Il segretario nazionale della Lega Nord Giancarlo Giorgetti

Dopo Pontida la Lega Nord sta vivendo i suoi momenti più difficili. Bossi ormai non ce l’ha più duro, lasciando campo libero alle lotte di successione. Se la base ha già incoronato Roberto Maroni, nel partito c’è chi non ci sta e vuole tentare la scalata al vertice. Tant’è che in queste ore le fronde interne alla Lega hanno scatenato una guerra senza precedenti. A soffiare sul fuoco è il cosiddetto “cerchio magico” guidato dai rampanti Marco Reguzzoni, Federico Bricolo e Rosi Mauro, che si sta stringendo attorno al leader Umberto Bossi per convincerlo a firmare il commissariamento della segreteria nazionale. Il tutto con il benestare dell’influente Manuela Marrone, moglie e consigliera del Senatùr. Un’incursione ordita per smantellare quella parte della struttura del partito che risponde a Roberto Maroni, evidentemente inviso ai potentati interni.

Quello che ha tutta l’aria di essere l’attacco finale è iniziato sabato sera, alla vigilia del raduno di Pontida, quando Reguzzoni e Bricolo hanno chiesto a Bossi la testa del segretario nazionale Giancarlo Giorgetti. Come spiega il quotidiano online Ininsubria (vicinissimo al Carroccio), il primo tentativo di affondo ha avuto luogo nel corso di una cena pre-Pontida alla quale sarebbe stato presente anche Roberto Calderoli. Il ministro per la Semplificazione normativa avrebbe tuttavia preso le distanze dal tentativo di golpe, lasciando la cena. “La riforma suggerita dal cerchio magico a Bossi – si legge su Ininsubria – prevedrebbe anche il commissariamento della segreteria del Veneto”, dove a saltare sarebbe la testa di Gian Paolo Gobbo. Nelle intenzioni dei golpisti la segreteria nazionale andrebbe a Rosi Mauro (da sempre vicinissima al Capo, tanto che malignamente viene definita “la badante”), mentre il controllo del Veneto verrebbe affidato direttamente a Bricolo. Un disegno ritenuto plausibile, soprattutto perché già attuato in Liguria e in Emilia Romagna, dove la Mauro nei mesi scorsi ha assunto il controllo delle segreterie regionali a scapito delle strutture esistenti, che sono state commissariate per favorirne la riorganizzazione.

Le indiscrezioni di stampa trovano conferme anche tra i colonnelli locali della Lega. Sindaci e segretari di sezione che da ogni parte del Veneto e della Lombardia si dicono pronti alla battaglia per difendere Giorgetti: “Non accetteremmo mai ordini che arrivano da Rosi Mauro”, dicono, arrivando poi addirittura ad ipotizzare dimissioni di massa nel caso in cui dovesse concretizzarsi il colpo di mano. “E non siamo solo noi (i varesini, ndr) a pestare i piedi – avvertono i dirigenti sotto scacco -, anche i bergamaschi non ci stanno e quelli non sono mica delle fighette, se qualcosa non va menano le mani. Non parliamo dei veneti: sono incazzati neri”.

Stando ai racconti di chi la lotta la sta vivendo dall’interno, il tentativo del cerchio magico è stato ripetuto anche domenica sera, nell’immediato dopo Pontida, quando i soliti noti sono tornati alla carica con il documento da far firmare a Bossi. Anche la seconda carica è però andata a vuoto. Allora il sacrificio, rinviato ancora una volta, si sarebbe dovuto consumare ieri. Per la giornata di lunedì era infatti stata paventata una riunione nella sede di via Bellerio, a Milano. In questa occasione a fare da guardiani c’erano però Calderoli e Cota, che di fronte alle pressioni del cerchio magico hanno messo mano alla spada, minacciando le dimissioni. I due sono passati così dalla difesa passiva allo scontro a viso aperto, inasprendo lo scenario della guerra intestina, destinata fin da lunedì ad essere combattuta anche fuori dai confini ristretti del partito.

La testa di Giorgetti nella tarda serata di ieri era ancora al suo posto. Ma la guerra ormai sembra aver preso una strada senza ritorno e la destituzione del segretario nazionale potrebbe essere solo una questione di ore. Il copione è pronto a ripetersi anche nella giornata di oggi, quando a tutti i livelli sono già annunciate riunioni di alcuni direttivi provinciali, anche di peso, dove la componente sotto attacco tenterà di mettere in campo la propria strategia di difesa.

Le prime avvisaglie di questo scontro erano già arrivate nei mesi scorsi, tuttavia non era mai stato portato ad un livello di esasperazione così elevato: “Dove vogliano arrivare possiamo solo immaginarcelo, non sappiamo nemmeno che gioco stiano facendo”. A parlare è un quadro leghista, vicino al ministro Maroni: “Viene da pensare che stiano lavorando per interesse di qualcun’altro. Generare una frattura in questo momento significa voler indebolire la Lega e Bossi. È una lotta difficile da capire e da condividere”. A trarne vantaggio secondo i maroniani sarebbe solo Berlusconi, che con un alleato debole potrebbe tornare a far contare la propria posizione senza dover sottostare ai diktat del Carroccio, che stanno mettendo in imbarazzo tutto il centrodestra.