Ho lavorato abbastanza nel mondo delle banche e dei mercati finanziari per avere un’accezione diversa, non necessariamente negativa, della speculazione e degli speculatori così come degli arbitraggisti, rispetto a quella che i media e i politici (i primi rappresentano spesso solo la voce dei secondi) ci venderanno in questi giorni.

Anche i manager delle aziende quotate in difficoltà cercano puntualmente di scaricare le responsabilità dei cattivi andamenti azionari sugli short seller.

Gli speculatori e gli arbitraggisti sicuramente cercano e sfruttano a loro vantaggio inefficienze, incapacità ed asimmetrie informative. Ma ogni mercato o sistema giuridico (si pensi a quello tributario) ha bisogno di tale azione per diventare più efficiente, colmando lacune ed errori di impostazione.

Guardiamo allora l’attacco in corso da un altro punto di vista: una potenza economica con un governo che godesse di una minima reputazione, capace di adottare misure razionali e non demagogiche in un contesto di crisi economica e finanziaria, diventerebbe mai il bersaglio della speculazione? Qual è allora il messaggio che ci mandano i mercati attraverso gli speculatori?

Normalmente è molto più razionale l’operato dei così detti speculatori di quello delle vittime della speculazione. Nei prossimi cinque anni andranno in scadenza notevoli quantità di titoli del debito pubblico italiano: cosa è più razionale fare, detenere “Italia” o cercare debitori sovrani di maggiore qualità e solvibilità?

Campioni di irrazionalità sono in genere i risparmiatori che immancabilmente comprano, incoraggiati dai risultati, ai massimi mentre rivendono, presi dal panico, ai minimi: sono i necessari alleati di ogni speculazione. In finanza, finché non si vende, le perdite sono soltanto virtuali.

Mettiamo, per assurdo, che proprio oggi il Governo in carica si dimettesse e, dopo rapide consultazioni di prassi, Napolitano affidasse l’incarico di formare un nuovo Governo ad Enrico Bondi, un austero manager italiano apprezzato come risanatore di grandi aziende come Parmalat e da pochi giorni a spasso: come reagirebbero i mercati?

Di crisi finanziarie nel mondo ce n’è e ce n’è per tutti, a partire proprio dagli Usa, ma è sbagliato pensare che gli speculatori attacchino per cattiveria o antipatia: i mercati, di fatto, votano prima degli stessi corpi elettorali, danno una valutazione e premiano i più capaci a danno degli incapaci e degli inetti, sempre più vulnerabili.

Da oggi i danni in termini di ricchezza virtualmente bruciata potrebbero essere molto pesanti, ma, con un paragone volutamente paradossale, anche i danni dei bombardamenti alleati durante l’ultima guerra mondiale lo furono e, anche allora, non certo per antipatia o cattiveria nei nostri confronti, bensì per liberare loro stessi e quindi anche noi, da una pericolosa leadership politica e dalle sue sciagurate alleanze.