La copertina del libro "Industrial [R]evolution" di Giovanni RossiChe cos’è la musica industrial? Difficile rispondere, si potrebbe affermare che la storia ha consegnato ai posteri un nuovo modo di concepire il suono. Gruppi come Nine Inch Nails oppure Einsturzende Neubauten hanno inequivocabilmente segnato le sorti della musica rock, influenzandone approccio e stile.

Abbiamo intervistato Giovanni Rossi, giornalista e collaboratore della rivista Ritual, il quale ha dato alle stampe Industrial [r]Evolution (Ed. Tsunami 2011), un libro che prova a raccontare origini e sviluppi di questo genere musicale così estremo.

Come nasce l’idea di concepire Industrial Revolution?
Industrial [r]Evolution nasce dopo anni di collaborazione con Ritual e da una vita di passione per la musica industriale. Chiedere alla voce dei protagonisti stessi di raccontarmi questo genere mi è sembrato il modo migliore per affrontare questa avventura!

Qual è stata la rivoluzione che l’industrial ha portato nella musica?
La destrutturazione del concetto classico di musica è uno dei capisaldi di questo genere, così come l’utilizzo di strumentazioni decisamente atipiche o il ricorso a tematiche scabrose, tabù, provocatorie.

Il titolo lascia intendere anche una sorta di evoluzione del genere: com’è cambiato dalle origini ad oggi?
In quasi quarant’anni di storia il genere ha conosciuto molti cambiamenti. Il concretismo, la provocazione, la sperimentazione iniziali hanno sempre più lasciato posto ad un adeguamento ai nuovi ritrovati tecnologici, così con l’introduzione di synth e drum machine le sonorità sono divenute maggiormente cibernetiche e marziali.

È possibile capire dove ha origine il fenomeno?
L’industrial nasce in Inghilterra e si sviluppa in poco tempo a più latitudini: USA, Australia, Paesi Bassi, Francia. Anche la Germania ha sempre rappresentato un terreno molto fertile per questa scena.

E i Nine Inch Nails come sono collocabili?
Trent Reznor è un genio della musica contemporanea. Ha collaborato con personaggi come Peter Christopherson e Jim Thirlwell, per poi spostarsi negli anni su una sponda più riflessiva. Oggi ha portato l’industrial alla ribalta internazionale vincendo l’Oscar per la colonna sonora di The Social Network.

In Italia è possibile parlare di Musica Industrial?
Pur non esistendo una vera e propria scena, l’Italia ha tanto da dire. Mi piace ricordare Marco Visconti, Stefano Rossello, Eraldo Bernocchi, Paolo Bandera, Maurizio Bianchi, Tying Tiffany, Victor Love. È complicato stilare un elenco dei migliori, di fronte a così tante produzioni interessanti.

Se uno si avvicinasse adesso al genere quali consigli ti sentiresti di dare per approcciare l’industrial nel modo giusto?
Massima apertura mentale: non si ha a che fare con musica così come la intendiamo tradizionalmente. Volume alto: moltissime produzioni si apprezzano quando il livello dei decibel travalica la sopportabilità. Curiosità: l’industrial è composto da molti sottogeneri e correnti, lasciatevi trasportare.

La cernita dei gruppi che fanno parte del libro come è stata portata avanti? Chi è industrial e chi no?
Ho fatto ricorso a tutte le mie conoscenze musicali di questi anni, ma non solo. È stato fondamentale anche seguire le segnalazioni e i consigli degli artisti stessi che intervistavo. Ho escluso chi semplicemente ha mutuato alcuni tratti della musica industriale ma senza condividerne attitudini o premesse.

Un purista potrebbe obiettare le tue scelte, nel libro compaiono artisti come Rammstein oppure Marylin Manson…
È per questo che in Industrial [r]Evolution ho voluto far ricorso al concetto di evoluzione, per spiegare il motivo di scelte apparentemente incomprensibili.

Sono solito chiedere alle persone che intervisto di consigliarmi “9 canzoni 9”. Ad ogni cosa, situazione o persona è possibile associare un disco ideale a corredo. Qual è quello di Giovanni Rossi?
Ok ci provo.

9 canzoni 9 … di  Giovanni Rossi

Lato A

Closer • Nine Inch Nails

Jesus Built My Hotrod • Ministry

Fatherland • Die Krupps

Panic • Coil

Lato B

Juke-Joint Jezebel • KMFDM

Post Mortem • SPK

Heresy • Lustmord

Symphony For A Genocide • Maurizio Bianchi

Dream Long Dead • Godflesh