Se ti chiami Ambra Angiolini e a 15 anni sei stata il “fenomeno” di Non è la Rai, se poi hai fatto un percorso distante dal pensiero dominante berlusconiano, se poi sei scesa in piazza contro “il puttanaio” dell’inquilino di Palazzo Chigi, se poi ti sei esposta ad Annozero contro il carrierismo a colpi di prostituzione, allora scatta la rappresaglia. Ieri sulla copertina del settimanale Chi diretto da Alfonso Signorini, spin doctor del presidente del Consiglio, campeggia una foto dell’attrice che bacia un collega (e non il suo compagno).
Fin qui potrebbe sembrare un servizio per gli amanti di gossip. E se fosse così non ce ne occuperemmo. Ma è il giornale che lo pubblica che fa la differenza. C’è un resoconto dettagliato del tentativo di Ambra di non far pubblicare quelle foto. Il direttore, si legge nel servizio, ad Angiolini “risponde che l’unica cosa che lui può fare è darle voce”, perché “un servizio acquistato è un servizio pubblicato”. Ha ragione Berlusconi: Signorini è proprio “un diavolo”. Il suo discorso è ineccepibile. Ma c’è un particolare: la regola vale per Ambra e non per altri.
È noto, infatti, che il direttore, delle foto o dei video che gli passano fra le mani fa un uso strategico. Pubblica, acquista e non pubblica, avverte dell’esistenza delle immagini. Dipende dal soggetto. Per esempio, informa Marina Berlusconi di un video imbarazzante, realizzato con un cellulare, che riguarda Silvia Toffanin, compagna di Pier Silvio Berlusconi. Il filmato viene acquistato dalla famiglia e fatto sparire. Ed è sempre Signorini che pubblica solo le immagini più “innocue” di Barbara Berlusconi, con un ragazzo fuori da una discoteca. Si racconta anche di foto innocenti, ma non gradite, del ministro Angelino Alfano, ritratto su una spiaggia mentre si fa fare la manicure. Quelle immagini passate per Chi non sono mai state pubblicate.
Se invece le foto sono di una donna che ha dichiarato: “Ormai sembra che tutto si debba chiedere a Berlusconi. La società si ammala per questo motivo”, allora Alfonso Signorini tira fuori la regola d’oro dei giornalisti: una notizia si pubblica. Sì, ma sempre, non a convenienza.
Il Fatto Quotidiano, 17 marzo 2011













