Parte la guerra al fondatore di Wikileaks. Christian Whiton, analista del Foreign Policy, chiede che Assange venga inquisito per terrorismo: “il suo non è giornalismo, è un atto di guerra contro di noi”. Contro l’hacker australiano arrivano anche le accuse di stupro da parte di due donne svedesi e le accuse dagli stessi membri del gruppo contrari al comportamento accentratore del fondatore: Daniel Domscheit-Berg, già braccio destro di Assange, spiega perché ha deciso di lanciare un’altra piattaforma, openleaks.org. Ma Julian e Wikileaks sono ormai un fenomeno mondiale, se contro di loro si scagliano l’amministrazione americana e governi di tutto il mondo, gli attacchi crescono in maniera direttamente proporzionale al supporto internazionale per l’organizzazione. Anche perché, conclude Kristinn Hrafnsson, il giornalista islandese ora diventato portavoce di Wikileaks. “Democrazia, senza trasparenza, è soltanto una parola vuota”  a cura di Citati, Galeazzi, Mello  guarda il primo capitolo guarda il secondo capitolo