Se Tommaso Campanella fosse vissuto ora, nella Città del Sole avrebbe previsto le primarie. Almeno quelle di Milano, con cui domani sarà scelto il candidato sindaco del centrosinistra per sfidare Letizia Moratti. Sembra di essere nella città ideale, utopica, basata sulla concezione collettivista della società. La corsa di quattro candidati diversi tra loro, non calati dall’alto dai partiti e tutti espressione della cosiddetta società civile, ha risvegliato la partecipazione dei milanesi. Basta salire su un tram, prendere la metropolitana, fermarsi in un qualsiasi angolo di strada per accorgersi che le primarie hanno sostituito i soliti argomenti di conversazione, conquistando l’attenzione.
Le fazioni principali sono per Stefano Boeri e Giuliano Pisapia. Ma anche Valerio Onida e Michele Sacerdoti hanno un buon seguito. Con sostenitori totalmente diversi tra loro. “Gente che non si sarebbe mai rivolta la parola”, dice Pisapia pensando ai comitati promotori sorti spontaneamente in città per sostenerlo. Del resto mancano i soliti antichi punti di riferimento: non ci sono i partiti, il Pd ufficialmente sponsorizza Boeri, ma una parte è a favore di Pisapia, un’altra ancora sostiene Onida. E non è possibile catalogare i singoli candidati. Basti pensare alle professioni da cui provengono: Boeri dall’architettura, Pisapia è un avvocato penalista, Onida è presidente emerito della Corte Costituzionale e Sacerdoti un fisico ex dirigente d’azienda.
Così capita che il giurista Guido Rossi si schieri al fianco di Boeri o che l’eclettico critico d’arte Philippe Daverio sostenga Sacerdoti. E se Moni Ovadia è per Pisapia, Ermanno Olmi tifa Onida. Ogni candidato ha la sua schiera di sostenitori illustri. Basti pensare che Onida decise di partecipare alle primarie perché invitato a farlo da un appello firmato da 92 personalità. Tra cui Gherardo Colombo e Franca Valeri, Benedetta Tobagi e Umberto Ambrosoli, Francesco Saverio Borrelli, Giovanni e Giacomo: Aldo no, pare semplicemente per i suoi natali non milanesi.
Paolo Rossi invece, si è schierato a favore di Pisapia. Con Dario Vergassola, Bebo Storti, Ottavia Piccolo, Dario Fo. Al giurista hanno dato il proprio sostegno pubblico anche Bice e Carla Biagi, Franco Bomprezzi, Margherita Hack, Giuseppe Turani e Nora Pesce, moglie di Giovanni Pesce medaglia d’oro della Resistenza. C’è poi l’imprenditore Guido Artom, in compagnia di Guido Martinotti e dell’editore Alessandro Dalai. Con Laura Laura Hoesch e Marco Tropea, Paolo Hutter e Stefano Jesurum, Giuseppe Landonio, Gad Lerner. I nomi arrivano ora per ora, difficile tenere aggiornati persino i siti dei candidati. Su quello di Boeri c’è una sezione, Mi sostiene, in cui vengono raccolti i messaggi di solidarietà: sono 114. Ma va ancora aggiunto quello che ieri in serata è arrivato da Rosy Bindi: “La candidatura di Boeri si sta rivelando la più convincente”, ha detto il presidente dell’assemblea nazionale del Pd. Sarà inserita tra Giulia Maria Crespi, presidente del Fai, e Michele Salvati. Anche Anna Paola Concia è tra i 114 sostenitori dell’archistar insieme a Grazia Neri, il rottamatore Giuseppe Civati e a Nando dalla Chiesa. Scorrendo gli elenchi si trovano rappresentanti di ogni segmento della società. C’è don Gino Rigoldi e l’economista Severino Salvemini, il musicista Ludovico Einaudi e l’imprenditore Ernesto Gismondi. Pure Carlo Cerami e Romeo Gigli hanno scelto Boeri. Più trasversali non si potrebbe. Di molte case note si conoscono le spaccature. Milly e Massimo Moratti, seppur non avendo ufficializzato il loro sostegno, simpatizzano per Boeri. Come Carlo Feltrinelli, la madre Inge non è convinta.
Le primarie hanno conquistato Milano. Persino il centrodestra guarda con attenzione a domani. L’area moderata delusa dalla gestione di Letizia Moratti e dal Pdl fa il tifo per Pisapia nella speranza che nel caso di una sua vittoria si candidi anche Gabriele Albertini. Non è un segreto che molti non di sinistra potrebbero andare a votare alle primarie. E non è un caso che le schede stampate siano 160mila, nonostante alle ultime primarie abbiano votato in 72mila. L’utopismo campanelliano fa proseliti.
Da Il Fatto Quotidiano del 13 novembre 2010















