“Se sarò eletto penso che innanzitutto vada rispettata la volontà degli elettori: la mia sarebbe di restare al mio posto”. All’indomani dell’avviso di garanzia inviatogli dalla procura di Milano per vilipendio dell’ordine giudiziario, Roberto Lassini, il candidato Pdl al consiglio comunale e autore dei manifesti anti-pm, non molla. Anzi, rilancia: “Penso anche che durante la campagna elettorale andrò certamente a qualche comizio della Moratti“. Proprio il sindaco che, insieme ai vertici del partito, gli ha chiesto ufficialmente di ritirarsi. Non potendolo depennare dalle liste elettorali ormai presentate, la linea del Pdl era stata chiara: Lassini rinunci alla campagna elettorale e prometta di dimettersi, se verrà eletto. Ma il candidato conferma ai microfoni de ‘La Zanzara’, su Radio24, la sua intenzione di sedere a palazzo Marino. E racconta della riconciliazione tra la sua famiglia e il sindaco, durante la cena di martedì con mille donne del Pdl. “Tra le partecipanti c’era anche mia moglie e la Moratti l’ha abbracciata con piacere”.

Sull’indagine che lo vede coinvolto Lassini dichiara: “Penso che non ci siano i presupposti per poter procedere in sede penale: si tratta di reati d’opinione, non chiari”. Il reato di vilipendio, di cui è accusato, per Lassini “andrebbe eliminato certamente, tanto è vero che si fa fatica a trovare della giurisprudenza a riguardo”. Ma intanto l’autore dei manifesti anti-magistrati potrebbe essere interrogato. Proprio da quei pm milanesi che paragonava ai terroristi.

Via le Br dalle procure‘ stava scritto sui cartelloni affissi in vari punti della città. “Io nei manifesti ho interpretato le parole di Berlusconi. I toni alti di Berlusconi sono necessari per attirare l’attenzione sul tema della giustizia. Gli slogan e i toni sono molto simili”. Ancora una volta Lassini conferma che l’ispirazione per i manifesti gli è arrivata dal presidente del Consiglio, che oggi a ‘Porta a porta’ ha nuovamente parlato di “magistratura eversiva”. “Quando mi ha chiamato lo ha fatto senza intermediari – continua a raccontare il candidato -e quando ho sentito la sua voce io mi sono anche commosso”. Lassini per il momento non risulta indagato: i magistrati dovrebbero inviare nei prossimi giorni la richiesta al ministro della Giustizia per ottenere la necessaria autorizzazione. Insieme al candidato Pdl, a essere raggiunto dall’avviso è stato anche Giacomo Di Capua, ex capo della segreteria del coordinatore lombardo del partito, Mario Mantovani.