Un milione di auto elettriche negli Usa, per rilanciare l’industria e ridurre la dipendenza dal petrolio. Barack Obama ha stanziato 2,4 miliardi di dollari, distribuiti a 48 produttori del settore: il più grande investimento mai fatto sulla mobilità ibrida. E chi acquisterà un’auto elettrica otterrà incentivi per 7.500 dollari. “Sarà una transizione costosa, ma non possiamo permetterci di non cambiare il modo in cui produciamo energia”, ha detto Obama all’indomani del disastro della piattaforma Bp nel Golfo del Messico. Tuttavia la strada è in salita. Secondo la Johnson Controls, che ha ricevuto 300 milioni di dollari per avviare negli Usa la produzione di batterie al litio, entro il 2015 verranno immesse sul mercato batterie che supporteranno oltre cinquecentomila veicoli all’anno. Ma la capacità statunitense di costruire batterie sarà di ben due volte superiore alla domanda interna. Un flop che finirebbe per comportare un taglio dei posti di lavoro appena creati.

Tutto nasce con l’American Recovery and Reinvestment Act, lo spettacolare sostegno pubblico al settore dell’auto ecologica, col quale la Casa Bianca sta cercando in vari modi di risollevare l’economia americana. Barack Obama, impegnato nel recupero della sua immagine compromessa (anche) dalle elezioni di medio termine, sembra voler mantenere la parola data durante la campagna elettorale del 2008: fare dell’auto elettrica un vettore della mobilità di massa, sperando che la ricerca consenta di trovare le risposte tecnologiche per risolvere i problemi che hanno finora frenato la diffusione delle vetture ecologiche. Per Obama e i suoi supporter, il maxi-investimento è un modo efficace per stimolare la domanda e l’occupazione. Per i suoi oppositori (ma le critiche arrivano anche da buona parte del mondo ambientalista), è invece “una soluzione tipica dell’atteggiamento del presidente, preoccupato di badare innanzitutto all’immagine”.

Le avversità, quando si parla di auto elettriche, non mancano. A frenarne il mercato è soprattutto la questione irrisolta del litio: elemento indispensabile per la produzione di batterie ancora poco efficienti e che non si sa bene come smaltire. Per gli americani, il litio comporterebbe, forse anche più del petrolio, una forte dipendenza dall’estero. Ciononostante, Obama continua deciso nel suo tentativo di promozione di una ancora immatura green economy, convertendo come può l’America all’energia pulita. Lo scopo rimane quello di “mettere fine alla dipendenza dai combustibili fossili”.

Le batterie al litio hanno ancora limiti enormi, basti pensare che quelle prodotte oggi perdono annualmente oltre il 20% della loro capacità. Una dispersione che si verifica da subito e che avviene nonostante la ricarica e anche in caso di non utilizzo. Da tenere presenti poi i costi aggiuntivi dovuti ai dispositivi di sicurezza: se esposte a temperature troppo elevate, queste batterie possono anche esplodere. Anche la loro durata rimane scarsa, tanto da dare alle auto elettriche un’autonomia al massimo di 160 km, mentre per la ricarica ci vogliono dalle quattro alle cinque ore. La stessa estrazione del litio ha un considerevole impatto ambientale, a causa del necessario impiego di elementi chimici tossici, oltre che di enormi quantitativi di acqua.

Problematiche non irrilevanti, se si spera che il settore sopravviva dopo i primi due anni. Lo afferma la A123 Systems, una delle 48 società premiate dagli incentivi federali: per valutare l’effettiva potenzialità dell’oro bianco del XXI secolo è necessario aumentare innanzitutto l’autonomia delle batterie al litio. Secondo alcune agenzie di consulenza, le vetture elettriche faranno ripartire il mercato automobilistico, mentre quello delle batterie al litio potrebbe addirittura espandersi di 8 miliardi di dollari nell’arco di soli cinque anni. Nelle previsioni dei meno ottimisti, invece, il risultato di queste politiche potrebbe essere tanto strepitoso nell’immediato quanto effimero già nel medio periodo.

Secondo un’altra delle società interessate dal colossale investimento statale, la Johnson Controls, se l’America produrrà più batterie che auto (il doppio, secondo le stime) le conseguenze per il neonato settore sarebbero devastanti: aziende in defalut e operai a spasso, dopo l’entusiasmo iniziale. Un’eventualità che per ora non sembra scoraggiare Obama, deciso ad affrontare il rischio di una partita incerta: “Dobbiamo produrre gli avanzati, efficienti veicoli del futuro, se vogliamo ridurre la nostra dipendenza dal petrolio, riportare al lavoro gli americani e riaffermare il nostro settore manifatturiero come uno dei più importanti al mondo”.