Nuovo colpo di scena. Il pastore Terry Jones ha dato all’imam di New York due ore di tempo per decidere se rinunciare o meno al progetto di costruire una moschea vicino a Ground Zero. In caso di risposta negativa minaccia di bruciare le copie del corano come aveva annunciato inizialmente. E mentre il promotore del Koran burning day, continua a tenere col fiato sospeso il mondo intero, sulla questione interviene la figlia Emma Jones:”Mio padre è impazzito. Ha bisogno di aiuto”. Il reverendo aveva deciso di rinunciare al rogo delle copie del corano, nella speranza che l’imam di New York, Abdul Rauf Feisal, incontrasse quanti intendevano costruire una moschea vicino a Ground Zero.

Ieri la notizia della manifestazione aveva scatenato un protesta mondiale. Il presidente americano Obama intervistato al programma “Good Morning America” ieri mattina, non aveva esitato a definire l’atto “un aiuto per Al Qaeida”. L’Interpol in serata lancia l’allarme: “Se la Chiesa evangelica del reverendo Terry Jones portera’ a termine il progetto di bruciare decine di copie del Corano, l’azione probabilmente scatenera’ un’ondata di attentati in tutto il mondo”.

La protesta parte dai paesi islamici più importanti e da quelli con una presenza musulmana significativa. Il Pakistan definisce “spregevole” il piano di Jones, l’India invita gli USA ad agire con “determinazione”. Il premier iracheno Nuri al Maliki si dice preoccupato che gruppi estremisti possano utilizzare la cerimonia come “un pretesto”. Dall’Indonesia arriva la richiesta piu’ decisa: il presidente, Susilo Bambang Yudhoyono, scrive una missiva a Obama: il rogo progettato dal pastore Terry Jones “vanificha gli sforzi che Indonesia e Stati Uniti stanno facendo per costruire relazioni tra l’Occidente l’Islam”.

Dalle stanze del potere  alle piazze, la protesta si allarga. L’Iran accusa Israele di aver orchestrato l’iniziativa. All’insegna dello slogan “Learn, don’t Burn”, un gruppo musulmano organizza la risposta distribuendo centinaia di copie del libro sacro. Migliaia di afghani scendono in piazza in segno di protesta, non lontano dalla base americana di Bagram. Un attivista islamico indice la “Giornata delle bandiere Usa bruciate“.

Il presidente americano, di recente nel mirino delle critiche della destra per aver dato un via libera politico alla costruzione di una moschea vicino a Ground Zero, condanna il gesto di Jones: “Potrebbe generare violenze gravi in Afghanistan e in Pakistan e alimentare il reclutamento di individui desiderosi di farsi esplodere nelle città americane ed europee. Spero che costui sia uno motivato dalla fede”.

E  proprio il pastore della Florida Terry Jones, dopo avere scatenato tutte le proteste annuncia che un intervento delle autorità Usa potrebbe indurlo a cambiare idea. Il pastore fa sapere di non esser stato contatto nè dalla Casa Bianca, nè dal Pentagono nè dal Dipartimento di Stato sulla controversa cerimonia. Ma se accadesse “sarebbe qualcosa che ci indurrebbe a riflettere su quello che stiamo facendo adesso. Non penso che una telefonata da parte loro, sia qualcosa che possa essere ignorato”.  Obama e i suoi consiglieri si sono riuniti per valutare se telefonare al reverendo Terry Jones, il pastore battista che vorrebbe bruciare il Corano, per indurlo a recedere dal suo proposito. La controversa iniziativa ha scatenato un’ondata di proteste non solo nel mondo islamico e indotto l’Interpol a lanciare “un allerta globale” sul rischio di attentati. Il dipartimento di Stato ha invitato i connazionali a usare cautela.

Nuova marcia indietro del pastore Terry Jones: il reverendo ha annunciato che non bruciera’ piu’ le copie del corano l’11 settembre, sperando che l’imam di New York, Abdul Rauf Feisal, organizzi un incontro con quanti intendono costruire una moschea vicino a Ground Zero.