Venerdì 11 marzo su Rai Storia alle ore 13, e in replica all’una di sabato notte per chi a quell’ora lavora, andrà in onda La città del sole, scritto e diretto da Gianni Amelio, regista che ha al suo attivo grandi titoli come Lamerica e Le chiavi di casa.  La proposta di questo raro film tv, messo in onda per la prima volta nel 1976 sul secondo canale, rientra nell’interessante progetto Rewind – la Fiction, la Storia, le Storie che ripropone il meglio della fiction televisiva della Rai prediligendo i lavori di argomento storico.

Questa la trama pubblicata sul sito di Rewind: “Siamo all’inizio del 1600 e il filosofo Tommaso Campanella è imprigionato a Napoli, nel Maschio Angioino, con l’accusa d’aver ispirato con i suoi scritti un tentativo d’insurrezione contro il governo spagnolo in Calabria. Ma la sua figura vive nelle campagne di quella stessa terra grazie al dialogo tra un ragazzino quindicenne e un monaco dall’identità imprecisata incontratisi per caso…”.

Girato in 16 millimetri nel ’73, cioè tre anni prima della trasmissione televisiva, La città del sole è la seconda prova del regista, che aveva iniziato la sua carriera con La fine del gioco (1970) sempre nell’ambito del progetto Rai “Film Sperimentali per la TV”. Ad interpretare il filosofo Campanella è Giulio Brogi, attore d’impostazione teatrale, simbolo forte del cinema impegnato di quegli anni Settanta in cui recita per i fratelli Taviani, Bertolucci, Cavani, Zurlini, Rocha e volto più sfuggente nei decenni successivi, fino ai recenti recuperi di Carlo Mazzacurati, La lingua del santo, e Franco Battiato, Niente è come sembra.

Nonostante non goda della stessa fortuna critica di altri progetti televisivi del cineasta calabrese, La città del sole è un lavoro per certi versi sorprendente che ha già in sé molto dell’Amelio maturo, a partire dall’incontro/scontro tra un adulto e un ragazzo. Il titolo è lo stesso dell’opera maggiore del frate domenicano Tommaso Campanella (1568 – 1639), dove s’immagina di uno stato perfetto, utopico e ideale governato da un principe sacerdote assistito da Potenza, Sapienza e Amore e in cui vige la comunione dei beni e delle donne, secondo il modello platonico.

La struttura del film, basata appunto sul confronto tra il monaco e il giovane, riprende concettualmente quella del testo storico-filosofico, impostato come un dialogo tra l’Ospitalario, cavaliere dell’ordine di Malta, e il Genovese, nocchiero di Colombo che girando il mondo ha scoperto nell’isola di Taprobana una città ideale per leggi e costumi. Per parte della critica troppo calata nel tempo in cui fu pensata, scritta e girata, è un’opera da vedere a prescindere, fosse solo per ricordarci di un mondo di ideali che si allontana sempre di più da noi.