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Archivio cartaceo | di Malcom Pagani | 28 dicembre 2010

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Un uomo chiamato Marra

Fenomenologia di un autore che nessuno conosce ma che spende decine di migliaia di euro in spot televisivi con la Arcuri

Da alcune settimane, implacabile, il faccione da fotoromanzo dell’avvocato cassazionista Alfonso Luigi Marra invade la programmazione preprandiale degli italiani. Lo spot del suo ultimo libro (Marra ne ha pubblicati a sue spese una decina e i titoli, da Cucciolino a La storia di Aids testimoniano un eclettismo impermeabile al senso del ridicolo e alle cattiverie) è interpretato da Manuela Arcuri. L’attrice, il dubbio disegnato sul volto, introduce Il labirinto femminile, epistolario via sms (con il sospetto dell’autobiografia) tra un’avvocatessa e il titolare dello studio in cui la donna di legge lavora. Manuela legge un testo che le scorre davanti agli occhi e con il trasporto di una condannata sillaba: “Il labirinto femminile è un’opera per liberare la coppia e la società dallo strategismo sentimentale che le tormenta e ha enormemente rallentato il cammino della civiltà”. In Rete, a pochi giorni di distanza, è tutto un fiorire di reazioni screanzate, ironie grevi, insulti irriferibili ai quali, cavallerescamente, il lupo silano Alfonso Luigi Marra risponde azzannando. “Se togli le parole culo e figa, non rimane niente. Sono decerebrati in libera uscita”. L’uso di bellezze per veicolare il messaggio non gli è alieno. Sul Web si possono rintracciare filmati di Marra dottamente impegnato a spiegare sul divano di casa lo stritolante meccanismo del credito bancario a due bellezze di nuda gamba come Aida Yespica e Sara Tommasi. Le due annuiscono ignare, lui inveisce con la sinistra e non di rado, storpia qualche termine, con particolare accanimento in ambito pissicologico. Oggi cambia volentieri obiettivo. Onore non sempre significa onere.

Marra, la irridono a milioni.
Stolti, volgari, nullità. Credo di aver utilizzato il mezzo più convenzionale del mondo nella maniera più normale. Quel che nessuno vuole dire è che la differenza, nel mio caso, la fanno i contenuti.

I contenuti.

Nelle pubblicità si esprimono tutti in modo ridicolo. Invece Manuela Arcuri, seria seria, dice cose vere. E spaventa.

Addirittura?
I numeri delle persone che hanno visto il mio spot impressionano. Ma i dati registrati su Youtube non hanno alcuna attendibilità, sono fasulli, alterati. Su Repubblica l’avevano cliccato in poche ore 250.000 individui, ma là dove contano, hanno fatto scomparire il numero. Tutti si atteggiano a rigorosi controllori del flusso di gradimento individuale, ma in realtà ognuno fa quel che gli pare.

Dolo o complotto?
Di entrambi un po’. Hanno detto che il mio spot era il peggiore del decennio. Violentano la verità. Secondo lei milioni di persone si mettono a osservare uno spot solo perché lo considerano orrendo?

Lei come come lo giudica?
Molto interessante, particolarmente bello e soprattutto, nel libro, io dico cose vere. Se non lo fossero mi prenderei un grosso rischio, mi brucerei.

La Arcuri legge un gobbo, è imbarazzata.

Ma anche se fosse così? E’ il lavoro degli attori. La cultura delle strullate e degli orifizi, la cultura nella quale siamo immersi, si scandalizza del nulla. Sono invidiosi, gelosi. Li sto facendo diventare pazzi.

Gelosi?
La gelosia è il più importante dei sentimenti, serve a precostituire una griglia che freni la velleità di riconoscimento. Appena tiri un po’ la testa fuori dal sacco, te la tagliano a meno che tu non abbia il collo d’acciaio. Io, modestamente, ce l’ho.

Quindi Arcuri è un bersaglio per colpire lei?
Certo. E’ elementare. Qui non attaccano Manuela, poverina, qui si vuole fermare il libro.

Esagerato.
I miei scritti non sono nuovi per gli italiani.

Ci permetta di dubitare.
A milioni conoscono me e il contenuto delle mie opere. Tutti i politici italiani, tutti i magistrati e i giudici, anche i giornalisti. Altro non fosse perché sono i destinatari delle cose che scrivo.

Come?
La legge Pinto, quella sulle lungaggini processuali, si chiama così e io non so il perché. L’ho generata io (sic) quando ero deputato e sempre io ho generato (sic) tutte le tesi che sono diventate pilastri della giurisprudendenza e della Cassazione italiana. Cose che sanno tutti. I cani e i porci.

I porci.
Sono io che ho scritto la legge sulle etichettature dei prodotti agricoli e ittici al dettaglio, fanno finta che se lo sò scordati, sempre io a scrivere il documento chiave, fondamentale sulla riforma istituzionale europea.

Io, io, io.
Non ho finito. Il diritto di famiglia australiano l’ho formulato io. Gli australiani sono un popolo di simpaticoni, ma sono ignoranti come capre. Poi ho uno studio enorme, con 41.000 clienti. Lo sanno tutti. Non c’è nessun mistero, solo che da 25 anni, intorno a me hanno eretto un muro di silenzio.

Perché lo farebbero?
Quel che dico è alternativo alla vulgata ufficiale e disturba. Tutti dicono di voler cambiare le cose, ma l’unica vera rivoluzione culturale è firmata Alfonso Luigi Marra. Il sapere modifica i rapporti di forza.

Molto gramsciano.
Poveretto. Io non sono Gramsci che si fa uccidere in carcere (sic), io sono bravo a sconfiggere i miei nemici, conosco il valore dei soldi, capisco che non bisogna indebolirsi economicamente se si vuole affrontare una società di mostri come quella di oggi. E passo al contrattacco.

Oddio.
Farò altri spot.

E’ una minaccia?
Appariranno una serie di personaggi di primissimo piano della cultura italiana, della politica e del giornalismo. Li ho chiamati: ‘se vuoi ti incasello (sic) al posto della Arcuri, ti mando il libro e in 25 secondi, mi dici cosa ne hai pensato’.

Nomi?
Non glieli posso fare, li brucerei. Se vuole uno lo può interpretare anche lei.

La ringrazio, ma ho una curiosità: gli altri si presterebbero gratuitamente?
No, sì, non mi faccia questa domanda. Comunque la società si evolve, guarda sempre meno alla conservazione e si è rotto il muro del silenzio. Sul mio libro e sul mio fenomeno si può avere anche una lettura da cretini, ma è perdente. Se non è stato possibile fermarmi prima, d’ora in poi lo sarà sempre meno. La mia essenza non è statica.

Il dinamismo di Marra.
Esatto. Nei prossimi giorni chiarirò meglio la mia posizione sullo strategismo sentimentale e tutti quelli che hanno ironizzato a buon mercato, faranno la figura degli imbecilli.

Ci definisce strategismo?
Glielo dico come farei nello spot. Con un tono scherzoso, perché ci mancherebbe altro che in una società di strategici (sic) come la nostra, la gente non sappia cosa è lo strategismo.

Un po’ criptico.
Dal 1985 sostengo che lo strategismo è la fondamentale chiave di lettura del comportamento, che le sue degenerazioni sono la spiegazione del malessere della coppia e della società e che l’averlo decifrato, mi ha consentito di scoprire il modo di formazione del pensiero.

Tutto magnifico, scusi la prosaicità, ma chi paga?
Debbo ripetermi. Posseggo lo studio più grande d’Italia per numero di clienti e per rilevanza delle cause.

Quindi paga tutto lei.
Non pago tutto io, (prende tempo, sbanda ndr) questa è una società editrice (La Omogeneitas ndr), io comunque ho una disponibilità economica enorme e investo tutto quel che guadagno in direzione cultura. Questa è una guerra e alla fine non ci sarà un cane che potrà dire che non ho fatto ogni passo con i soldi miei. I miei colleghi sono tutti gelosissimi di me.

Quanto costa la guerra?
Io scelgo gli orari più economici. Le faccio un esempio: lo spot nell’imminenza di Annozero costa 20.000 euro? Allora io me ne frego di Santoro e scelgo la fascia accanto al Tg3. Spendo meno ed ho quasi lo stesso pubblico. Ho condotto una campagna molto ampia con costi estremamente bassi?

Un milione di euro?
Noooo. Più o meno 50.0000 euro alla settimana, finora al massimo ho tirato fuori 150.000 euro. E vorrei dire una cosa ancora.

Prego.
Credo di essere uno dei principali contribuenti della Campania, non faccio l’impiegato delle poste io, ho migliaia di cause, da Strasburgo a Canicattì’.

Lei a Strasburgo c’è stato.
Ero comunista, poi ho rotto con il Pci e quando mi sono dimesso dal sindacato, mi hanno fatto terra bruciata intorno.

Andò da Berlusconi.
Una storia breve. Gli parlai. Se ha resistito alla personalizzazione della politica è solo perché aveva un patrimonio economico solidissimo.

Sarà. Lei intanto lo sta dissipando dietro ai suoi libri.
Se invece di sostenere le mie iniziative divulgative conservassi per me, sarei ricchissimo. Ma stavolta godrò io. Ho la sensazione che la vendita del mio libro sia partita in maniera pesantissima.

Ovvero?
Eh, non si trova più da nessuna parte. 50.000 copie, polverizzate.

Non mi dica.
Ho pagato il prezzo del noviziato, mi hanno considerano un untorello, ma questa volta ci saranno anche i ritorni. Tanto per essere chiari, il prossimo libro non lo do più a nessuno.

Editori importanti le hanno chiesto di pubblicare la sua prossima opera?
Neanche un po’. Però se mi mettessi in cammino a offrirlo, avrei la fila. Ma ripeto, non sono più disponibile.

Non tutti capirebbero, leggiamo: “la non dialogicità sessuale e la non orgasmicità femminile quali effetti delle politiche del potere economico per inibire il confronto”.
Il libro è a strati. La prima parte la leggono tutti, la seconda è più complicata. Quando si arriva dalle parti della scoperta ontologica ci si smarrisce un po’.

Non si deprima.
I milioni che mi hanno letto sanno benissimo che io non prendo la penna in mano se non ho nulla da dire. Io, il lettore, non lo tradisco mai. E non ho paura.

Teme per la sua vita?
Ho scritto di banche, di economia, di cose serie. Non mi ammazzano perchè ho i libri alle spalle, mi ucciderebbero volentieri per necessità, ma sarebbe un modo di fare pubblicità ai miei libri. Non solo non mi eliminano ma fanno in modo che non mi capiti niente.

Si sente un incompreso?
Mi comprendono fin troppo bene. Il problema è che la verità vince. Io devo sconfiggere la menzogna, ci riuscirò.

Con la Arcuri?
A me era parsa contentissima. Poi l’hanno spaventata, poverella. L’hanno minacciata: ‘Dopo Marra, ti sei rovinata la carriera’. Miserabili. A Manuela e a tutti gli altri dico una cosa. Porto fortuna io. Anche ai miei nemici.

da Il Fatto Quotidiano del 28 dicembre 2010

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