Ci sono anche nomi eccellenti nell’operazione condotta stamattina dalla Direzione investigativa antimafia del capoluogo campano nei confronti di persone legate al clan camorristico Lo Russo. Gli agenti hanno sequestrato una delle società dell’ex campione del mondo Fabio Cannavaro, che al momento non risulta indagato. Posizione in cui si trova invece il capo della squadra mobile di Napoli, Vittorio Pisani, tra i 40 indagati dell’inchiesta, raggiunto anche da un provvedimento di divieto di dimora a Napoli. “E’ una vicenda dolorosa – commenta il procuratore capo di Napoli, Giovandomenico Lepore – è un personaggio noto e che si fa voler bene”. “La misura del divieto di dimora – ha aggiunto – non pregiudica la sua attività di poliziotto”. Purché la svolga fuori dalla provincia partenopea. “Stima” e “fiducia” è stata espressa d’altronde nei confronti di Pisani anche da parte del ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Al suo posto, in serata è stato nominato il vicequestore Andrea Curtale. Gli uomini dei carabinieri e della guardia di Finanza hanno eseguito dall’alba 14 arresti e sequestri di beni per oltre 100 milioni di euro. Tra questi, almeno 30 milioni in denaro contante trovati su 150 conti correnti e rapporti finanziari degli indagati in 81 agenzie o filiali di istituti di credito. Sequestrate anche attività imprenditoriali, società e immobili. Le indagini riguardano una ingente attività di riciclaggio e usura: i capitali illeciti così in possesso dell’organizzazione venivano poi reinvesti, secondo l’ipotesi degli inquirenti, in catene di ristoranti, pub e bar. Soprattutto sul lungomare napoletano, ma con filiali a Caserta, Bologna, Genova, Torino e Varese. Sono 17 i locali sequestrati oggi, tutti molto noti e frequentati. Come il bar ‘Ballantine’, i ristoranti-pizzeria ‘Regina Margherita’ in via Partenope, ‘I re di Napoli’ e la paninoteca ‘Dog Out’ in piazza Municipio, tutti a Napoli. E il ristorante ‘Villa delle Ninfe’ a Pozzuoli.

Intervista di Vincenzo Iurillo al procuratore capo Lepore di ilfattoquotidiano.it

Per il capo della mobile napoletana l’accusa è di favoreggiamento nei confronti dei titolari di uno dei ristoranti coinvolti nell’inchiesta. Pisani avrebbe rivelato all’imprenditore Marco Iorio – al momento ricercato dagli agenti e forse negli Stati Uniti – notizie riservate sull’inchiesta in corso, consentendogli così di sottrarre beni al sequestro e di depistare le indagini. Iorio è considerato dagli inquirenti vicino al gruppo di Mario Potenza, legato a clan camorristici e dedito all’usura. “Il favoreggiamento addebitato a Pisani non è verso la camorra – spiega Lepore -, ma verso il suo amico Marco Iorio titolare di uno dei locali sequestrati”. Il ‘Regina Margherita’, in cui il funzionario è andato a festeggiare la cattura del superlatitante Antonio Iovine. Ma a parlare di stretti legami di amicizia con il capo della mobile è stato anche Salvatore Lo Russo, ex capoclan dell’omonima organizzazione criminale attiva nel quartiere partenopeo di Miano, che nel 2010 ha reso diverse dichiarazioni spontanee ai magistrati, decidendo di collaborare con la giustizia. “Ho rapporti con il dottor Pisani dalla seconda metà degli anni ’90”, ha raccontato il boss ai magistrati. Lo Russo era stato incaricato da Paolo Di Lauro – capo del clan da cui si stavano scindendo gli ‘spagnoli’ di Raffaele Amato e Cesare Pagano – di ricomporre la fazione e “fare il possibile per porre fine alla guerra”. Così Lo Russo si rivolse a Pisani. “In quell’occasione in cui ci siamo visti al ristorante – ha raccontato – il dottor Pisani mi diede il suo recapito telefonico, dicendomi che potevo rivolgermi a lui se avessi avuto bisogno di qualcosa”. Una circostanza strana per lo stesso boss, che chiamò il funzionario quella sera stessa da una cabina telefonica. “Fu così che ci incontrammo – ha spiegato ai pm – e lui disse che era sua intenzione catturare latitanti dell’Alleanza di Secondigliano”. A gettare acqua sul fuoco è adesso il capo della Polizia, Antonio Manganelli, che ha commentato così il coinvolgimento del funzionario: “Confermo stima e fiducia nel dottor Vittorio Pisani che destinerò ad altro incarico per corrispondere alle determinazioni dell’autorità giudiziaria”. Come sede per il suo trasferimento è ipotizzata la Capitale.

Diverse le accuse per Marco Iorio, l’imprenditore che Pisani avrebbe avvertito delle indagini e ritenuto dagli investigatori amico e socio in affari di Fabio Cannavaro. E’ accusato di essere a capo di un’associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio, al trasferimento fraudolento di valori, alle false comunicazioni sociali e alla corruzione di pubblici ufficiali. Avrebbe impiegato nelle sue attività denaro del boss del quartiere Santa Lucia, Mario Potenza e dei suoi figli, nonché due milioni di euro versati dall’ex capoclan Salvatore Lo Russo. Nell’ipotesi degli inquirenti, i soldi provenivano soprattutto dall’usura. Nel decreto di sequestro, emesso dal gip Maria Vittoria Foschini, sono contenute anche alcune intercettazioni telefoniche che provano l’attività usuraria dei Potenza. “Ti devo levare tutti i denti da bocca… – diceva Salvatore Potenza a un imprenditore che non riusciva a saldare un debito -. Allora, io non voglio sentire niente. Digli a quel bastardo di tuo figlio che, dove lo vedo lo vedo, lo mando all’ospedale. Dove vedo a tuo figlio, lo devo fare a pezzi”.

I locali sequestrati, specifica il gip nell’ordinanza, sono tutti “nella titolarità di società le cui quote sono a loro volta intestate a prestanome”. Soggetti non collegati direttamente ai gruppi familiari Iorio e Potenza, “ma di fatto a loro legati da rapporto di dipendenza e subordinazione”, spiega il giudice. Tra questi, secondo gli investigatori, ci sarebbe anche Fabio Cannavaro, considerato il prestanome di Marco Iorio. Il calciatore al momento non risulta però indagato. “Ho conosciuto Marco Iorio sei o sette anni fa e dopo circa un paio di anni sono entrato in società con lui nel ristorante di Napoli ‘Regina Margherita’ – ha dichiarato Cannavaro ai pm -, acquistando il 10 per cento delle quote della società”. Nelle dichiarazioni rese ai magistrati (Leggi il documento integrale), il calciatore ha raccontato di non ricordare da chi aver comprato le quote, per cui ha pagato “150mila o 200mila euro”. “Ho acquistato le quote da un altro socio – spiegava – un ragazzo il cui nome non ricordo e, comunque, non conosco”. Sarebbe stato invece lo stesso campione, come ha raccontato, a essersi proposto a Iorio come socio in affari.

Era l’inizio del 2009 quando alcune dichiarazioni di Cannavaro sulla camorra avevano suscitato non poche polemiche. A proposito del film ‘Gomorra’, tratto dall’omonimo libro di Roberto Saviano, il calciatore napoletano aveva dichiarato in un’intervista al settimanale ‘Chi’: “Per il cinema italiano spero che vinca l’Oscar. Ma non penso che gioverà all’immagine dell’Italia nel mondo. Abbiamo già tante etichette negative”. Ripresa dai maggiori quotidiani nazionali e da diversi siti web, la dichiarazione aveva suscitato non poche critiche. Tanto da costringere il calciatore a ritrattare. “La mia voleva essere una difesa nei confronti di chi non ha niente a che fare con la camorra – scriveva sul suo sito – e con quelli che vogliono investire in modo onesto, insomma di tutta la gente perbene che vive in quei territori”. “La mia paura è che invece all’estero – concludeva – Napoli e la Campania vengano associate alla Mafia, alla spazzatura e non invece alle tante cose belle che ci sono”.