Ma quale elenco. Dopo tanto rumore, il ministro dell’Interno Bobo Maroni calca il palco della trasmissione Vieni via con me e si produce in un discorso politico in difesa della Lega nord. Bene così, dunque. Finita la polemica tra il capo del Viminale e lo scrittore campano Roberto Saviano. Ricapitoliamo: l’autore di Gomorra, la scorsa puntata aveva detto che la ‘ndrangheta non solo si è infiltrata in Lombardia, ma ha stretto rapporti con esponenti politici della Lega nord. Un attacco ingiusto, aveva tuonato Maroni. Questa non è antimafia, aveva detto. L’antimafia (dei fatti) è lui. Lui che ha arrestato 28 latitanti in due anni di governo. Il dato è oggettivo. Nulla da dire. Alla conta manca il casalese Michele Zagaria e il boss siciliano Matteo Messina Denaro. “Ma il cerchio si stringe”, annuncia il ministro. Che, poi, prosegue definendo “ingiuste” le parole di Saviano.

Ingiuste perché quel politico leghista non è indagato. Verissimo. Ma lo è altrettanto l’incontro tra quel politico, al secolo Angelo Ciocca da San Genesio degli Uniti, e il boss della ‘ndrangheta Pino Neri. Visto, filmato e mandato agli atti dell’inchiesta della dda di Milano. Lì sta, ma non si trasforma in avviso di garanzia.

E dunque? Dunque, molto rumore per nulla. Saviano attacca. Il ministro risponde. E la mafia prosegue. A fare affari, allacciare rapporti con impresa e politica. Al sud come al nord. In Calabria come in Lombardia. Dove le ultime inchieste hanno annotato (ma quasi mai indagato) decine di nomi di politici che in un modo o nell’altro hanno avuto rapporti con i boss o con i loro colletti bianchi. E con loro si sono presentati a feste di partito o ai seggi elettorali. Come capita a Desio, ricco centro brianzolo, dove la cosca Iamonte-Moscato ha l’abitudine di piazzarsi davanti ai seggi passando pizzini e orientando il voto.

Come ad Africo, capita nella ricca Padania. Saviano ha ragione. Maroni ha ragione. Ciò che conta, però è il resto. E il resto, ad esempio, è una pattuglia di imprenditori sempre meno vittime e sempre più collusi. gente del nord. Filosofi del ghe pensi mì. Che per il denaro, questo ed altro. Già, perché i picciotti offrono mano d’opera a basso costo e lavori in rapidità. Fa niente s efatti mali, con materiali scadenti. Ciò che importa è il ribasso massimo che permette di sbaragliare gli appalti pubblici. Capita a Milano. Lo dice la magistratura. Non lo dice Assolombarda. Che diversamente dalla Confindustria siciliana o calabrese non espella i prori soci che pagano il pizzo alla mafi e con la mafia fanno affari. Capita e proseguirà all’infinito, fino a quando di ‘ndrangheta si parlerà per una polemica tra un Saviano e un ministro.