La Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Milano inoltrerà domani la richiesta di giudizio immediato per 174 persone arrestate lo scorso luglio nel corso della maxi operazione che ha decapitato i vertici della ‘ndrangheta in Lombardia. Lo ha annunciato il procuratore aggiunto Ilda Boccassini in una breve conferenza stampa a Palazzo di Giustizia tenuta insieme al procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, quello di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, il procuratore aggiunto per Reggio Calabria Michele Prestitino e il capo della Dda calabrese, Nicola Gratteri. Tutti gli imputati sono stati arrestati nel maxi blitz condotto a luglio nell’ambito dell’operazione “Infinito” a Milano e “Crimine” a Reggio Calabria. L’inchiesta, è stato ricordato più volte oggi, è nata dalla stretta collaborazione tra i due capoluoghi. “La sinergia – ha sottolineato Pignatone – è del resto la carta vincente per sconfiggere un’organizzazione come la ‘ndrangheta che ha capacità espansiva in molti territori, nel Nord Italia, ma anche in Svizzera, in Germania, in Olanda, in Canada e Australia”. “Mai ci potrà essere contrasto – ha aggiunto Ilda Boccassini – tra le due procure che lavorano in piena sinergia con le forze dell’ordine”.

La richiesta di giudizio immediato, con cui si salta la fase dell’udienza preliminare, riguarda fra gli altri il presunto boss della ‘ndrangheta in Lombardia, Giuseppe ‘Pino’ Neri, e Pasquale Zappia, che avrebbero diretto la cupola lombarda dopo la morte del boss Carmelo Novella. Fra gli arrestati per cui è stato chiesto il rito immediato ci sono i numerosi boss delle 15 ‘locali’ sparse tra Milano, la Brianza, il Comasco e Pavia, che sono state individuate dagli inquirenti con l’operazione Infinito-Crimine. Tra gli imputati c’è anche l’ex direttore sanitario della Asl di Pavia, Carlo Chiriaco, ritenuto dagli investigatori una “figura emblematica” della infiltrazione delle cosche nel mondo istituzionale.

Invece, come ha spiegato Boccassini, le posizioni degli indagati per l’omicidio del boss Novella, avvenuto nel 2008, sono state stralciate e per loro si procederà con la chiusura delle indagini e la richiesta di rinvio a giudizio. Come ha spiegato il procuratore della Repubblica Pignatone, invece, la parte dell’inchiesta coordinata dalla Dda di Reggio verrà probabilmente chiusa a gennaio con il deposito degli atti e la richiesta di rinvio a giudizio. “Il ramo reggino è più indietro – ha spiegato Pignatone – anche per problemi di organizzazione delle risorse”.

In conferenza stampa Ilda Boccassini, che aveva coordinato l’operazione ‘Crimine’, ha lanciato un allarme sull'”omertà” degli imprenditori milanesi: “Nonostante il maxiblitz che nel luglio scorso ha portato a decine di arresti tra Milano e Reggio Calabria, nel capoluogo lombardo gli imprenditori non denunciano di essere vittime di episodi di estorsione e usura”. “A Milano – spiega Boccassini – non risultano denunce di imprenditori. Non possiamo immaginare che, dopo l’operazione ‘Crimine’, i fenomeni di estorsione e usura siano stati eliminati. Nonostante l’operazione di luglio e di interrogatori di persone che hanno ammesso i fatti – insiste il magistrato – non ci stanno pervenendo denunce. Questo è un dato sintomatico di cui dobbiamo prendere atto”. “Non abbiamo davanti alla porta – continua il pm- una serie di persone che chiedono di parlare con noi e denunciare usure, danneggiamenti, incendi, strane sparizioni nei cantieri che, pure, sappiamo esistono ancora, perché le stiamo monitorando”.

Neppure le associazioni di categoria sembrano essere di aiuto alla magistratura sul fronte della lotta alla criminalità organizzata. Diversamente da quanto avvenuto a Palermo, dove Confindustria ha fornito un apporto decisivo per far emergere il fenomeno del racket, “né a Milano, né a Reggio Calabria – afferma Boccassini – ci sono esperienze simili”. Oltretutto, il pm sottolinea che “in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, è molto più facile per la criminalità agganciare chi è in difficoltà”. “Dobbiamo cercare di capire perché nessun imprenditore denuncia”, conclude Boccassini.

L’attenzione dei mass media rispetto al fenomeno della ‘ndrangheta “è importantissima e quasi decisiva – ha affermato il procuratore capo di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone – perché peggio di tutto è il silenzio”. Il magistrato, in particolare, ha fatto riferimento al grande spazio che hanno avuto sui giornali le recenti inchieste delle Dda di Milano e Reggio Calabria a contrasto della mafia calabrese e delle sue infiltrazioni nel Nord Italia. “L’attenzione mediatica – ha ribadito Pignatone – è molto importante, perché in questo modo l’opinione pubblica può rendersi conto che esiste il problema, e serve anche a Reggio Calabria”.

Riguardo al presunto coinvolgimento di alcuni politici nella recente inchiesta ‘Infinto’ della Dda di Milano e alle polemiche su alcune affermazioni dei giorni scorsi, il procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, ha spiegato oggi ai cronisti che “si chiacchiera molto, ma noi lavoriamo sui fatti”. Il procuratore aggiunto Ilda Boccassini ha chiarito che con la ‘discovery’ degli atti dell’inchiesta che c’è stata, i giornalisti possono sapere “chi è stato sfiorato dall’inchiesta e chi si è incontrato con Tizio e con Caio”. Entrambi i magistrati hanno ribadito che la Procura lavora “sui fatti”.