Non si ferma a Jisr al-Shughour l’avanzata dell’esercito siriano. Le truppe di Damasco, da venerdì impegnate nell’offensiva contro la cittadina (45 mila abitanti) a una ventina di chilometri dal confine con la Turchia, si preparano ad avanzare su un altro centro abitato, il paese di Maraat al-Numan, poco più a nord di Jisr al-Shughour.

Secondo l’emittente britannica Bbc, centinaia di persone si starebbero ammassando a ridosso del confine con la Turchia, pronte a superare la frontiera se i tank continuassero a chiudere il cerchio. La televisione di stato siriana ha detto che, riconquistata Jisr al-Shughour, l’esercito sarebbe ora impegnato a rastrellare i gruppi di uomini armati che sono riusciti a sfuggire all’assedio e che sarebbero responsabili dei violenti combattimenti avvenuti nella cittadina negli ultimi due giorni. Verificare autonomamente le notizie diffuse dalla tv di stato siriana è impossibile perché l’area degli scontri è interdetta ai giornalisti.

Le autorità di Ankara hanno detto che almeno 5 mila persone hanno già trovato rifugio nei campi profughi allestiti subito oltre il confine e gestiti dalla Mezzaluna rossa. Secondo altre fonti, però, ci sarebbero almeno altrettante persone che hanno passato il confine senza però entrare nei campi profughi e cercando sistemazioni di fortuna. Due tendopoli, riferiscono fonti della Croce Rossa internazionale, sono già piene di profughi e una terza tendopoli è in via di allestimento. L’Alto Commissariato Onu per i rifugiati ha registrato poco più di 5 mila persone.

Dai racconti dei profughi, si apprende che l’attacco vero e proprio è iniziato domenica mattina, con gli elicotteri d’assalto che bombardavano le barricate improvvisate tirate su dagli abitanti di Jisr al-Shughour. Dopo gli elicotteri, sono entrati in azione i carri armati, appoggiati da reparti di fanteria che hanno rastrellato la cittadina casa per casa. Non è chiaro quante siano le vittime. Le cifre ufficiali della tv di stato siriana parlano di due soli “armati” uccisi negli scontri e di un soldato ucciso e quattro feriti. Cifre troppo basse, secondo gli osservatori e giornalisti presenti sul posto, specialmente considerando che il pretesto per attaccare la cittadina era stato il presunto massacro di 120 poliziotti. Secondo Damasco, gli agenti sarebbero stati uccisi da non meglio identificate “bande armate”, mentre secondo i residenti ci sarebbe stata una violenta battaglia tra reparti dell’esercito e unità della polizia che avrebbero deciso di schierarsi con i cittadini contrari al regime del presidente Assad. L’esercito siriano ha detto che “grandi quantità” di armi sono state sequestrate e decine di persone sono state arrestate. Sul confine, però, ci sono solo i soldati turchi, e pare che l’esercito di Damasco non si avvicini per evitare incidenti che potrebbero far precipitare la situazione tra i due paesi, fino a poche settimane fa considerati alleati. La netta vittoria del premier turco Recep Tayyip Erdogan alle elezioni politiche turche sembra anche premiare la linea di sostanziale sostegno alle rivolte democratiche arabe scelta da Ankara, con la possibilità di un più deciso intervento in Siria.

Secondo alcuni testimoni, peraltro, almeno una cinquantina di soldati e ufficiali delle unità inviate a Jisr avrebbero preferito disertare piuttosto che attaccare la città. Un profugo ha raccontato all’emittente panaraba Al Jazeera che i cittadini si sono armati alla meglio per fermare l’esercito e proteggere case e proprietà. Decine di civili, secondo questo testimone, sarebbero rimasti feriti nella battaglia. Secondo Al Jazeera, sarebbero almeno 10 mila le persone che hanno trovato scampo nelle colline e nei campi attorno alla città.

L’operazione contro Jisr al-Shughour ha causato una nuova ondata di condanne internazionali per il regime di Damasco. Secondo Washington, il governo siriano sta deliberatamente creando una crisi umanitaria. La Casa Bianca attende che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu decida quando discutere la bozza di risoluzione di condanna preparata da Francia, Gran Bretagna e Portogallo. La bozza, osteggiata apertamente da Cina e Russia, condanna le violenze contro i civili e chiede che sia trovata una via d’uscita negoziata alla crisi politica innescata dall’inizio delle proteste contro Assad, a marzo scorso. Mosca e Pechino temono che il testo, per quanto ancora blando nella condanna, possa preludere a un intervento internazionale in Siria.

Ma se il regime di Damasco appare sempre più isolato, una vittoria propagandistica è venuta dal caso del blog attribuito a una ragazza lesbica di Damasco. Alcuni giorni dopo il presunto arresto della blogger, un uomo, Tom MacMaster, 40 anni statunitense ma iscritto all’università di Edimburgo, in Scozia, ha ammesso di essere stato lui a creare la storia di Amina Abdallah e di aver aperto il blog, che nei giorni scorsi aveva raggiunto 15 mila contatti e dato vita a una vera e propria campagna virtuale di pressione. Sul blog MacMaster ha chiesto scusa ai lettori, spiegando che non si sarebbe mai aspettato un tale livello di notorietà e ha cercato di riparare dicendo che per quanto la storia in sé è falsa, ciò che viene narrato è nondimeno vero, ed è anzi la sorte che molti mediattivisti subiscono in Siria.

Joseph Zarlingo – Lettera22