Soltanto in questo mese i morti sono stati 19 (rispetto ai 20 dell’ anno scorso). L’ultima vittima: un operaio di 33 anni schiacciato sotto un muletto a Campi Bisenzio, in una ditta per la lavorazione di marmi. Di lui non si conosce neppure il nome. Si sa solo che era nato in Senegal.
In Italia si continua dunque a morire di lavoro, a volte anche nell’anonimato. Due righe di cronaca nera e la pratica si chiude. L’ultima volta che si era parlato di sicurezza sul lavoro con inchieste, grandi titoli sui giornali e commenti politici, era stato per la Thyssen Krupp di Torino. Mesi dopo per la Umbria Olii. Davanti al grande evento sono in tanti a occuparsi delle vittime della guerra del lavoro. Più difficile, invece, farlo nella normalità dello stillicidio quotidiano che trova spazio a mala pena nei giornali locali.
Persino ricostruire i numeri è un rebus. Tra le tabelle pubblicate per esempio sul sito dell’Anmil (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro) e il contatore del sito dell’associazione Articolo 21 ci sono differenze rilevanti. Bisogna incrociare i dati forniti dalle Asl, quelli dell’Inail, i nomi recuperati dalle rassegne stampa. E poi ci sono i lavoratori in nero che non denunciano neppure l’infortunio e chi muore di malattie professionali, o per gli incidenti “in itinere” (casa-lavoro) e i decessi che avvengono settimane dopo l’incidente. Le morti di queste persone, di solito, diventano “notizie bianche”. E non finiscono neanche nelle statistiche. Un esempio: il 6 di agosto sono decedute ben sette persone che erano ricoverate in ospedale da giorni, alcune da settimane. Sempre ad agosto, le aziende, che non hanno chiuso per la crisi fanno soltanto lavori di straordinaria amministrazione: verifiche a macchinari, sistemazione di tetti, coperture, impianti elettrici. Lavori spesso assegnati a imprese molto piccole, pagate in grigio e che magari fanno lavorare in nero. E i rischi aumentano. Cesare Damiano, quando era ministro del Lavoro, aveva almeno provato ad arginare il problema cercando di varare il Testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Ma poi il governo Berlusconi ha allentato alcune delle norme sulla sicurezza: sono diminuite le sanzioni pecuniarie e penali, c’è stata una sostanziale deresponsabilizzazione delle imprese, un aumento delle funzioni agli enti bilaterali (organismi paritetici che nascono dall’ accordo tra associazioni di categoria e organizzazioni sindacali) che hanno ora un ruolo (improprio) di certificazione.
Oltre a questo, “il vero meccanismo da combattere è quello degli appalti al ribasso. Chi se li aggiudica, per rientrare nei costi concordati, finisce con il pagare il lavoratore in nero o eludere le norme sulla sicurezza”, commenta Damiano, autore di una proposta di legge con la quale si chiede che vengano scorporati, dal costo dell’appalto, quelli relativi alla retribuzione contrattuale e degli oneri per la sicurezza.

Carmine Abate 44 anni. Faceva il cuoco ed è morto il 2 gennaio sotto la frana che ha investito il ristorante di Atrani.
Mauro De Conto 34 anni. Il 3 gennaio è rimasto schiacciato da un muletto all’interno di un’azienda agricola a Monigo in provincia di Treviso.
Antonio Forte 47 anni. L’8 gennaio è rimasto folgorato mentre lavorava ad una cabina elettrica a Roma.
Sante Paolini 50 anni. Faceva l’elettricista a Viterbo, è caduto da una scala è morto l’11 gennaio dopo giorni di agonia.
Bruno Montixi e Rudi Cariolato 42 e 47 anni. Il 12 gennaio sono rimasti storditi e uccisi dal gas di una cisterna. I due colleghi stavano lavorando a Sale in provincia di Alessandria in una stazione di servizio in disuso.
Antonio Somaci 58 anni. Il 13 gennaio è morto, a Bari, stritolato nel nastro trasportatore di un macchinario dell’azienda in cui lavorava.
Giuseppe Carbone 53 anni. Il 18 gennaio è stato travolto e ferito da un locomotore. È deceduto poche ore dopo il ricovero in ospedale a Catania.
Rachid Chaibboub 32 anni. Il 27 gennaio è rimasto incastrato negli ingranaggi di una macchina spargisale a Desio.
Francesco Urgu 44 anni. E’ morto a Sannariolo in provincia di Nuoro il 29 gennaio precipitando dalla tettoia di un capannone.
Danilo Feltrin 56 anni. Il primo febbraio, a San Quirini, in provincia di Pordenone, travolto dall’escavatore che stava manovrando.
Vinicio Casarotto 52 anni. E’ morto il 2 febbraio precipitando da un ponteggio. Stava sistemando l’elica di una centralina idroelettrica a Gordona in provincia di Sondrio.
Salvatore Glorioso 48 anni. Il 4 febbraio è precipitato da un ponteggio a Palermo.
Aldo Ferraro 33 anni. Il 4 febbraio è morto travolto da un muro in cemento di 4 metri crollato all’interno di un cantiere per la costruzione della diga del Menta.
Antonino Cirino 72 anni. Il 10 febbraio è morto a San Filippo del Mela (Me) dopo una lunga agonia, vittima di una malattia professionale.
Gianfranco Beltrame 42 anni L’11 febbraio a Camposanpiero in provincia di Padova è stato travolto da due enormi cilindri da 5 quintali l’uno.
Natasha Chichur. E’ morta a Terracina in un incidente stradale. Stava rientrando a casa dal lavoro.
Gino Lot 70 anni. Il 16 febbraio a Susegana (Treviso) è morto per le ferite riportate dopo essere precipitato da un’impalcatura. Stava svolgendo dei lavori di ristrutturazione.
Selim Kushtaj 50 anni. Il 17 febbraio è morto a Pieve di Quarto dopo giorni di agonia in ospedale. Era caduto dalla gru che stava guidando.
Renzo Vecchiato 47 anni. Faceva l’ elettricista ed è morto il 18 febbraio a Padernello di Paese (Ve) dopo aver fatto un volo di 4 metri sistemando l’impianto elettrico di un capannone in costruzione.
Emanuele Rocchi 38 anni. Il 21 febbraio a Spinea è rimasto schiacciato da un cancello mentre usciva dalla sua azienda.
Arturo Gallo 52 anni. Il 22 febbraio è morto a Romans d’Isonzo travolto da un macchianario agricolo.
Giuseppe Mugavero 52 anni. Il 24 febbraio a Cornaredo (Mi) è stato investito da un muletto guidato da un collega. L’uomo si apprestava ad iniziare il suo turno di lavoro.
Pasquale Rizzo 43 anni. Il 24 febbraio a Cerignola è caduto da un balcone di un’abitazione privata nella quale stava facendo dei lavori di ristrutturazione.
Giovanni Magliani 53 anni. Era dipendente delle Ferrovie è morto alla stazione di La Spezia il 24 febbraio dopo essere stato travolto da un treno merci in manovra.