Irpinia? “Non saranno generiche sedi sul territorio – e qui l’esperto democristiano infila una stoccatina ai leghisti per la farsa di Monza – ma due gruppi di lavoro che entro ottobre annunceranno una proposta su due temi: la razionalizzazione dei costi della politica con riordino delle autonomie locali e alcune proposte cogenti da inserire nel piano per il Sud. A Milano ci sarò la commissione sui costi e ad Avellino quella per il Mezzogiorno”. Curiosa la prima riforma avellinese-milanese: la Santanché dovrà lasciare la Capitale con le telecamere annesse e uno studio enorme che affaccia su piazza Montecitorio. La fuga di Rotondi è una fotografia che definisce la salute del governo e la resistenza di alleanze ormai logore: il ministro campanilista fa un dispetto ai leghisti che sbraitano contro Roma e anche al duo Gianni Alemanno-Renata Polverini che, spesso silenziosi, urlano appena una scrivania inutile abbandona il cupolone. Un ministero in Irpinia è la prova fisica di un governo all’ultimo atto. Quando le comiche finali tirano giù il sipario.
da Il Fatto Quotidiano del 26 giugno 2011














