C’è chi insinua che si tratti di un astuto auto-spottone inscenato per promuovere il suo ultimo film “Il Trasformista” (mai titolo fu più profetico) che risale al 2002, ma verrà trasmesso in prima serata lunedì prossimo su Rai Tre. C’è chi rilancia motivando il coup de theatre del deputato di Fli con un presunto baratto in vista della epica giornata di domani: dimissioni di Barbareschi dal Parlamento, sua sostituzione con un peon berlusconiano, affidamento della direzione del Teatro Valle di Roma come premio-omaggio.
Certo è che la farsa allestita dall’esponente di punta dei pasdaran finiani ha avuto il merito di rendere ancora più vivace il già febbricitante postribolo di Arcore.

I fatti: due giorni addietro Barbareschi è stato ricevuto da Berlusconi a Villa San Martino. Intervistato da Cruciani alla Zanzara, il parlamentare mena il can per l’aia, senza fornire una perentoria smentita del suo passaggio al Pdl, fatto che, a suo dire, è solo l’illazione di “un buontempone”. In realtà, nei convulsi tam tam che hanno bombardato le agenzie nella giornata di ieri, si parlava di un avvicinamento di Barbareschi al gruppo dei Responsabili, la conventicola che aduna ex colombe finiane come Silvano Moffa, Catia Polidori, Maria Grazia Siliquini e gli ex Idv Domenico Scilipoti e Antonio Razzi.

Ma alla domanda precisa di Cruciani (“Lei conferma che al momento resta in Futuro e Libertà?“), il finiano di ferro glissa: “Allora, oggi ho spiegato molte cose a Fini che non aveva chiare, come il pericolo del trasformismo, la nostra posizione, quella del Polo, una serie di cose. Lui ha capito certe cose, ne ha preso atto e lunedì faremo un altro incontro“.

Barbareschi non accetta ipotesi di alleanza con Rutelli o addirittura con Idv e Sel, come azzardato da Briguglio, perchè “noi dobbiamo mantenere la nostra posizione di centro-destra (…), all’interno di un partito si discute, si litiga, ci si caccia, fa parte della normale dialettica. Quando però c’è il trasformismo e la voglia di cambiare è troppo forte, magari uno non ce la fa, ecco“.

Inevitabile, quindi, la richiesta di delucidazioni sull’affettuoso incontro con il cavaliere di Arcore. “Non ci vedevamo da due anni, mi faceva piacere incontrarlo – replica Barbareschi – con molta amicizia abbiamo parlato di vari temi legati alla cultura, al meccanismo meritocratico legato alla dignità del lavoro, alla telecomunicazione“. En passant: Barbareschi è lo stesso che applaudì la causa milionaria intentata da Mediaset contro Youtube e che espresse la viva intenzione di presentare una proposta di legge che limitasse il portale di video-sharing e consentisse la visualizzazione dei filmati in cambio di un obolo.

Il milite finiano ammette che il premier gli ha proposto di passare al Pdl in cambio di appetibili incarichi (“non trovo nulla di male in questo, ma non siamo tanto entrati nel merito, non sono entrato in nessuna trattativa, ho voluto solo parlargli di temi che mi sono cari“, chiosa l’attore). Poi “ci siamo lasciati con delle riflessioni su un …ehmm…un progetto“.

E come la mettiamo, allora, con le fustiganti dichiarazioni di Barbareschi contro il presidente del consiglio (“Berlusconi si deve fare da parte – Berlusconi è paragonabile a Nerone – Alcuni deputati finiani sono stati comprati da Berlusconi prima del voto di fiducia – Berlusconi deve andare a casa – Bisogna rottamare il berlusconismo”)? Il nostro eroe ancora una volta tende una manina al Cavaliere e replica che, in realtà, lui non ce l’ha con Berlusconi, ma con il berlusconismo, con quelli che “per compiacere il sovrano non amano affrontare un contraddittorio“. La colpa è soprattutto di La Russa e Gasparri, che “hanno fatto più danni a Berlusconi di chiunque altro“.

Avvinto dall’allure dell’arcorese del consiglio, Barbareschi sembra che abbia da lui mutuato anche il vizietto di negare. Alla domanda secca di Cruciani (“Lei aveva detto che Berlusconi era un vecchio porco?“), il nostro nega sdegnosamente. Purtroppo la rete non inganna: quella frase è stata proprio pronunciata da lui (“Forse, come afferma Belpietro, è solo un “vecchio porco”, ma si dà il caso che abbia un ruolo istituzionale e noi abbiamo tutti i diritti di chiedere che si faccia da parte, perché non ci rappresenta“), come si legge sul sito di FareFuturo in un articolo di Alessandro Oriente del 18 gennaio 2011.

Barbareschi, al solito, ciurla nel manico, definendosi allergico al bacchettonismo e al moralismo esasperato, sicchè non esprime giudizi di sorta sulla condotta dissoluta del suo caro amico Silvio e condanna fermamente ogni sorta di linciaggio mediatico.

E sull’inchiesta dei magistrati di Milano biascica fonemi interpretabili solo con un rumorofono. L’unico concetto che si comprende è il seguente: “Se io vedo pubblicata una foto delle feste di Berlusconi, sarò profondamente offeso come Italiano“.

Ma non è finita: l’attore più sottovalutato d’Italia ci mette anche il carico da briscola, regalando uno scoop da prima pagina sul rotolo di casa Arcore. “In Italia sulle notizie importanti non è mai uscita una foto, dalla strage di Bologna alla strage di piazza Fontana. Però, quando si vuole, ti vengono anche a registrare quello che hai fatto in casa, ti portano le macchine fotografiche. E’ bene sapere che a casa di Berlusconi le foto scattate e le registrazioni video non sono state fatte coi telefonini, ma con apparecchi che costano più di 20.000 – 25.000 euro l’uno“. Insomma, veri e propri “apparecchi da spionaggio” utilizzati da misteriose talpe al servizio degli investigatori.

Mancava soltanto che Barbareschi citasse Ruby come agente del Mossad (tormentone trend di alcuni siti di contro-informazione) e il complotto demo-pluto-giudo-massonico era bell’e pronto.

Insomma, con questa abbacinante intervista è indubbio che Barbareschi abbia tutti i numeri per passare alla corte di re Silvio. I suoi trascorsi con il Pdl e con il programma tv “Il grande bluff” lo dimostrano inequivocabilmente.

PS: Oggi Barbareschi si è presentato come se nulla fosse accaduto al pranzo che, ogni mercoledì, si organizza tra i finiani nello studio del capogruppo Italo Bocchino. L’imbarazzo, raccontano alcuni commensali, è stato grande e non sono stati pochi quelli che hanno abbandonato la sala per “evitare di parlarci, in attesa che chiarisca la sua posizione”. Ma ecco l’intervento di Barbareschi il 7 novembre al meeting che ha lanciato Futuro e libertà. Fu lui a introdurre Gianfranco Fini, in un intervento appassionato e più volte interrotto dalla commozione