Il mondo FQ

“Ho il Parkinson. La diagnosi nel 2020 è stata una botta tremenda. L’istinto è quello di nascondersi ma agli altri malati dico: non isolatevi. Io non mollo”: il racconto di Dario Franceschini

Il senatore del Pd ed ex ministro della Cultura, parla per la prima volta della sua malattia in un’intervista al Corriere della Sera: "È fondamentale non scoraggiarsi, svegliarsi al mattino con qualcosa da realizzare"
“Ho il Parkinson. La diagnosi nel 2020 è stata una botta tremenda. L’istinto è quello di nascondersi ma agli altri malati dico: non isolatevi. Io non mollo”: il racconto di Dario Franceschini
Icona dei commenti Commenti

“Ho il Parkinson“. Dario Franceschini, senatore del Pd ed ex ministro della Cultura, racconta per la prima volta la sua malattia in un’intervista al Corriere della Sera. L’esponente dem spiega che gli è stato diagnosticato nel novembre del 2020: “È stata una botta tremenda. Avevo avuto un infarto nel 2014, più qualche altro acciacco ben risolto. Però, insomma, si trattava d’incidenti di percorso che un po’ tutti mettiamo in preventivo. Il Parkinson è una malattia diversa, ti accompagna per sempre”.

Franceschini, che a ottobre compirà 68 anni, spiega nell’intervista che inizialmente il suo primo pensiero è stato per la moglie – Michela Di Biase, anche lei parlamentare del Pd – e per le figlie: “Irene, che all’epoca aveva appena 5 anni. Caterina e Maria Elena, che oggi ne hanno rispettivamente 38 e 31. Ho immaginato il dolore, la sofferenza, i disagi che avrei procurato a tutti”, racconta. Il pensiero successivo è stato un “riflesso istintivo: tentare di nascondere la malattia. Chi è colpito dal Parkinson tende a vergognarsi. Parla male, biascica, oppure cammina barcollando, sembra un ubriaco. Altri sono scossi da un tremore irrefrenabile. Nell’immaginario collettivo ci sono il pugile Muhammad Ali, che trema tutto, o papa Wojtyla, no? Si tratta di sintomi diversi che, nella maggior parte dei casi, scatenano però sempre il medesimo feroce senso di imbarazzo. Molti malati sono perciò inclini, letteralmente, a nascondersi. Qualcuno – continua il senatore – arriva addirittura a celare la diagnosi ai propri familiari, c’è chi decide di lasciare il proprio posto di lavoro“. Invece, spiega Franceschini, “è fondamentale non scoraggiarsi, svegliarsi al mattino con qualcosa da realizzare. Per cercare di combattere il Parkinson, oltre ai farmaci, è decisivo riuscire a riempire le proprie giornate e ripetersi: io non mollo, io continuo a vivere, a esserci”.

Proprio questi motivi lo hanno spinto a rendere pubblica la sua storia: “Parlare pubblicamente della mia malattia, è chiaro, mi costa, e molto”, afferma. “Però ci ho riflettuto a lungo: e, mettendo sulla bilancia i pro e i contro, mi sono convinto che sia giusto descrivere questa particolare stagione della mia vita. Per dire a tutti gli altri malati di Parkinson: non isolatevi, continuate a vivere“. L’esponente del Pd ricorda anche il giornalista Vincenzo Mollica “che pure è costretto ad affrontare questa malattia” e che “spiega tutto molto bene in alcuni bellissimi video pubblicati su YouTube. E, in fondo, è proprio questa la ragione per cui anche io ho deciso di raccontare la mia esperienza”.

Prima della diagnosi, racconta, erano stati alcuni amici e colleghi a consigliargli di fare degli accertamenti: “Un amico ha notato come muovevo le mani. Il senatore Graziano Delrio, che è medico, mi ha detto: trascini i piedi, fatti visitare. Si tratta di una malattia ancora avvolta dal mistero. Non se ne conoscono le cause. È impossibile da prevenire. E se ne possono curare solo i sintomi: non si guarisce, né regredisce. La progressione varia a seconda dei casi, ma è inarrestabile“, aggiunge Franceschini.

La malattia, racconta l’ex ministro, ha cambiato anche il suo rapporto con la politica: “Azzera le ambizioni personali, ti fa perdere quel senso di invincibilità che il politico si presume debba trasmettere, mostrando di non avere, quasi per definizione, debolezze, timori, fragilità”. Nonostante la malattia, Franceschini continua la sua attività: “Il Parkinson colpisce il corpo, non le capacità cognitive. Cali il ritmo del lavoro, lo adegui. Però io ho continuato, e continuo, con telefonate, incontri, riunioni”.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione