Non un prelato comunista, ma poco ci manca. Dopo che per la Lega è stato l’imam di Milano e un baluardo del cattocomunismo, ora per il Giornale Dionigi Tettamanzi “sembra perdere la sintonia con gli umori profondi dei cattolici che si riconoscono nei colori del centrodestra”. Un’evoluzione, quella dell’arcivescovo di Milano, testimoniata dal suo discorso di ieri sugli ingiusti che non vogliono farsi giudicare. Un’omelia “ad personam”, l’ha definita il quotidiano di famiglia Berlusconi, visto il chiaro riferimento al Cavaliere. Proprio nei giorni in cui il premier è riuscito a farsi approvare alla Camera il processo breve, per svicolare dalle sue beghe giudiziarie. “Giorni che potremmo definire perlomeno ‘strani’ e che i più dotti direbbero addirittura giorni ‘paradossali’”, sostiene Tettamanzi. E il Giornale commenta: “L’arcivescovo non resta sul vago. Tocca terra. E anzi, sembra indirizzare un messaggio all’inquilino di Palazzo Chigi”.

Si è chiesto l’arcivescovo: “Perché molti agiscono con ingiustizia, ma non vogliono che la giustizia giudichi le loro azioni?”. Nessuno viene citato direttamente. Ma il riferimento a Silvio Berlusconi è chiaro, tanto che “i settemila fedeli radunati sotto le volte del Duomo pensano che quella frecciata sia destinata ad Arcore”, ammette il Giornale. Una vera e propria “uscita politica”, quella di Sua Eminenza, che tra l’altro – non manca di far notare il quotidiano di via Negri – è dimissionario, visto che il suo secondo mandato sta per scadere.

“L’omelia delle palme diventa in qualche modo una predica ad personam”, scrive il Giornale. Il riferimento al premier è ancora più inequivocabile perché nel momento dell’omelia Berlusconi sta presentando la candidatura a sindaco di Letizia Moratti al Teatro nuovo in piazza San Babila, “vicinissimo in linea d’aria”, tanto che l’arcivescovo “pare rivolgersi a lui in tempo reale dal pulpito del Duomo”. Da qui la critica a Tettamanzi di non essere in sintonia con la pancia dei cattolici e di “leggere la realtà con gli occhiali tridimensionali della carità”. Ma non tutti i berlusconiani sono d’accordo nell’interpretazione delle parole del cardinale. C’è chi, come il presidente della Lombardia ed esponente di Cl Roberto Formigoni, ci vede un riferimento universale: “Tettamanzi ha detto che chi è ingiusto deve farsi giudicare. Ma chi di noi può ritenersi giusto? C’è qualcuno che possa dirsi giusto? – si chiede il governatore -. Quello dell’arcivescovo è un richiamo che va a tutti gli esseri umani”.

A dire il vero non è la prima volta che le parole di Tettamanzi levano la polemica del centrodestra. Come quando, lo scorso gennaio, ha affermato che da coloro che guidano il Paese “tutti attendono esemplarità, nel pubblico e nel privato”. Un evidente riferimento al caso Ruby e al bunga bunga delle notti di Arcore, che quella volta il Giornale ha però fatto finta di non cogliere. Anzi, ha titolato: “Contro il Cav riscrivono l’omelia di Tettamanzi”, accusando gli altri quotidiani di travisare la predica dell’arcivescovo, in realtà intenzionato a chiedere “ai giornalisti un freno al gossip”.

Ma se tre mesi fa Tettamanzi si è salvato, non così era stato nel dicembre 2009. Quando la Lega lo aveva paragonato addirittura a un imam. Nel ‘Discorso alla città’, l’annuale omelia tenuta per Sant’ambrogio, l’arcivescovo aveva bacchettato la giunta Moratti sul tema dell’accoglienza agli stranieri e aveva criticato la politica degli sgomberi dei campi rom. “Onorevole Tettamanzi”, titolava a tutta pagina la Padania due giorni dopo. E scriveva “Cardinale o imam? Se lo chiedono in molti. Tettamanzi la città la vive poco”. E ancora: “Ci ha abituato alle sue alquanto originali aperture alla presenza di moschee in ogni quartiere”, senza preoccuparsi dell’avanzata dell’Islam.

Male era andata all’alto prelato anche l’anno prima. L’occasione ancora Sant’Ambrogio, simili le parole dal pulpito sul “bisogno di luoghi di preghiera ancor più urgente per le persone che appartengono a religioni diverse da quella cristiana”. Il Giornale aveva titolato: “Se il vescovo fa il tifo per Maometto”. Mentre il ministro leghista Roberto Calderoli l’aveva definito “uno degli ultimi baluardi del cattocomunismo: Tettamanzi non spende parole quando si tolgono i crocifissi dalle scuole, ma si fa oggi paladino delle moschee”. Lui, cardinale quasi musulmano per il Carroccio. E, oggi, quasi comunista per i berluscones.