Moody’s minaccia di declassare l’Italia. E i timori sulla capacità del governo di ottenere consenso sulle politiche di rigore vengono confermate dopo nemmeno 24 ore. La tenuta dell’esecutivo viene messa in discussione da due ministri, alla vigilia del cruciale raduno di Pontida. Roberto Calderoli e Roberto Maroni chiedono infatti, come del resto fa la Lega da giorni, la riforma fiscale. Al più presto, dice Calderoli, o l’esecutivo può andarsene a casa. E lui scenderà in piazza con Cisl e Uil, che minacciano uno sciopero generale: “A lavoratori e pensionati vanno subito abbassate le tasse”, dicono i due segretari Bonanni e Angeletti. Silvio Berlusconi è quindi messo alle strette anche dai due sindacati che negli ultimi anni sono stati in linea con la maggioranza. Il tema è quello del fisco su cui il premier è in contrasto con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, preoccupato che una diminuzione delle tasse metta in pericolo la tenuta dei conti pubblici. Preoccupazioni fondate, se anche il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker, all’indomani delle valutazioni dell’agenzia di rating Moody’s, avverte: “Se salta la Grecia, anche l’Italia è a rischio”.

Se Moody’s auspica per l’Italia rigore fiscale, Cisl e Uil chiedono un taglio delle tasse. Altrimenti il governo se ne vada a casa. E’ un aut aut, con minaccia di sciopero generale. ”Il governo deve fare una riforma fiscale per ridurre le tasse sul lavoro e pensioni – dice il segretario della Uil Luigi Angeletti -. Se non la fa se ne può andare. È l’ultima volta che la Uil fa una manifestazione di sabato, la prossima si farà di venerdì”. Gli fa eco il segretario della Cisl Raffaele Bonanni: ”Quello di oggi è l’ultimo avviso al governo – avverte -. Siamo a un bivio per l’economia, per il sociale e per la politica. Diciamo al governo che se vuole avere un piccolo barlume di senso faccia le riforme. O le fa o gli diciamo che è meglio che se ne vada”.

La linea di Cisl e Uil viene subito sposata dal ministro per la Semplificazione Calderoli, che minaccia di lasciare l’esecutivo se non verrà portata avanti la riforma fiscale. “Sottoscrivo completamente quanto affermato da Bonanni – dice il ministro – ovvero che non è più tempo di litigi, ma che bisogna mettersi tutti insieme per realizzare la riforma sul fisco. Così come sottoscrivo le parole di Angeletti quando dice che o il governo fa le riforme oppure è meglio che se ne va a casa”. E ancora: “La riforma fiscale va fatta e va fatta subito. Diversamente dovrò partecipare anch’io al loro minacciato sciopero generale e dovrò essere in piazza con loro e non più come rappresentante di un governo”. Le richieste di Calderoli sono quelle che la Lega fa da tempo: “Ovvero che il federalismo fiscale venga completato con una reale riforma fiscale complessiva, che riduca il numero degli scaglioni, delle aliquote dell’Irpef e porti ad una progressiva riduzione dell’Irap fino al suo azzeramento”. Cisl e Uil ricevono anche l’appoggio di un altro ministro leghista: ”La richiesta che viene da due sindacati, che non hanno un atteggiamento ideologico è una dichiarazione impegnativa e importante di cui bisogna tenere conto – dice Maroni -. Condivido la richiesta di una riforma fiscale, il governo deve essere impegnato a farla in tempi rapidi”.

I problemi per Berlusconi non arrivano solo dalla Carroccio. Avverte infatti il sottosegretario Carlo Giovanardi: “O nella riforma fiscale c’e’ il fattore famiglia o non la votiamo. Non ci interessa una riforma che non tenga conto dell’assoluta necessità per il nostro Paese di aiutare coloro che accumulano quel capitale sociale fondamentale per tutti che sono i figli”. Parole a cui si aggiunge la lamentela per l’assenza di ruoli chiave occupati dagli ex Dc all’interno del Pdl: “Se si va avanti così – minaccia Giovanardi – usciamo dal partito”.

Sulla riforma fiscale, che domani terrà banco tra i leghisti radunati a Pontida, si stanno poi confrontando in questi giorni il premier e Tremonti. Che è preoccupato per il debito pubblico italiano. I conti italiani sono a rischio, come conferma anche il presidente dell’Eurogruppo Juncker: ”Il fallimento della Grecia potrebbe contagiare il Portogallo e l’Irlanda e, a causa del loro elevato debito pubblico anche il Belgio e l’Italia, prima della Spagna”, spiega in una intervista al giornale tedesco Süddeutsche Zeitung in cui parla di rischio di conseguenze “catastrofiche” per la moneta unica europea.