Berlusconi condivide l’appello di Napolitano a superare le contrapposizioni. In una nota, il presidente del Consiglio afferma: “La nostra condivisione non è di parte ed è esente da ogni strumentalismo. E pensiamo che debba essere quella di tutte le forze parlamentari e politiche responsabili. Questo non toglie nulla alla libertà e alla serietà del conflitto politico, ma restituisce al paese la capacità, offuscata da comportamenti extra o anti istituzionali e da qualche errore di tutte le parti in causa, di tornare alla politica, tornare ai contenuti più impegnativi della politica, quelli che riguardano i cittadini e l’interesse generale. Faremo la nostra parte con proposte positive nel prossimo Consiglio dei ministri”.

In mattinata Giorgio Napolitano, in visita ufficiale a Bergamo, ha lanciato un forte appello a uscire “da una spirale insostenibile di contrapposizioni, arroccamenti, prove di forza da cui può soltanto uscire ostacolato ogni processo di riforma”. Il federalismo, le riforme per attuarlo sono “ormai giunte a buon punto”, ricorda il presidente della Repubblica. “E’ stato decisivo – aggiunge – e resta oggi decisivo un clima di corretto e costruttivo confronto in sede istituzionale”.

“C’è la dialettica delle forze politiche e sociali, ma non è lì che voglio intervenire, o interferire”, ha continuato Napolitano, che valorizza il ruolo delle istituzioni locali dove si svolge, se pur criticamente, un “confronto più sereno” rispetto a quello romano. Un confronto sul quale il capo dello Stato oggi preferisce  “glissare”.

Il capo dello Stato ha spiegato che il suo “fondamentale dovere è rappresentare l’unità nazionale che si esprime nel complesso delle articolazioni delle istituzioni”. Le istituzioni sono, quindi, il suo punto di riferimento e “poi c’è la dialettica tra le forze politiche e sociali ma lì – ha concluso – non ho compiti di intervenire né di interferire”.

“Non so – ha detto testualmente – se nei tempi confusi che stiamo attraversando qualcuno abbia potuto credere che la Spedizione dei Mille e l’intero fenomeno del garibaldinismo hanno rappresentato una dubbia storia di meridionali. Ma Bergamo fu una delle città più vicine a Garibaldi ed alle sue imprese. Dei Mille che salparono da Quarto, oltre 400 erano lombardi, 180 erano i bergamaschi. Poco dopo altre centinaia da Bergamo raggiunsero in Sicilia le fila garibaldine. I bergamaschi furono il fulcro dei ‘Cacciatori delle Alpì”. Napolitano ha citato i nomi di alcuni di quei garibaldini: Gabriele Camozzi, Francesco Nullo, quest’ultimo poi morto in Polonia dove aveva continuato a combattere per ideali di libertà.

Il Risorgimento – ha concluso Napolitano – fu guidato dall’ideale della libertà e dal principio di nazionalità strettamente uniti, “e da noi in Piemonte, come in Sicilia, in Lombardia come a Napoli, la nazione da unire e da liberare si chiamava Italia ed aveva radici antiche”.

“L’informazione sia più pacata”. In visita alla redazione dell’Eco di Bergamo, Napolitano ha detto: ”Occorre anche una informazione più responsabile, più pacata, affinché ci sia un clima politico di maggiore correttezza e sobrietà”. Il Capo dello Stato ha poi criticato il giornalismo televisivo: ”Ormai c’è uno spazio abnorme, nei telegiornali e nei notiziari, dedicato alla cronaca nera e giudiziaria. Queste notizie hanno preso il posto di notizie essenziali come, ad esempio, le informazioni internazionali, spesso sottaciute”. Queste notizie, ha aggiunto, sono importanti perché è necessaria, “una consapevolezza più diffusa della realtà internazionale oltre che di quella italiana”. Secondo Napolitano, ”molto spesso l’informazione è gridata e c’è una gara a chi grida di più, ed è difficile sottrarsi, dissociarsi, da questa rincorsa che finisce per immiserire l’informazione”.

(l. f.)