Giorgio Napolitano e Giuliano Amato nel 2008

Un’Italia sempre più fondata sul lavoro. E’ l’auspicio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano espresso durante la celebrazione della Festa dei lavoratori al Quirinale. In apertura la lettura dell’articolo 1 della Costituzione e una dotta relazione di Giuliano Amato, che ha spiegato il senso dell’affermazione che “la Repubblica è fondata sul lavoro” e la conclusione che tale affermazione sia quanto mai attuale. Il Capo dello Stato ha fatto sua quella conclusione, citando la frase finale: “Il problema di oggi non è esserlo di meno, è caso mai esserlo di più. Lo sviluppo economico e la sua qualità sociale, la stessa tenuta civile e democratica del nostro paese – ha aggiunto – passano attraverso un deciso elevamento dei tassi di attività e di occupazione, un accresciuto impegno per la formazione e la salvaguardia del capitale umano, un’ulteriore valorizzazione del lavoro, in tutti i sensi”.

Napolitano ha parlato di Mezzogiorno, disoccupazione e disavanzo pubblico. I dati, dice, sono per certi versi drammatici. Richiedono interventi, ma il presupposto, sottolinea, “è certamente l’avvio di un nuovo clima di coesione sia politica sia sociale”. E rivolgendo un appello ai vertici delle organizzazioni sindacali, ha chiesto loro di ritrovare unità: “Amici delle organizzazioni sindacali. Permettetemi di esprimervi preoccupazione crescente dinanzi al tradursi di contrasti che tra voi possono sempre sorgere e di motivi di competizione, che non debbono stupire, in contrapposizioni di principio, in reciproche animosità e diffidenze, in irriducibili ostilità”.

E’ necessario “un nuovo clima di coesione sia politica sia sociale – ha proseguito il presidente della Repubblica -. Ma mi domando, ed è una domanda che può riferirsi anche alle relazioni tra le forze politiche: è inevitabile l’attuale grado di conflittualità, è impossibile l’individuazione di interessi e di impegni comuni?”, si è chiesto Napolitano, secondo cui “è ai fatti, e alle conseguenti responsabilità, che sempre meno si potrà sfuggire senza mettere a repentaglio quel qualcosa di più grande che ci unisce, quel comune interesse nazionale che non è un ingannevole simulacro, e senza finire per pagare prezzi pesanti in termini di consenso”.

Il Capo dello Stato ha lanciato poi un ennesimo appello alla consapevolezza delle dure sfide che ci attendono, per il pareggio del bilancio del 2014 e per creare le condizioni della ripresa economica e dell’occupazione. Nel farlo, ha lamentato che i suoi appelli siano spesso accolti quasi con fastidio o “ipocrisia istituzionale”. ”Sembra quasi talvolta – ha detto il presidente della Repubblica – che l’accogliere oppure no, il far propri sinceramente oppure no quei miei richiami, o comunque si vogliano definirli, sia una questione di galateo istituzionale o un esercizio di ipocrisia istituzionale”.