Ieri, durante la puntata di l’Ultima parola, mi sono ritrovato mio malgrado testimone di questo episodio. Giulia innocenzi aveva appena finito di fare la sua domanda a Roberto Castelli: “Lei cosa pensa della direttiva che limita la libertá di informazione nei talk show. La voterà?“. Domanda intelligente, e scomoda per l’interlocutore: ma i telespettatori non hanno avuto modo di sentire una risposta. Perché la conduttrice di generazione Zero, lo spazio dedicato ai giovani nel programma di Michele Santoro, é stata subito investita da una invettiva “ad personam” del direttore di Libero Maurizio Belpietro. La sua colpa? Aver detto, in un precedente intervento: “Attenzione perché in politica non esiste solo la prostituzione femminile delle veline, ma anche quella dei maschi, e anche quella intellettuale dei giornalisti“. Apriti cielo. Belpietro é partito lancia in resta con un attacco personalizzato, brutale e politicamente scorretto alla giovane conduttrice: “Ma come, proprio tu parli? Ma perché non racconti come sei stata scelta tu, da Santoro?“.  La Innocenzi inizia a rispondere, quasi impassibile: “se vuole glielo spiego io, come sono stata assunta…“. Ma il direttore di Libero ha altro da dire, e non la fa concludere: “Ma come, c’erano mille precari della Rai e pensi che non ce ne sia uno, tra loro, capace di fare due domandine come te? Davvero non sai perché sei stata scelta? Perché Santoro vi vuole tutte in un certo modo, tutte uguali, tutte in quel modo lì… Sei come quelle lì, sei una velina anche tu. Non sei una giornalista!“.

Belpietro prosegue, la Innocenzi non si azzittisce: “E’ evidente che lei non é interessato a sentire la risposta alla sua domanda ma solo ad insultarmi. Lei é un maleducato. Le sue sono argomentazioni insinuanti e se ne ha il coraggio le deve esplicitare. Dove vuole arrivare?“. Belpietro: “Sto dicendo esattamente quello che ho detto: tu rubi il posto ai precari della Rai. Non c’é motivo che ci sia tu e non uno di loro“. A questo punto intervengono altri ospiti. La polemica si accende. E interviene il conduttore Gianluigi Paragone: “Ho invitato io Giulia Innocenzi, perché pensavo che potesse portare contenuti interessanti in questa trasmissione“. Va in onda un servizio. Poi la Innocenzi riprende per l’ultima volta la parola. È seria. Pacata. Ironicamente amara: “I telespettatori hanno avuto la possibilitá di giudicare in diretta che cosa sia la fabbrica del fango….“. Interviene Roberto Castelli: “Ma dai, cosa c’entra la fabbrica del fango? Anche la Lega é stata attaccata dal gruppo Espresso fin dalla sua nascita, venti anni fa….“. La conduttrice di Generazione Zero: “Ma cosa c’entra? Quelli erano attacchi politici, di contenuto. Questi sono solo attacchi personali. La tattica é la delegittimazione personale di quelli che esprimono critiche e sono portatori di un punto di vista diverso: così da poter dire che siamo tutti uguali, nessuno puó arrogarsi il diritto di dissentire“.

L’episodio merita qualche riflessione. Ho sentito il bisogno di prendere la parola, e di difendere Giulia (che pure si difendeva bene da se) perché l’attacco era fondato su una balla. La Innocenzi é tutto fuorché una velina. É laureata, preparata, ha fatto politica tra i giovani di An, poi fra i radicali, é arrivata seconda alle primarie dei giovani del Pd, in uno scontro senza rete. Perché quindi l’attacco di Belpietro non é ammissibile? Perché Belpietro queste cose le sa, ma fa finta di non saperle. Perché lo schema difensivo del berlusconismo é tale da portare le intelligenze nel baratro: siccome dobbiamo difendere veline, mantenute e meretrici, allora tutte devono essere equiparate a questo livello. É questo l’errore, questo il peccato mortale che trasforma le opinioni in propaganda.