Stamattina mi sono recato in Procura per presentare un dossier sull‘inceneritore di Acerra , che fa seguito al mio esposto del 1 giugno del 2009.
L’impianto che fu inaugurato il 26 marzo del 2009 senza il rispetto di tutte le prescrizioni previste dalla Commissione VIA ( valutazione impatto ambientale) è andato avanti tra continue interruzioni dovute a gravi carenze strutturali e ad una cattiva gestione.

L’elemento sconcertante  è stato l’apprendere che il 16 luglio del 2010 ci sarebbe  stata la comunicazione alla Protezione Civile del certificato di collaudo dell’inceneritore . Ma di questo collaudo non c’è traccia nelle Istituzioni campane  a partire dalla Provincia di Napoli che, invano, ne sta chiedendo conto alla Società Partenope Ambiente (di proprietà dell’A2A che gestisce l’impianto. L’unica fonte è la Impregilo che inserisce “l’esito positivo del collaudo” nella relazione finanziaria semestrale del Gruppo, e questo chiaramente con l’obiettivo di mettere in cassaforte l’esborso di denaro fresco. Infatti si tratterebbe di un collaudo che sbloccherebbe il pagamento di 355 milioni di euro alla Impregilo da parte della regione Campania  o della Protezione Civile.

Soldi pubblici per pagare un impianto che non funziona bene, che non ha  provveduto a  tutti gli adeguamenti tecnici per renderlo compatibile con le normative del nostro Paese e dare un minimo di garanzie  per la salute dei cittadini.

Nel dossier consegnato stamattina  c’è anche una relazione della direzione Ambiente della Provincia di Napoli che conferma e aggrava la situazione da me denunciata.  Si legge nella relazione: “L’impianto di Acerra non è conforme a quanto previsto dall’autorizzazione integrata ambientale in quanto manca un secondo sistema di monitoraggio al camino, un sistema per il controllo in continuo del mercurio e un sistema per il prelievo in continuo dei microinquinanti organici”. E ancora c’è da evidenziare che le ceneri tossiche (il polverino) proveniente dai filtri al camino non viene inertizzato come previsto.

Queste sono solo alcune delle anomalie evidenziate stamane in Procura, unitamente a dubbi sulla autonomia di giudizio dell’Arpac, autorità competente in materia ambientale ,  il cui direttore è anche il presidente della commissione di collaudo dell’inceneritore di Acerra!

In ballo ci sono 355 milioni di euro, un contenzioso da centinaia di milioni di euro circa la responsabiltà dello smaltimento delle famose ecoballe di Giugliano, ma soprattutto c’è la sicurezza dei cittadini  che a mio avviso non ha prezzo  e che pertanto va tutelata anche con decisioni forti e coraggiose. L’impianto di Acerra oggi non da garanzie di affidabilità e di sicurezza e pertanto va posto sotto sequestro: questa la richiesta avanzata alla Procura di  Napoli. Questo è il filone su cui si sta già muovendo la Procura con i Pm Federico Bisceglia e Maurizio De Marco che hanno delegato i carabinieri dei Noe di verificare le inadempienze denunciate.

Scarica il testo della relazione della Commissione ambiente della Provincia di Napoli