“Era il settembre del 2006 l’ultima volta che vidi Anna”, ricorda Oksana Chelysheva, ex collega della giornalista Politkovskaja alla Novaja Gazeta. “Insieme ricordammo l’intervista che l’anno prima fece al presidente della Cecenia, Ramzan Kadyrov. Lui la minacciò pesantemente durante quell’intervista e il giorno dopo la fece sequestrare mentre si trovava a Tsentoroe, villaggio natale di Kadyrov. Insieme a lei c’era anche Natasha che non volle lasciarla sola. Fu testimone delle terribili minacce di Kadyrov col quale Anna venne quasi alle mani. A quel punto Natasha e una guardia del corpo si misero in mezzo e riuscirono ad evitare il peggio. Alla fine Anna e Natasha riuscirono a fuggire e a mettersi in salvo”. Erano amiche tutte e tre: Oksana, la Politkovskaja e Natasha Estemirova, giornalista anche lei e attivista dell’associazione Memorial. Amiche e appassionate per le battaglie sui diritti umani. In particolare in quel lembo di terra del nord Caucaso, la Cecenia, dove con la scusa della guerra al terrorismo i diritti sono carta straccia.

Anna Politkovskaja venne uccisa nel portone di casa sua, a Mosca, il 7 ottobre del 2006. Un giorno speciale, quello, visto che era il compleanno di Vladimir Putin, allora presidente della Russia e “padrino” di Kadyrov. Natasha Estemirova venne fatta ritrovare morta in un fosso il 15 luglio del 2009, nella vicina Inguscezia. Per entrambi gli omicidi, parte dell’opinione pubblica russa crede che ci sia lo zampino del presidente ceceno. Per questo Chelysheva, che da anni vive in esilio in Finlandia perché teme per la propria vita, non crede che l’arresto di Rustam Makhmudov per l’omicidio della Politkovskaja possa rappresentare una svolta nelle indagini. Almeno finché non vengono individuati mandanti e movente.

“Ho molti dubbi – dice via email a ilfattoquotidiano.it – non mi aspetto molto anche se in tribunale Makhmudov potrebbe chiarire alcuni dettagli. Mi piacerebbe sapere chi lo ha aiutato a nascondersi in Belgio in tutti questi anni”. Chelysheva lo dice senza mezzi termini. “Credo che Kadyrov abbia a che fare con l’omicidio di Anna”.

Makhmudov è stato catturato dai servizi segreti russi il 31 maggio scorso mentre si trovava comodamente a casa sua nel villaggio ceceno di Achkoj-Martan. Considerato l’esecutore materiale dell’omicidio della Politkovskaja, Makhmudov, 37 anni, è più grande dei fratelli Ibragim e Dzhabrajl. Anche loro sono stati accusati dello stesso reato. Scagionati nel febbraio 2009, su di loro ora pende un nuovo processo, visto che il 25 giugno 2009 la Corte suprema, su ricorso della Procura generale di Mosca, ha annullato l’assoluzione. Insieme ai fratelli Makhmudov sono indagati l’ufficiale Pavel Rjaguzov e l’ex-dirigente di polizia, Sergej Khadzhikurbanov, condannato nel 2010 per estorsione ai danni di un testimone dell’omicidio della Politkovskaja.