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Fede di moglie: Diana assolve Emilio

La De Feo al Giornale: "Non c'è nulla contro di lui"

Emilio Fede con sua moglie Diana De Feo

Italo Bocchino è un infame cornificatore: Emilio Fede – invece – un peccatore pio, che merita l’assoluzione della moglie, e quindi anche la celebrazione festosa di tutta la società civile, che si stringe a lui, nel momento della riconciliazione, chiamata al perdono dalle colonne de Il Giornale.

Per Silvio Berlusconi si invoca la libertà sessuale. Per il reprobo di Futuro e libertà si prepara il processo per adulterio, come nemmeno nell’Italia anni Cinquanta. Per il direttore del Tg4 scatta l’indulto: il bunga bunga viene evangelicamente sanato, grazie al rito di celebrazione muliebre. Purtroppo non è uno scherzo, e nemmeno un errore di stampa, ma l’ultima trovata nella nouvelle vague del giornalismo vendicativo – variante Tomponziana – messa in scena ieri dal quotidiano di via Negri.

I lettori de “Il Fatto” che amano le emozioni forti, dovrebbero fare un esercizio educativo, incorniciando la copia de Il Giornale di ieri. Perché se è vero, come dice Nichi Vendola, che siamo nel tempo in cui nella politica prevalgono le “narrazioni forti”, è anche vero che, sopra tutti gli epigrammi dispersi e frammentati del centrosinistra dominano incontrastate, nella loro brutale efficacia e nella loro comicità grottesca, le grandi favole del ciclo arcoriano. Certo: si può ammirare l’esercizio di stile di un orwellismo in calza di nylon quando Il Giornale difende il fido Fede attraverso Diana De Feo: “Lei dice: ‘Ho fiducia in lui’. Ma i pm lo vogliono processare”.

Però il principio di coerenza salta quando a pochi centimetri il racconto diventa una bastonatura di randello nodoso se si tratta di crocifiggere l’odiato nemico finiano: “La moglie sbugiarda Bocchino” (fenomenale). Se non altro perché siamo nello stesso giorno in cui Giuliano Ferrara a “Radio Londra” continua a tessere la fiaba a puntate delle vergini di Arcore assediate dalla vandea dal dileggio dei neo talebani (trattasi di tre sani “vaffanculo” raccolti a Maglie, per opera meritoria dei cittadini pugliesi).

E anche perché siamo nello stesso giorno in cui il Tg di Enrico Mentana fa vedere la meravigliosa premiazione messinese in cui un anno fa il biancovestito Fede annunciava pubblicamente che, dopo averla conosciuta, avrebbe aiutato “Una ragazza di tredici anni a cambiare vita davvero” (è stato di parola: anche se gliel’ha cambiata in peggio).

Attenzione: mentre il video fissa la datazione del reato di “induzione alla prostituzione” i giornali di centrodestra disegnano, con più prontezza dell’Onu, una no-fly zone sulla testa di Emilio. Che parlava della redenzione di Ruby, ovviamente: quindi Berlusconi aveva ragione: non sapeva davvero che avesse 17 anni (perché Fede era convinto che la povera Karima andasse alle medie).Il motivo per cui va collezionato il quotidiano di Alessandro Sallusti, quindi, è che le barriere del buonsenso vengono abbattute alla velocità della luce, articolo dopo articolo, senza che ci si renda conto di quel che sta accadendo. Con la solita sintonia, su Chi la foto di Diana De Feo regge questo titolo perfettamente intonato: “Giù le mani da Emilio”. E sulla prima pagina Libero, non ci si tira indietro: “Bocchino inguaiato dalla moglie”. Dentro i toni sono apocalittici: “Il vizio di Bocchino. Idee, amici donne: ha tradito tutti” (ma almeno Belpietro si astiene dall’esercizio di lifting mediatico su Fede). Il che è comunque meraviglioso, visto che viene teorizzato su testate che fino a ieri invocavano il diritto alla privacy per le mantenute dell’Olgettina e la libertà sessuale per Silvio Berlusconi quando cornifica sua moglie.

Su Il Giornale un inviato dalla penna solitamente alata come Stefano Filippi si ritrova (deve essere una resistenza passiva alle comande della direzione virata abilmente in satira?) a scrivere nello stile di Grand Hotel: “Quella santa donna della De Feo assolve Fede. Lo fa con serenità e con tenerezza, con parole semplici da cui traspare un velo di amarezza senza rimproveri”. Insomma, il direttore (indagato) del Tg4, assurge, per mitopoiesi sallusto-signoriniana alla catarsi liberatoria. Mentre la drammatica intervista di Gabriella Buontempo a Vanity fair (che parlava con dolore e misura di un tradimento privato) diventa un affare di Stato, e viene immediatamente rovesciata per attaccare il vicepresidente di Fli. Delle due l’una. O dovrebbero teorizzare la privacy anche per Bocchino, oppure dovrebbero massacrare Berlusconi quando sua moglie racconta che è “un porco”, “uno malato”, un drago a cui “si offrono in pasto le vergini” (Suggerisco il titolo retroattivo: “La moglie sbugiarda Berlusconi”).

Insomma, ieri Alessandro Sallusti, con la sua geniale capacità inventiva, ha celebrato un capolavoro di doppiopesismo, inventando la categoria del coniugalismo amorale. Un intervento perfettamente coordinato con le linee guida ideologiche dettate dal Chi di Alfonso Signorini. Ecco l’ultima perla di letteratura comparata. Su Bocchino Francesco Cramer (soprannominato affettuosamente “B52”, dal suo capo Salvatore Tramontano) scrive: “Sputtanato dalla moglie, sbugiardato da Baudo, demolito da D’Agostino, affossato dalle colombe, stroncato dalla stampa”. Invece, con la sua prosa satirica, Filippi contrappuntava così: “E dunque oggi Diana De Feo, nipote di un notaio, figlia dell’ex segretario di Togliatti, avanza di un passo scegliendo di fare da scudo al consorte mentre il caso Ruby subisce una accelerazione”. Filippi in questa sua resistenza passiva alle direttive di Sallusti si mostra geniale e chiude così: “Lady Fede sapeva che lui la tradiva, che è un bugiardo di prima classe: ‘Non capisci mai se dice una bugia quando dice una cosa vera, o se dice una cosa vera quando dice una bugia’”. Un apologo in codice. Filippi voleva di certo dire che è una epigrafe perfetta anche per il berlusconismo.

da Il Fatto Quotidiano del 17 marzo 2011