Scrivere di musicisti, diventati con gli anni amici, sinceri, non è facile, ma trattandosi del blog ho pensato di farlo, altrimenti proprio per il fatto di essere amici, finisco sempre per non parlarne.

E’ un po’ come quando nel fare le scalette delle trasmissioni, lascio sempre in fondo i miei pezzi preferiti. Lì l’obiettivo è realizzare programmi che possano catturare l’attenzione del pubblico e farlo restare possibilmente sintonizzato con scelte adatte, qui è quello di parlare e ascoltare musica che da altre parti è difficile sentire.

Ho conosciuto i Bermuda Acoustic Trio otto anni fa, me li segnalò un ascoltatore con un sms mentre ero in diretta. Appena pronunciai il loro nome, arrivarono un paio di messaggio nel giro di pochi minuti. Non ci feci molto caso. Poi lo stesso ascoltatore mi inviò due loro dischi. Li ascoltai e mi resi conto che quei tre musicisti, oltre a suonare bene, avevano un senso innato su come rendere la musica uno spettacolo.

Alla fine del disco ero stupito, ma soprattutto divertito:

ascolta ‘5 mani e 1 chitarra’

Il giorno dopo mandai in onda per la prima volta un loro pezzo, credo sia stato anche il loro primo passaggio su un network nazionale. I messaggi via mail e sms lievitarono notevolmente, tanto che mi chiesi come avessi fatto fino a quel momento a non conoscerli. Le cose erano due: o erano veramente bravi, oppure avevano fans celati dappertutto. Con il tempo mi son reso conto che sono vere entrambe.

Il pezzo che trasmisi era questo:

ascolta ‘Sultans of swing’

Finita la trasmissione mi arrivò una telefonata, mi dicevano che erano stati avvertiti ed erano riusciti a sintonizzarsi. Altrochè servizisegreti pensai, questi tenevano una rete di ultrà sempre all’ascolto. Chiacchierammo un po’, mi raccontarono dei loro concerti, dei dischi autoprodotti e che cercavano di vendere alla fine degli spettacoli e mi invitarono a vederne uno. Io rilanciai: “perché una volta non venite in radio a suonare?”

Passarono tre-quattro mesi e complice una data vicino a Roma, mi dissero che se andava bene il pomeriggio dopo sarebbero passati in radio. Detto fatto, la trasmissione fu uno spettacolo, rimanemmo tutti a bocca aperta, non solo erano dei funamboli sulle corde della chitarra, ma sapevano come far divertire il pubblico. Da casa questo pezzo lo ascoltarono, ma vederlosuonare in studio, fu tutta un’altra cosa:

ascolta ‘Duelling Banjo’

In quel periodo stavo preparando la trasmissione da portare in giro nei teatri, una scommessa rischiosa, fare la radio su un palco, con i dischi portati da casa dagli ascoltatori, il tutto senza prove e senza essersi mai conosciuti prima. Chiesi ai Bermuda Acoustic Trio se volessero essere della partita, ci serviva poter proporre al pubblico anche momenti di musica dal vivo, e poi il loro repertorio sembrava messo su apposta per il taglio della trasmissione.

Insieme abbiamo girato l’Italia per oltre due mesi, per me indimenticabili.

Ogni sera abbiamo dato tutti il massimo e vedere gli ascoltatori uscire dal teatro soddisfatti di tanta musica e nuovi incontri, ci ha ripagato ben oltre della fatica e dei chilometri percorsi.

Ogni serata terminava con questo pezzo, tra la meraviglia di molti nel vedere una chitarra acustica, suonare all’improvviso come un’elettrica:

ascolta ‘Comfortably numb’

Finito il tour teatrale abbiamo continuato a sentirci e a fare spesso serate insieme, e insieme abbiamo vissuto un momento triste e doloroso, la scomparsa, lo scorso anno, di Kamsin.

Giordano “Kamsin” Urzino ha dato il via con Giorgio Buttazzo e Gabriele Monti ai Bermuda. Loro due suonavano con Pierangelo Bertoli, lui aveva inciso una tale quantità di dischi come bassista che farne l’elenco è impossibile. Ma Kamsin era anche la voce dei Bermuda, una voce piena, robusta, in grado però di interpretare anche i registri più morbidi.

ascolta ‘Your song’

Oggi i Bermuda con Andrea Alessi al basso, hanno superato i 3000 concerti in15 anni di attività, riuscendo a vendere oltre 50.000 albums. Non hanno avuto né credo avranno mai una casa discografica, sono troppo liberi per sedersi a un tavolo e studiare strategie di marketing. Trattano i brani che poi propongono nei concerti come se fossero in un continuo luna park, ma attenzione non pensare a divertimento come mancanza di impegno.

I Bermuda Acoustic Trio suonano sul serio, di questo vivono, macinando chilometri ogni giorno e tornando ogni sera a casa con nuovi amici. Sul furgone a notte fonda nascono le idee su come trattare nuovi pezzi da far entrare in repertorio, poi il giorno dopo ci si comincia a lavorare su.

Per i prossimi concerti: www.bermudaacoustictrio.com