La favola della famiglia Tanzi si è conclusa oggi pomeriggio alle 15.30, quando la guardia di finanza di Milano ha suonato al campanello della villa di Alberi di Vigatto, per arrestare e portare in carcere l’ex patron della Parmalat.

Dopo aver trascorso una nottata con il fiato sospeso, confidando che la pena fosse sospesa nell’attesa dell’arrivo degli arresti domiciliari, ogni speranza è crollata all’arrivo delle due Mercedes con vetri oscurate e lampeggianti blu. “Entrate da soli, vi prego”, è stata l’ultima preghiera della moglie di Calisto, Anita, alle forze dell’ordine, per evitare lo sguardo dei cronisti mentre le portavano in comando il marito.

Nonostante il malore e la richiesta a tempo record di sospensione della pena presentata dagli avvocati difensori alla procura generale di Milano, infatti, all’ex potente industriale non è rimasto altro che fare le valigie e ritornare dietro le sbarre di via Burla. A distanza di 7 anni dall’ultima volta. “Sono sorpreso, non pensavo mi mandassero in carcere. Pensavo accogliessero la sospensiva“, ha dichiarato il 72enne alla stampa. L’istanza di sospensione della pena, presentata alla Procura generale di Milano, infatti, è stata respinta. La sua unica speranza ora sono gli arresti domiciliari, richiesti sulla base dell’età (Tanzi ha 72 anni compiuti) e delle condizioni di salute. Proprio ieri, infatti, è stato visitato d’urgenza da un medico cardiologo per una patologia cardiaca insorta per l’emozione arrivata dopo aver appreso della condanna a 8 anni: gli avvocati hanno già consegnato tutti i referti al tribunale di sorveglianza di Reggio Emilia, che si dovrà esprimere sul caso.

Tanzi è stato caricato in auto ed è stato trasportato al comando della guardia di finanza di Parma, dove sono stati espletati tutti i doveri burocratici. Al termine delle operazioni, è stato fatto salire nuovamente in auto e trasportato, definitivamente, nel carcere di via Burla. Proprio qui, se non sarà accettata la richiesta per i domiciliari, l’ex re del latte dovrà rimanere per i prossimi 4 anni e 4 mesi: la sua pena di 8 anni è stata ulteriormente ridotta alla luce del fatto che nel 2003 già scontò un anno di arresto e in quanto l’indulto prevede la riduzione di 3 anni della pena. Un periodo lungo dentro un carcere, che Calisto e i suoi avvocato sperano di poter convertire nella villa di famiglia.

Una famiglia che, come la Parmalat, ha perso dei pezzi: se la figlia Laura non ha rinunciato a stare vicino al padre in questi giorni cruciali, Francesca e Stefano, anche loro coinvolti nel crac del secolo, sono ormai lontani da Parma. La prima infatti si è sposata e vive nel Padovano, dove conduce una nuova vita come direttrice di un albergo di Monselice. Il secondo, invece, ha ripreso a lavorare come dipendente di un’azienda e vive nel Mantovano. E pensare che anche Tanzi padre ci aveva provato, a ricominciare tutto daccapo, lavorando con un amico al progetto di un’azienda di produzione dolciaria in strada Martinella, sempre a Parma. Ma la Cassazione di Roma ha reso vana ogni sua speranza, condannandolo a trascorrere i prossimi anni dentro a una cella.

Tanzi ha una condanna definitiva per aggiotaggio: lo ha deciso la Cassazione ieri che ha ricalcolato, un po’ al ribasso, l’iniziale condanna di secondo grado a 10 anni di reclusione per portarla ad 8 anni e 1 mese a seguito della prescrizione di alcuni episodi di false informazioni al mercato. Sono stati dichiarati prescritti, per Tanzi, i reati fino al 18 giugno 2003.

Tanzi doveva essere  arrestato già da ieri, secondo il codice. In realtà, il legale di Tanzi, l’avvocato Giampiero Biancolella, ha presentato un’istanza al Tribunale di sorveglianza di Milano per chiedere che l’ex patron del gruppo di Collecchio sconti la pena agli arresti domiciliari perché ultra settantenne e con problemi di salute. Dopo la notizia della conferma della condanna l’ex industriale è stato colto da un malore. In serata è stato visitato da un cardiologo.

In più, il difensore ha presentato un’altra istanza alla Procura di Milano per chiedere la sospensione dell’esecuzione della pena in attesa che si pronunci proprio il Tribunale di sorveglianza.

Il processo a Tanzi riguarda mille milioni di euro andati in fumo nel dicembre 2003 mandando sul lastrico 32 mila risparmiatori. LaCassazione ha infatti sostanzialmente confermato la sentenza emessa dalla Corte di Appello di Milano, il 26 maggio 2010, limitandosi a ridurre di23 mesi l’originaria pena – pari a dieci anni di carcere inflitti sia in primo che in secondo grado – in quanto è maturata la prescrizione per le false informazioni fornite al mercato, sul decotto brand di Collecchio, fino al 18 giugno 2003.

Le associazioni dei consumatori Adusbef e Federconsumatori hanno protestato perché le banche, che pure vendevano quei bond drogati, escono indenni a processo concluso.

Per quanto riguarda gli altri imputati, la Quinta sezione penale della Cassazione – che ha dedicato tre giorni di udienza alla vicenda – ha inoltre ricalcolato, al ribasso, sempre a causa della prescrizione, la condanna per il consigliere indipendente di Parmalat, Luciano Silingardi: aveva 3 anni in appello, ora esce con 1 anno, 2 mesi e 15 giorni con sospensione condizionale della pena. E’ stata, poi, annullata con rinvio alla Corte d’Appello di Milano, la condanna a 2 anni e 6 mesi per Giovanni Bonici, ex presidente di Parmalat Venezuela.

I supremi giudici hanno anche respinto il ricorso di Bank of America e del suo funzionario Luca Sala che, comunque, era stato già prosciolto. Infine, sono stati dichiarati inammissibili i ricorsi delle 17 parti civili contro il proscioglimento dei consiglieri indipendenti Paolo Sciumé ed Enrico Barachini. Non ha ricevuto picconate e rimane dunque ‘salvò, il diritto dei 32 mila truffati a ricevere 100 milioni di euro, a titolo di provvisionale, come risarcimento del danno. In primo grado gli era stato negato. Nel corso dei processi i bond-holders sono riusciti ad ottenere circa 90-95 milioni di euro concludendo accordi di transazione con Bank of America.

“L’Italia è il paese di Bengodi per banchieri, bancarottieri e truffatori che a differenza degli Stati Uniti, dove si fanno 150 anni di carcere come Madoff, non pagano quasi mai il conto, con l’unica consolazione – hanno commentato le associazioni dei consumatori – della condanna di Tanzi a risarcire, con Bonici, 105 milioni di euro ai 32 mila risparmiatori costituitisi parte civile”. Secondo Adusbef e Federconsumatori, “l’assoluzione di banche e banchieri, accusando solo Tanzi della truffa del secolo a danno di 170.000 obbligazionisti ed azionisti, senza complicità diffuse a partire dalla Consob e dalle distratte autorità vigilanti, grida vendetta e dovrebbe impegnare governo e Parlamento ad inasprire le pene per chi manda in fumo il sudato risparmio delle famiglie”.

Fino alla fine, Tanzi ha continuato in comportamenti scorretti e furbetti: aveva nascosto, dando i quadri ai parenti, la sua preziosa pinacoteca fino a che la Guardia di Finanza, alla fine del 2009, scoprì l’inganno e l’ex patron dovette riconsegnare la sua collezione per risarcire i truffati.

di Caterina Zanirato