Il momento è speciale, ma la vita – normale – va avanti. Lo sa bene Luigi Ambroso, da trent’anni malato e incazzato. Da ragazzino, essendo emofilico, ha dovuto prendere dei medicinali: così è stato contagiato da Aids ed epatite, perché il sangue utilizzato per i farmaci era infetto.

Nessuno ancora è stato condannato per questo scandalo. Morti e sopravvissuti, parenti e associazioni lottano da decenni contro un muro di gomma: per avere giustizia in tribunale e un risarcimento degno di un Paese civile. Qualche giorno fa, quel muro li ha dolorosamente rimbalzati, ancora una volta. Ecco la lettera con cui Luigi Ambroso chiede sostegno:

Contrariamente alle numerose rassicurazioni giunte sia da esponenti del Governo, che dal Ministero della Salute e da quello delle Finanze, veniamo a conoscenza del fatto che il Consiglio dei Ministri tenutosi il 5 maggio, consiglio che avrebbe dovuto votare il decreto legge sul risarcimento danni da sangue infetto, argomento posto al secondo punto dell’ordine del giorno recitante “Decreto legge: misure urgenti in favore di soggetti emotrasfusi”, come comunicato dallo stesso Governo, non è stato discusso. Ci viene detto che l’esame proseguirà in una prossima seduta, in data non ancora precisata.

Il presidente del “Comitato 210/92 per un’equa giustizia” che da anni si batte per una soluzione transattiva: “Non posso non esprimere la mia rabbia e amarezza per questo ulteriore rinvio, dopo 30 anni di attesa e un percorso transattivo iniziato il 27 marzo 2007, quindi oltre 4 anni fa, creando una forte aspettativa nelle 7.356 persone e i loro famigliari, che hanno inoltrato richiesta di risarcimento, la politica tutta deve capire che per le persone in attesa di risarcimento, ogni giorno fa differenza, moltissime di loro sono in difficoltà economiche, e per problemi di salute, e per le spese che devono sostenere per le cure, molte rischiano, come è già successo in questi lunghi anni, di morire con la paura di lasciare i propri cari senza un degno futuro, soprattutto per i loro figli, sentendosi abbandonati dallo Stato”.

Per Ambroso, “non ci sono problemi che possano giustificare altri ritardi. Il ministro Fazio ha dichiarato, all’uscita dal Cdm, che è necessario risolvere alcuni tecnicismi, io dico: quali tecnicismi? Sono 4 anni che corriamo a Roma dove, con le altre Associazioni, abbiamo partecipato attivamente a tutti gli incontri che hanno portato a questo dl, ci sono stati richiesti un’infinità di dati, manca solo il numero delle scarpe. Anche i nostri avvocati si sono prodigati al massimo nel fornire ogni informazione e chiarimento, ma se del caso sono pronti ad affrontare qualunque questione tecnica a partire da subito. Francamente, però, non capiamo su cosa si possa ancora discutere!” Continua il presidente del Comitato 210/92: “Già ci hanno costretto a rimanere in piazza per un mese nello scorso autunno, vorrà dire che vi ritorneremo, ci stiamo già organizzando, unitamente alle altre Associazioni.