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Chi non la ama, ne deforma il nome in “Comunione e fatturazione” e trova nel programma del Meeting dell’Amicizia che si apre domani a Rimini la conferma della tesi: Comunione e Liberazione è più interessata ai portafogli che alle anime. Le cose, però, sono più complesse.

Che ci fanno, alla fine dell’estate, banchieri, imprenditori e ministri alla convention annuale del movimento fondato da don Luigi Giussani nel 1954? Renato Farina, deputato ciellino ed ex giornalista, una volta l’ha spiegato così: “Questa esperienza che si esprime a Rimini è il punto del mondo dove politici e filosofi, scienziati e artisti vengono per riconoscere e farsi riconoscere sul ‘caso serio’, l’essere uomini, che cosa dia senso a questa fatica, e la positività insita in questa vicenda umana”.

In realtà, per le imprese che frequentano il meeting, spesso le ragioni sono più prosaiche: “E’ un appuntamento istituzionale come gli altri, con la differenza che cade in un momento in cui le notizie sono scarse e quindi l’alta visibilità è assicurata per chi interviene ai dibattiti, poi c’è mezzo governo e questo non è male per le relazioni”, spiegano da un’azienda che sarà presente in forze a Rimini.

Al meeting arrivano migliaia di ragazzi da tutta Italia, volontari per l’organizzazione o pubblico per i dibattiti, ci sono aderenti al movimento e dirigenti di un’organizzazione che rappresenta una fetta importante della società italiana e che, almeno dal 1968 quando si scontrava con il movimento studentesco milanese, ha un peso negli equilibri interni al centrodestra. E con la Compagnia delle opere aggrega 75mila tra azienda e professionisti, quasi tutti nel centro-nord.
Vedere chi c’è e chi manca è quindi un termometro quasi infallibile per capire come si sta muovendo il vertice di Cl e quali indicazioni verranno date alla base (molto meno omogenea di un tempo). I punti di riferimento nel governo sono sempre gli stessi, dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi al sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella, il ministro della Giustizia Angelino Alfano. Ma anche i leghisti Roberto Calderoli e Roberto Maroni, che in questa fase è visto con una nuova simpatia dal movimento ciellino. E poi Giulio Tremonti: il ministro dell’Economia non aveva gradito lo scorso anno l’accoglienza trionfale riservata a Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia quest’anno assente, ma era stato rinfrancato dal calore del pubblico alla sua lezione su “dio, patria e famiglia” come soluzione alla crisi finanziaria. Tremonti, anche in questa edizione, parlerà più di teoria che di pratica, ben poco di tagli e molto di interpretazioni del presente in un incontro con il titolo che sembra uscito dai suoi libri: “Dentro la crisi, oltre la crisi”. E al meeting ci sarà anche una mostra proprio su come leggere la recessione, che “non riguarda una categoria di operatori o di persone importanti, ma investe complessivamente una intera società”, come ha scritto il giornalista ciellino Gianluigi da Rold.

Ci sono poi presenze che vengono notate più di altre, tentativi di flirt tra Cl e personaggi non organici al suo mondo. Dopo James Murdoch, numero uno di Sky Italia, nel 2009, l’ospite più appariscente dell’edizione 2010 è Sergio Marchionne, l’amministratore delegato della Fiat, che sarà introdotto da Bernhard Scholz, il presidente della Compagnia delle opere all’incontro “Saper scegliere la strada”. Potrebbe essere l’occasione per chiarire il destino della fabbrica di Pomigliano d’Arco, annunciare l’uscita di Fiat da Federmeccanica o mandare messaggi di conciliazione ai sindacati (poco probabile). O forse Marchionne si limiterà a una lectio magistralis come quella, famosa, di un paio di anni fa in occasione di una laurea honoris causa che gli valse l’etichetta di “socialdemocratico”. Dicono che Marchionne abbia perfino un libro preferito diverso a seconda dell’interlocutore con cui ne discute, quindi saprà tarare l’intervento sulle aspettative di un pubblico che di certo non gli è ostile (il sindacalista più alto in grado presente al meeting è Raffaele Bonanni, della Cisl, che ha sempre avallato le scelte recenti di Marchionne, e c’è anche Emma Marcegaglia, di Confindustria).

Talvolta gli ospiti faticano un po’ a inserirsi nella cornice culturale (e spirituale) della manifestazione – slogan “Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore” – ma vale comunque la pena esserci. C’è infatti gran parte del potere bancario, da Cesare Geronzi (Generali) a Corrado Passera (Intesa), a Ettore Gotti Tedeschi (nuovo capo dello Ior, la banca del Vaticano) mentre manca all’appello Alessandro Profumo (Unicredit) che invece era presente lo scorso anno. Un altro grande assente è Pier Luigi Bersani: il segretario del Pd è sempre stato considerato da Cl uno dei pochi con cui a sinistra si riesce a dialogare, soprattutto in campo economico. Ma visto che non ci sarà neppure Silvio Berlusconi, invitare il leader del principale partito di opposizione avrebbe creato uno squilibrio. E quindi al posto di Bersani ci sarà Enrico Letta, suo vice, comunque in buoni rapporti con il mondo di Cl.
Si dice che dagli ambienti berlusconiani – che in Cl sono rappresentati, tra gli altri, da Maurizio Lupi – sia arrivato il veto sui finiani. Eppure, scorrendo il programma, almeno un’eccezione si nota, la senatrice Maria Ida Germontanti, che parlerà di microcredito.