L’allarme, non raccolto, era stato lanciato alcune settimane dalle Ong che faticosamente, in Somalia e in altre aree del Corno d’Africa, cercano di mantenere viva una rete di solidarietà internazionale. Oxfam International, tra le altre, aveva lanciato un accorato appello alla comunità internazionale per un intervento immediato. Si sono mossi in pochi, anzi, quasi nessuno e oggi è l’Onu a dichiarare ufficialmente che in Somalia, in particolare nel sud del paese, c’è la carestia.

Le aree più colpite sono le province di Bakool e Shabelle, nella zona centro-meridionale della Somalia, tra la capitale Mogadiscio e la regione semiautonoma del Puntland. La definizione ufficiale di carestia applicata dall’Onu prevede che più del 30 per cento dei bambini in una determinata area soffrano di grave malnutrizione; che ogni giorno almeno due adulti o quattro bambini muoiano per la denutrizione ogni 10 mila abitanti; che complessivamente la popolazione dell’area interessata abbia accesso a meno di 2 mila kilocalorie di cibo al giorno. In alcune zone del paese, secondo la testimonianza rilasciata da Alun McDonald di Oxfam alla britannica Bbc, la situazione è molto peggio di così.

Erano quasi venti anni che la Somalia non soffriva una carestia di queste dimensioni, con oltre 3 milioni e mezzo di persone che hanno bisogno di aiuti urgenti. La peggiore siccità dell’ultimo mezzo secolo, unita alla violenza di una guerra senza fine e all’assenza di interventi da parte della comunità internazionale, hanno creato le condizioni per un disastro umanitario che rischia di destabilizzare ulteriormente l’Africa orientale.

Sono infatti migliaia le persone che dalla Somalia centrale si stanno spostando, a piedi e in condizioni disperate, verso il Kenya, l’Etiopia e Gibuti per cercare aiuto nei campi profughi allestiti con difficoltà dalle Nazioni Unite. Il Programma Alimentare Mondiale (Pam), l’agenzia dell’Onu per gli interventi alimentari di emergenza, riesce ad assicurare assistenza a circa un milione e mezzo di persone ma calcola che almeno un altro milione, se non di più, non può essere ancora raggiunto.

Secondo l’Ufficio dell’Onu per il coordinamento degli aiuti umanitari (Unocha), dei 3,7 milioni di persone colpite dalla carestia, 2,8 sono nel centro e nel sud del paese. Sono le aree controllate dalla milizia islamista degli al-Shabab che dal 2009 hanno proibito alle agenzie umanitarie l’accesso al loro territorio, anche se di recente hanno ammorbidito il divieto vista la situazione. Mark Bowden, dell’ufficio somalo dell’Unocha stima che «entro due mesi» la carestia potrebbe coinvolgere altre regioni della Somalia a causa dei pessimi raccolti e della diffusione di malattie dovuta alla siccità. Secondo Bowden, per intervenire con qualche speranza di successo entro le prossime otto settimane servono almeno 300 milioni di dollari di aiuti internazionali e soprattutto una forte pressione politica perché le agenzie internazionali possano muoversi nel paese e raggiungere le zone più isolate. «Una volta che abbiamo la sicurezza di poter operare e di controllare la distribuzione degli aiuti siamo pronti a intervenire», ha detto all’Associated France Presse Emilia Casella, portavoce del Pam. Secondo l’Unicef, poi, almeno mezzo milione delle persone in pericolo di morte per la malnutrizione sono bambini.

La risposta della comunità internazionale finora è stata lenta e con stanziamenti largamente insufficienti, tanto che Fran Equiza, responsabile regionale per l’Africa orientale per Oxfam International, ha diffuso mercoledì un duro comunicato di accusa ai paesi occidentali: «E’ moralmente inaccettabile – scrive Equiza – che diversi paesi ricchi non siano stati in grado di offrire un contributo più generoso». La Gran Bretagna ha promesso 145 milioni di dollari e si prepara a stanziarne altri nelle prossime settimane, la Spagna ha promesso 10 milioni di dollari, altri 8,5 arriveranno dalla Germania e 8 dall’Unione Europea. Grandi assenti – indicati esplicitamente nel comunicato di Oxfam – la Francia, che, pur avendo chiesto un vertice straordinario del G20 per discutere la carestia in Africa orientale, ancora non ha stanziato un centesimo, la Danimarca e l’Italia che finora hanno detto di non avere ulteriori fondi da mettere a disposizione. «Gli 800 mila euro annunciati dal sottosegretario agli esteri Alfredo Mantica sono una goccia nel mare rispetto a quanto hanno donato altri paesi e alle dimensioni della tragedia», ha detto Francesco Petrelli, presidente di Oxfam Italia.

Washington, nonostante il braccio di ferro sul bilancio, è pronta a stanziare 341 milioni di dollari, secondo quanto ha dichiarato il segretario di stato Hillary Clinton.

La siccità non riguarda solo la Somalia. Larghe zone dell’Etiopia sud orientale e del nord est del Kenya soffrono per la mancanza di piogge. In tutta l’Africa orientale, potrebbero essere dieci milione le persone colpite dalla siccità. Mancano dati sulle condizioni in Eritrea, da dove la dittatura di Isaias Afwerki non lascia trapelare notizie sulla situazione nel paese. Gli Stati Uniti, secondo Al Jazeera, avrebbero tentato un approccio con il governo eritreo per capire che cosa stia succedendo dietro il muro di silenzio e filo spinato che chiude l’Eritrea.

di Joseph Zarlingo