Se ne sentono tante in giro. I mercati crollano per colpa degli untori speculatori. Per la scarsa credibilità della classe politica. Perché la manovra è fatta male. Ma gli speculatori ci sono sempre stati, la credibilità della classe politica era già bassa prima, e la manovra è stata rafforzata.

Il vero problema sono: i tempi.

Riassumiamo. Venerdì 8 luglio i mercati hanno detto: “La manovra non è adeguata” (forse perché rimandava tutto l’aggiustamento al 2013 senza definirne i contenuti). Ed è iniziata la caduta dei titoli italiani. Ebbene, questa volta il governo e la classe politica non hanno dormito. Nel weekend del 9 e 10 luglio hanno rafforzato la manovra, e venerdì 15 l’hanno pure approvata! Tempi brevissimi. Napolitano ha parlato di un miracolo: per la politica è un risultato eccezionale.

Ma in quei 5 giorni, fra il lunedì 11 e il venerdì 15 luglio, i mercati non sono rimasti fermi. I tassi d’interesse sono saliti, tanto da determinare nuovi oneri finanziari – a regime –  superiori ai nuovi risparmi che la manovra stava introducendo. E il bilancio pubblico si è trovato nella paradossale situazione di essere ancora… meno sostenibile! Ovvero: la manovra licenziata il 15 luglio sarebbe stata sufficiente a placare i mercati fino a lunedì 11 mattina, ma non era più sufficiente il 15 luglio. Sì, in queste situazioni non c’è più “equilibrio”. O c’è un circolo vizioso (i tassi salgono, salgono, salgono). O c’è un circolo virtuoso (i tassi scendono, migliora la sostenibilità, i tassi scendono).

Nel weekend del 9 e 10 luglio si sarebbe dovuta predisporre una manovra che compensasse anche i prevedibilissimi ulteriori aumenti dei tassi verificatisi nei giorni successivi, per annunciarla lunedì 11. Soffocare l’incendio sul nascere. Ciò avrebbe fatto cadere i tassi (salire i mercati), avviando il circolo virtuoso. I soldi così risparmiati, se in eccesso, si sarebbero poi potuti restituire ai cittadini (come fece Prodi nel 1998 con la tassa per l’Euro).

Interventi della Bce sufficientemente aggressivi da spingere (anch’essi) gli spread Btp-Bund sotto ai 2.20 bp. avrebbero contribuito in maniera decisiva all’innesco del circolo virtuoso, poiché avrebbero reso la manovra del 15 luglio “adeguata”. La Bce avrebbe poi rivenduto con profitto i titoli, una volta ristabilita la calma. Ma l’Europa, contrariamente a Usa, Giappone, Canada e via elencando, non ha un “prestatore di ultima istanza”: la Bce non ritiene neppure questo un suo compito “normale” in caso di crisi sistemica.

Se, come dice Liikanen, questa è “la peggiore crisi che il mondo abbia mai dovuto affrontare”, non abbiamo la possibilità del learning by doing, “sbagliando s’impara”. Il prezzo dell’incapacità di capire come funziona il mondo sarebbe troppo alto. Vorrei sommessamente suggerire due cose. Il ministro si circondi subito dei migliori esperti di crisi finanziarie che abbiamo: tipo Luigi Spaventa e, sì, Francesco Giavazzi. Se dobbiamo tentare una strategia di stampo liberista, almeno facciamolo bene: con i tempi giusti.

In secondo luogo, in questo post sono rimasto deliberatamente all’interno di una logica meramente neoclassica (liberista). Ma nei post precedenti ho presentato un’altra ipotesi: che nelle attuali depresse condizioni i risparmi dell’austerità siano inferiori (o quasi) alla perdita di entrate fiscali che essa provoca: insomma, per la stabilità finanziaria, la crescita conta anche di più. A conferma, la crisi attuale non si è manifestata in concomitanza con l’uscita di dati negativi sul deficit italiano, bensì di dati negativi sulla crescita. Il ministro si circondi dunque anche di qualche keynesiano con le idee chiare su come sostenere la domanda. Si tratta di strategie complementari.

Si, cari lettori, il nostro sistema economico è una tecnologia sociale complessa e sofisticata: ha delle fragilità non da poco; e richiede una manutenzione adeguata: pena i disastri che osserviamo.