Se la legislatura finisce in anticipo i partiti non avranno i rimborsi elettorali. Silvio Berlusconi è riuscito a trovare l’escamotage per garantire al governo la vita fino al 2013. E l’ha inserito nella manovra approvata ieri a Palazzo Madama, oggi all’esame di Montecitorio. L’articolo 6 del testo, infatti, sancisce che “in caso di scioglimento anticipato del Senato e della Camera il versamento delle quote annuali dei relativi rimborsi è interrotto”. Per buona pace dei vari annunci e richieste di elezioni anticipate.

Con il ritorno alle urne prima del 2013 i partiti perderebbero la quinta tranche dei rimborsi elettorali. Circa cento milioni di euro. Con precisione un quinto di 503.094.380,90 euro. Una cifra enorme: equivale a poco meno di un quarto del debito dei conti pubblici. Entrate che garantiscono ai partiti lauti guadagni. Perché il “rimborso” non è calcolato sulle spese sostenute durante la campagna elettorale ma in base ai risultati. Così, per quanto riguarda le politiche del 2008, il Pdl ha dichiarato di aver speso 68 milioni di euro ma ne riceverà complessivamente quasi 207. Il Pd ha esborsato 18 milioni e dalle casse dello Stato ne riceve 180. Pierluigi Bersani e il Partito Democratico continuano a invocare elezioni anticipate. Forse non hanno ancora letto l’articolo 6 della manovra.

Difficile immaginare che ci sia qualcuno disposto a perdere i rimborsi elettorali pur di far cadere il governo. Del resto i parlamentari di questa legislatura sono già stati dei precursori per la durata del governo. Per maturare il vitalizio devono rimanere in carica quattro anni e sei mesi. E ci sono 246 deputati e 104 senatori che devono ancora maturare il diritto alla pensione, e quasi tutti lo matureranno solo se finiranno il loro mandato parlamentare. Con la manovra avranno un motivo in più ad arrivare fino al 2013.