Milano può diventare più bella, “purché non la si lasci nelle mani di immobiliaristi spregiudicati”. Giusto, giustissimo, come non essere d’accordo? Specialmente se lo dice il finanziere Francesco Micheli, uno che di palazzinari se ne intende. Sì, proprio lui, Micheli, il consulente preferito di Salvatore Ligresti. Un legame fortissimo il loro. Inseparabili da un ventennio e più. Ligresti fa e disfa, investe, compra e vende palazzi e terreni. Fa soldi a palate con giunte e sindaci di tutti i colori. Dalla Milano da bere di Bettino Craxi fino a quella berlusconiana di Gabriele Albertini e poi di Letizia Moratti. Alle sue spalle c’è sempre Micheli, consigliere discreto, abilissimo. E adesso anche lui, il consulente di Ligresti, corre in soccorso del vincitore Giuliano Pisapia. Lo fa in un’intervista al Corriere della Sera di ieri in cui Micheli “da gran conoscitore dei salotti” di Milano, come lo definisce il quotidiano, incorona il nuovo sindaco.

Poteri forti in manovra, dice qualcuno. La borghesia cittadina fiuta il clima nuovo e si allinea. Micheli a dire il vero si era già portato avanti. Una settimana fa, in vista del ballottaggio, aveva organizzato una cena a casa sua con ospite d’onore Pisapia. Tra gli invitati anche l’immobiliarista Manfredi Catella, patron del gruppo Hines Italia. Sono suoi alcuni cantieri che stanno cambiando il volto del centro città: Garibaldi, Porta Nuova Varesine. Catella è socio di Ligresti e, manco a dirlo, buon amico di Micheli. Una cena per conoscersi, parlarsi, magari capirsi. Anche perché il nuovo sindaco in campagna elettorale ha promesso di smantellare il Pgt, il Piano di governo del territorio, varato a suo tempo dagli assessori della Moratti.

Insomma, si ricomincia. In gioco ci sono affari miliardari. Basta con gli immobiliaristi spregiudicati, dice adesso “il gran borghese milanesissimo” nell’intervista al Corriere della Sera. Singolare affermazione per un sodale di Ligresti. Certo Micheli, 73 anni, raider di Borsa, finanziere, banchiere, mecenate appassionato di musica e pittura, non parla mai a caso. E in fatto di affari ha sempre dimostrato un fiuto pressochè infallibile. Negli anni Ottanta le scalate alla Bi-Invest dei Bonomi e poi alla Fondiaria gli hanno procurato gran fama e denaro. Un decennio dopo lo troviamo alla testa di e.Biscom, l’impresa di comunicazioni, fenomeno borsistico della new economy destinata a trasformarsi in Fastweb.

Nel 1999 Micheli insieme al socio Silvio Scaglia stringe un accordo con il comune di Milano allora governato da Albertini per cablare la città. Nasce Metroweb controllata dal municipio e i privati in minoranza ed e.Biscom dove invece l’ente pubblico è in minoranza. L’accordo viene da più parti criticato. Si parla di un favore di Albertini ai suoi due soci. Tutte accuse respinte dai diretti interessati. Fatto sta che quando nel 2000 va in Borsa e.Biscom, in pieno impazzimento per la new economy, a guadagnarci sono soprattutto Scaglia e Micheli, quest’ultimo incassa qualcosa come 700 milioni di euro. Metroweb invece, che possiede i cavi, nel 2006 è stata ceduta a un fondo inglese e caso vuole che proprio in questi giorni stia per tornare in mani italiane, banca Intesa e il fondo F2i. Due anni fa Scaglia finisce in una brutta storia di evasione fiscale e riciclaggio (il processo è in corso) ma ormai l’ex socio Micheli ha già fatto le valigie da tempo. Il finanziere, vecchia volpe della Borsa, continua a macinare affari come sempre. Fa un favore a Ligresti quando quest’ultimo nel 2002 scala Fondiaria. Sarà Micheli a prendere una quota della compagnia di assicurazioni per poi girarla in un secondo tempo all’amico costruttore, che riesce così ad aggirare i problemi di antitrust. Un colpo grosso, davvero. Il legame tra il re del mattone alla milanese e il suo consulente diventa, se possibile, ancora più stretto. 

Il figlio di Micheli, Carlo, fa la sua comparsa in qualche società di Ligresti. E di recente, quando quest’ultimo deve far fronte a una grave crisi finanziaria, l’amico non fa mancare i suoi buoni consigli. Difficile pensare che non gli dia una mano proprio adesso, nella nuova Milano di Pisapia.

Da Il Fatto Quotidiano del primo giugno 2011