Il caso Lassini rimane al centro del dibattito politico milanese e sta mostrando le difficoltà del Pdl a uscirne. Oggi Letizia Moratti ha ribadito che per lei “il caso è chiuso, Lassini si dimetterà”.  A correggerla è arrivata non un esponente dell’opposizione, ma il sottosegretario Daniela Santanchè con un duro monito: “L’unico giudice del comportamento di Lassini sono gli elettori visto che le preferenze consentono ai cittadini di premiare o punire un candidato, mentre una censura dall’alto mi pare molto poco democratica”. A inasprire ulteriormente gli animi è arrivata la presa di posizione della Lega Nord: “Lassini non deve entrare in consiglio comunale”.

“A parte il fatto che è di Turbigo – ha attaccato Matteo Salvini – e io che sono di Milano a Turbigo non mi candido, se Lassini è una persona seria, nel caso venisse eletto dovrebbe dimettersi un secondo dopo”. “Ci piacerebbe sapere che cosa ha da dire Lassini su Milano – ha affermato il segretario provinciale milanese della Lega, Igor Iezzi – e non le sue cialtronate sulle Br in Procura: spero che si ritiri, ma che si ritiri veramente. Lassini non deve entrare in consiglio comunale, perché ha fatto una stupidata e le stupidate in politica si pagano”.

Moratti stamani aveva garantito: “Per me il caso è chiuso”. Per Lassini forse no.  Dopo aver fatto mea culpa, ieri il candidato alle elezioni amministrative per il Pdl aveva corretto il tiro: “Ormai le liste sono state presentate, non è più possibile escludermi”. Parole che hanno fatto infuriare il sindaco di milano: “Il segretario regionale del Pdl, Mario Mantovani, ha in mano una lettera di dimissioni irrevocabili da parte di Roberto Lassini, secondo quelle che sono le modalità comunicate dal Viminale”, ha detto la Moratti che all’indomani delle indagini su Lassini aveva dichiarato: “O me, o lui”. Ma alle certezze del sindaco si rivolge il suo rivale candidato e presidente del Consiglio comunale, Manfredi Palmeri. “Dimissioni irrevocabili da cosa?”, si chiede. “Dalla lista del Pdl collegata alla Moratti non è possibile perchè il candidato da loro inserito non può essere tolto. Dal Consiglio comunale non è possibile perché ci si può dimettere solo da una carica che si ricopre”, aggiuge Palmeri, “La Moratti, lungi dall’essere risolutrice come aveva fatto finta di essere, è corresponsabile di questa farsa che offende sempre di più le istituzioni e i milanesi”.

Ma più che sulle dimissioni, è sulla parola “irrevocabili” che si spaccano le posizioni. Il vice sindaco di Milano e assessore alla Sicurezza, Riccardo De Corato, è andato in soccorso di Letizia Moratti, affermando che “se la lingua italiana ha ancora un senso, la questione e’ chiusa”. Lassini, però, va alla sostanza e spiega: “Non è colpa mia se l’atto di rinuncia che ho presentato non comporta la mia estromissione dalla lista del Pdl”. Ma poi getta acqua sul fuoco: “Premesso che non posso essere tolto dalla lista dei candidati, chi vuole votarmi metta semplicemente una croce sul nome Moratti”.

“E’ chiaro che l’eversivo Lassini sta prendendo in giro sia la Moratti che il presidente della Repubblica. Forte dell’appoggio di Berlusconi e dei suoi house organ, sta facendo campagna elettorale”, afferma Leoluca Orlando, portavoce dell’Italia dei Valori. Che richiama il sindaco di Milano: “A questo punto se la Moratti avesse un minimo di dignità, dato che ha detto che lei è incompatibile con un personaggio del genere, dovrebbe dimettersi”. Altro che caso chiuso. L’appoggio dato a Lassini a cui si riferisce Orlando è quello raccontato dallo stesso quasi-candidato ieri a ‘Porta a Porta’. “Mi ha chiamato il presidente Berlusconi per esprimermi la sua solidarietà dopo gli attacchi di questi giorni”. Secondo Felice Belisario, capogruppo dell’IdV al Senato, “la solidarietà del premier dimostra chiaramente che Lassini è solo il braccio operativo di una mente ossessionata dai giudici: quella di Silvio Berlusconi”.

Ma il sostegno a Lassini non è arrivato solo dal presidente del Consiglio. Mercoledì, durante un’intervista radiofonica, il sottosegretario Daniela Santanchè aveva accusato Letizia Moratti di aver sbagliato a voler escludere il candidato. “Lo voterei anche in nome di Enzo Tortora perché la battaglia è la stessa, quella della giustizia”, era stata la sua dichiarazione. E poi c’è ‘Il Giornale‘, il primo quotidiano a cui Lassini – presidente dell’Associazione dalla parte della democrazia, firmataria dei manifesti “Via le Br dalle Procure‘ – aveva fatto una prima, parziale, ammissione di colpa. All’indomani del suo coinvolgimento e delle richieste di un passo indietro dai vertici del Pdl, il quotidiano ha subito difeso la sua candidatura, in nome della democrazia. E ha invitato i magistrati a mettersi un po’ in discussione.