L’opposizione è debole. Si dice e si ripete. Ma dov’è debole?
Il governo libertino taglia la cultura. E’ chiaro che si tratta di una follia. Ma non puoi opporti efficacemente allo scempio di B. senza contemporaneamente dire come cambiare il MODO DI SPENDERE. Credo che una cosa essenziale sarebbe che la sinistra fissasse un impegno inderogabile nel ristrutturare la spesa culturale oltre che difenderla.

Ad esempio, ho sentito pochi affermare che i finanziamenti al teatro di prosa e al teatro lirico sono una vergogna perché sono costruiti in modo tale da non finanziare chi fa teatro ma chi si è organizzato un giochino tra amici, con compagnie che vengono scambiate tra un teatro e l’altro, come figurine, per prendere i finanziamenti. Produzioni faraoniche che pochissimi spettatori vanno a vedere. E soglie minime di numero di spettacoli che escludono automaticamente i giovani e le piccole compagnie dalla cuccagna del denaro pubblico.

E che dire dell’inconsistenza degli aiuti per le migliaia di gruppi amatoriali di dilettanti ai quali vengono negati perfino gli spazi per esibirsi. In altri Paesi buona parte dei finanziamenti pubblici è dedicata al fornire supporto ai saggi scolastici e delle scuole di arte e sport. A Copenaghen ho visto una manifestazione straordinaria realizzata dal Comune che ha offerto un migliaio di euro a tutti i gruppi amatoriali che si fossero esibiti per strada. Il risultato è stato tutto il centro della città trasformato in un grande teatro con decine di cori e band (di bambini, di anziani, di gruppi religiosi) e poi di attori, clown, giocolieri, ballerini, acrobati, ginnasti.

Finanziare la cultura dovrebbe significare innanzitutto sviluppare un grande vivaio di appassionati, gratificarli… Solo così si concima il tessuto artistico di un Paese. Servono i vivai come per il calcio. Quanto spende lo Stato italiano per questo? Quanto si spende per portare il teatro nelle scuole?

Nell’opposizione alla riforma Gemini si è parlato poco della scarsa qualita’ dell’insegnamento e dell’opposizione corporativa di parte del corpo insegnante a sistemi di valutazione oggettiva della qualità dell’insegnamento (leggi progressi nell’apprendimento degli allievi svantaggiati).

L’opposizione ha avanzato ottime proposte per stroncare i baronati e le parentopoli, proponendo sistemi di valutazione affidati a giurie indipendenti, addirittura con membri stranieri, come si fa in altri Stati.
Ma ho sentito pochi parlare della necessità di sbloccare sistemi burocratici deliranti che rendono improbabile che un’università possa vendere il frutto delle ricerche portate avanti al suo interno. Vorrei poi che a fianco dei fondi per la ricerca scientifica istituzionale vi fossero sistemi per sostenere anche i piccoli, ma a volte geniali, ricercatori indipendenti, che oggi in Italia si trovano sbarrate tutte le strade. In altri paesi sono offerti agli “inventori” servizi di supporto (incubatori) che permettono di passare dall’ideazione al prototipo.

Ugualmente si è parlato poco della necessità che la scuola insegni anche cose essenziali tipo come si cura un neonato, come si presta un primo soccorso, come è scritta una busta paga, come funziona un’assicurazione, un conto in banca, un mutuo.

E vorrei veder cancellati tutti i corsi di formazione finanziati dai soldi dell’Unione Europea, che vengono realizzati senza nessuna verifica in termini di risultati: assunzioni, imprese create, fatturati.
E poi vorrei che il candidato dei miei sogni firmasse col sangue un impegno a cancellare le Comunità montane, le province, il 98% delle auto blu (che prendano il taxi, ci conviene! E magari qualche volta i mezzi pubblici o la bicicletta).

Vorrei che uno che è riuscito a dimezzare in 4 anni il volume di affari del settore trasporto merci delle Ferrovie venisse cacciato.
E vorrei che la qualità dei servizi degli uffici pubblici venisse monitorata come in Svezia, con metodi oggettivi e chi non sta al passo se ne va.
Intanto speriamo che B. scompaia. Ci sono dubbi e terrori.
Li racconto nel video horror qui (Guarda il video)